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Palestina: storia di donne che lottano senza armi

Il villaggio di An Nabi Saleh, nei Territori Palestinesi Occupati, è uno dei tanti che ha scelto la resistenza popolare nonviolenta come forma di opposizione all’espansione delle colonie illegali israeliane. Qui le donne rivestono un ruolo centrale rispetto alle manifestazioni. Nel video proposto un esempio di resistenza quotidiana in Palestina.

Scrive Gideon Levy - sul quotidiano Ha’aretz - che “questa è la storia di un piccolo villaggio le cui terre sono state saccheggiate, e che ha deciso di combattere senza armi”.

An Nabi Saleh, nei Territori Occupati a 20 km da Ramallah, conta poco più di 550 abitanti. Il 15% di loro – tra cui donne e bambini sotto i 18 anni – è stato arrestato almeno una volta per aver preso parte alle manifestazioni del venerdì.

Quelle organizzate dai Comitati popolari di resistenza nonviolenta che, nei villaggi della Palestina occupata, si sono moltiplicate anno dopo anno, in quella che viene ormai definita dai media locali come la “white Intifada”.

La lotta “bianca”: disarmata, nonviolenta, fatta di manifestazioni pacifiche che si ripetono, una settimana dopo l’altra, ogni venerdì: da Bil’in a Nil’in, passando per Budrus e Al-Massara, e che vedono la partecipazione di attivisti israeliani e internazionali a fianco dei palestinesi in lotta per le proprie terre. 

Un tempo il villaggio di An Nabi Saleh era circondato da terre fertili e piene di falde acquifere: sorgenti naturali sulle quali sono stati costruiti i pozzi necessari al rifornimento di acqua dei villaggi e al lavoro agricolo.

Poi, nel 1976, sulle rovine di una stazione di polizia britannica risalente ai tempi del mandato, venne costruita la colonia israeliana di Neveh Tzuf, conosciuta oggi come Halamish, abitata da coloni religiosi che considerano quella terra parte della Samaria, concessa loro per diritto divino.

Negli anni, la colonia ha continuato la sua espansione sulle terre palestinesi, in una confisca quotidiana che ha visto il saccheggio di tutte le falde acquifere necessarie al sostentamento della popolazione.

I coloni di Halamish hanno preso il controllo dei pozzi, circondando l’area con un barriera considerata illegale anche dalla Corte di Giustizia israeliana, che ne ha ordinato la rimozione nel 2008.

Un copione noto agli abitanti dei villaggi palestinesi, che a Nabi Saleh hanno dato il via alle manifestazioni nonviolente nel 2009, represse in modo particolarmente aggressivo dall’esercito israeliano, posto nell’area a protezione di una colonia considerata illegale anche dal Diritto Internazionale. 

Una repressione che ha fatto del suo primo obiettivo donne e bambini, arrestati solitamente con l’accusa di aver lanciato pietre contro i soldati e regolarmente sottoposti ad interrogatori che hanno lo scopo di ottenere l’accusa, rivolta agli adulti, di “incitamento alla violenza”.

Un'oppressione fatta soprattutto di raid notturni, irruzioni nelle abitazioni e lancio di gas lacrimogeni, che provocano, soprattutto nei più piccoli, conseguenze psicologiche disastrose. 

Anche per far fronte a questa situazione, sono state le donne di An Nabi Saleh ad organizzarsi e scegliere di giocare un ruolo centrale nella vita del villaggio, sia a livello sociale che nella partecipazione alla resistenza popolare. Prendendo parte in prima linea alle manifestazioni del venerdì, e creando un comitato femminile che hanno scelto di chiamare 'Budhur' (letteralmente “prima della fioritura”).

“Siamo la metà della popolazione, e vogliamo avere il nostro ruolo nella vita del  villaggio. La terra che viene rubata è anche nostra, e abbiamo il diritto di lottare anche noi”, ha spiegato in una recente intervista Manal Tamimi, tra le coordinatrici del comitato, che organizza workshop e attività per donne e bambini, oltre a non perdere una sola manifestazione settimanale, nelle quali le donne sono sempre in prima linea. 

Nel video che segue un esempio della lotta quotidiana e nonviolenta delle donne del villaggio: due giovani tentano di dialogare con i soldati dell’esercito israeliano che, armati, presidiano l’area circostante alla colonia di Halamish.

Cecilia Della Negra

Tutte le news dal villaggio di Nabi Saleh sul blog nabisalehsolidarity.wordpress.com.

 

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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