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Perché gli arabi finanziano l’occupazione ebraica

Posso capire se gli Stati Uniti e gli Stati europei finanziano l’occupazione israeliana. Ciò che non riesco a capire è perché mai gli arabi di tutti i paesi danno il loro contributo per finanziare l’occupazione ebraica?


Meeting della Lega Araba

Finanziare l’OLP/Autorità Palestinese equivale a sponsorizzare e a procrastinare l’occupazione ebraica. Così l’annuncio da Doha della decisione della Lega araba di sovvenzionare l’Autorità Palestinese per la somma di 100 milioni di dollari al mese non giunge come una sorpresa. Quando la leadership palestinese (Arafat, Abrase Qurai) negoziò e firmò Oslo non lo fece per porre fine all’occupazione ebraica, ma ritornò per gestirla. Fin dal 1993, la leadership palestinese dell’OLP/AP ha gestito gli affari dell’occupazione ebraica nel campo civile, amministrativo e della sicurezza e ne stiamo pagando tutt’ora le conseguenze. 

Prima che l’OLP/AP decidesse di prendere in consegna da Israele le funzioni civili e amministrative dei “territori contesi” – secondo Oslo – Israele era totalmente responsabile di tutti i costi finanziari e amministrativi concernenti i trasporti, la manutenzione delle infrastrutture, la sanità, le scuole e la polizia. In quanto potenza occupante Israele era responsabile di tutti questi oneri. 

Gli Accordi di Oslo hanno modificato il tutto. Ora è l’OLP/AP pienamente responsabile di tutti i gravami finanziari e amministrativi di tali attività. Oslo ha spostato gli oneri economici dell’occupazione ebraica da Israele all’OLP/AP, mentre Israele ha conservato tutti i vantaggi e i privilegi connessi all’occupazione, che includono il furto della terra e dell’acqua, gli arresti e le uccisioni mirate, la pulizia etnica, la continua espansione del numero dei checkpoint di sicurezza e il diritto di fare incursioni in qualsiasi casa e ufficio che sia in siti di competenza dell’ufficio di Abbas. Israele se ne è reso responsabile proprio la settimana scorsa quando ha fatto irruzione negli uffici delle ONG a Ramallah. Un atto che è un oltraggio palese all’autorità e alla dirigenza palestinese. 

Come se non bastasse, l’OLP/AP si è impegnato ad assicurare il mantenimento di una Forza di Sicurezza palestinese la cui funzione principale consiste nel garantire la sicurezza e la cooperazione in tale campo per l’IDF e per i coloni ebraici armati. Quello di fornire una pubblica sicurezza (polizia) ai palestinesi è solo un sottoprodotto di tali vincoli. Ad essere franchi, questo è il problema principale per Israele. Oslo non è stato altro che un contratto di coordinamento e di gestione della sicurezza. 

Nel corso degli anni e sulla base di stime personali del budget medio per operazioni sia civili che di sicurezza, l’OLP/AP ha fatto risparmiare a Israele oltre 55 miliardi di dollari, denaro serbato che Israele ha fatto in modo di investire per bene nella costruzione e l’espansione delle colonie. 

Oslo, così com’è stato negoziato dalla leadership palestinese non ha nulla a che fare con la libertà e l’indipendenza, o con la fine dell’occupazione o la costruzione di uno Stato e delle istituzioni per governare. Ha del tutto a che fare con un accordo commerciale e finanziario tra Israele, l’OLP e la comunità internazionale, in particolare gli Stati Uniti e l’Unione Europea. 

Con il pretesto di un “processo di pace” tra Israele e la leadership palestinese, gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono stati ben felici di dare una mano a Israele per i costi della sua occupazione fornendo contributi in denaro ai palestinesi e finanziando un “processo di pace” che non stava andando da alcuna parte. La leadership palestinese è stata ben felice di ottenere i fondi per reintegrare le decine di miliardi rubati nel corso degli anni, com’è stata ben contenta di farla finita con il supplicare denaro con la possibilità di rubare parte di esso. La leadership ha trasformato un popolo palestinese fiero in uno di mendicanti e ladri. 

Si possono vedere i saccheggi in tutte le parti di Ramallah, dalle case multimilionarie per i membri della dirigenza e i loro compari, ai fantasiosi edifici governativi di proprietà di membri della leadership e affittati a prezzi esorbitanti all’Autorità Palestinese. Oligarchi palestinesi in combutta con membri chiave della leadership si sono impossessati dell’economia e della ricchezza, proprio come ai tempi di Yelstin. Società determinanti posseggono quasi tutto quello che c’è da possedere nella West Bank occupata. 

Noi tutti dobbiamo rammentare le centinaia di milioni scomparsi dai bilanci di esercizio dell’AP e che sono rimasti mancanti nonostante le molte commissioni e indagini istituite dalla cosiddetta “leadership”. Membri di alto livello della leadership sono divenuti multimilionari, insieme ad alcuni membri importanti che divengono imprenditori di successo, con imprese e beni patrimoniali che vanno oltre le centinaia di milioni di dollari. L’OLP è passato da un’organizzazione per la liberazione a un’organizzazione per il saccheggio. 

Nei bei tempi andati, i governi arabi sotto le minacce di ricatto e le istigazioni di Arafat erano usi mandare assegni e donazioni del valore di centinaia di milioni di dollari su conti bancari privati di Arafat, senza avere mai il coraggio di chiedere qualcosa o di domandare eventuali rendiconti di come il denaro era stato speso. 

Il Congresso Nazionale Palestinese (PNC), un parlamento inutile, privo di alcun valore, non così dissimile da quello di Saddam, di Bashar o di Mubarak non ha mai esaminato i libri contabili e non ha mai fatto alcun tentativo di essere il custode del denaro pubblico, concedendo ad Arafat la possibilità di erogare i fondi a suo piacere e acquistare favori e lealtà da parte di persone e collaboratori che sarebbero disponibili a vendere le loro madri in cambio di vantaggi economici. E i risultati si possono vedere tutti i giorni e nel corso degli anni fin da quando l’OLP è venuto a gestire l’occupazione ebraica. Arafat ritornò da Tunisi, per gestire la sua attività, con un assortimento fatto di spazzatura umana e di un mucchio di teppisti, tutt’al più una mafia politica e del crimine organizzato. 

Ora, gli arabi, una volta ancora intervengono fornendo una rete di sicurezza a una leadership fallita, corrotta e incompetente che è venuta meno su ogni cosa. Vent’anni dopo Oslo, ha fallito per ciò che riguarda la liberazione, non è riuscita a portare avanti negoziati credibili e trasparenti, non è stata capace di costruire solide e affidabili istituzioni di governo. 

Col donare denaro e salvare l’OLP/AP gli arabi non fanno alcun favore al popolo palestinese. Essi forniscono un aiuto a Israele e ai quadri dell’OLP/AP costituiti da 180.000 civili, personale dei servizi di sicurezza e dipendenti consacrati a Oslo e al servizio dell’occupazione ebraica. 

Noi tutti, proprio ora, possiamo vedere i primi risultato del voto delle Nazioni Unite. Saeb Erekat ha appena annunciato che nei prossimi sei mesi la leadership palestinese avrebbe presentato un piano per il prosieguo dei negoziati diretti tra l’OLP e Israele. Sembra che i paesi arabi, proprio come il Congresso Nazionale Palestinese, coltivino la corruzione, l’incompetenza e gli errori. Non ci sarà mai la fine dell’occupazione ebraica fintantoché l’OLP/AP resterà responsabile dell’occupazione ebraica. 
 

Sami Jamil Jadallah

Consulente di diritto internazionale e di economia
Fondatore e direttore della Palestine Agency and Palestine Documentation
www.palestineagency.com 

 

Fonte: Ramallah Online
Traduzione a cura di Mariano Mingarelli
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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