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Portare BDS in Egitto, al Cairo il primo evento della campagna per il boicottaggio di Israele

Il 27 agosto a Il Cairo si è tenuto il primo evento ufficiale in Egitto  di  boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) presso il centro media indipendente Mosireen, un primo passo importante nel mettere in discussione le continuative relazioni economiche del governo con Israele e per costruire  una  solidarietà  attiva con la Palestina.

Le campagne BDS in Europa e negli Stati Uniti sono cresciute  notevolmente nel corso degli ultimi sette anni, ma tali campagne hanno tardato a decollare nel mondo arabo, dove i governi e le élite economiche traggono profitto anche dai rapporti con Israele. Nonostante l'ostilità popolare nei confronti di Israele sia molto diffusa tra gli egiziani, il governo egiziano è uno dei due unici paesi arabi, insieme alla Giordania, a mantenere relazioni commerciali ufficiali con Israele.

Il fermento scatenato dalla rivoluzione egiziana ha generato forti manifestazioni di solidarietà verso i palestinesi e proteste contro la presenza diplomatica di Israele in Egitto. Le proteste al Cairo hanno costretto le autorità egiziane ad espellere l'ambasciatore israeliano a marzo 2012, mentre  per due volte i manifestanti ammainavano la bandiera dell'ambasciata israeliana.

Storicamente, c'è stato un profondo sostegno da parte degli egiziani per i loro fratelli e sorelle palestinesi privati della terra, ma decenni di propaganda del governo egiziano hanno deliberatamente cercato di minare questa identificazione, al fine di deviare i conflitti di classe  del popolo egiziano dal regime ai  palestinesi diventati perfetti capri espiatori.

Ad esempio, il regime egiziano ha cercato di incolpare  per la carenza di gas e di energia elettrica in Egitto la  destinazione di queste risorse a Gaza. Gli  Egiziani sono regolarmente esposti a stereotipi negativi riguardo i palestinesi, definiti  "ladri" e responsabili di questa situazione critica.

La realtà sconvolgente è che, nonostante la loro sofferenza condivisa per mano del sionismo e l'imperialismo statunitense, molti palestinesi ed egiziani non si conoscono reciprocamente, sia politicamente,  che socialmente o culturalmente. Portare la campagna BDS in Egitto rappresenta l'occasione per colmare questa lacuna e trovare punti di contatto tra la lotta in Egitto e quella in Palestina.

La giornalista egiziana e attivista da lunga data  per la solidarietà con la Palestina Lina Attalah ha aperto la manifestazione sottolineando la mancanza di un movimento di solidarietà sostenuto in Egitto.

Ci sono stati un certo numero di tentativi di lanciare una versione localizzata delle campagne BDS in Egitto,  aventi come obiettivo grandi aziende come Starbucks e McDonalds. Queste iniziative però si spensero fin dall’inizio, non avendo un movimento di sostegno alle spalle e quindi trovandosi un potenziale fortemente limitato. Da quei primi tentativi,  la campagna BDS è diventata una diffusa campagna internazionale e alcune vittorie importanti hanno avuto un carattere propulsivo.

Zaid Shuaibi, membro del Comitato Nazionale BDS (BNC) in Palestina, giunto da Ramallah per la riunione. Shuaibi ha delineato la storia e l'importanza delle campagne BDS e ha fornito esempi dettagliati di campagne di successo in Europa. Ha trattato il caso di Agrexco, società di export israeliana a partecipazione statale "responsabile per l'esportazione di gran parte dei prodotti freschi di Israele, tra cui il 60-70 per cento dei prodotti agricoli coltivati negli insediamenti illegali di Israele nei territori palestinesi occupati."

Nell'ottobre 2011, a seguito di una campagna che ha interessato più di 15 paesi nel corso di sei anni, Agrexco è stata posta in liquidazione. La campagna intrapresa contro questa società è stata uno dei fattori principali del suo crollo. "L'azienda si è ora ricostituita , ma non è più il giocatore dominante che era una volta," ha osservato Shuaibi.

Shuaibi ha anche parlato di  Veolia e Alstom, due multinazionali francesi che cooperano al progetto di costruzione della metropolitana leggera di Gerusalemme.  Tale metropolitana collega gli  insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati e "deve consentire di cementare letteralmente la presa di Israele sugli insediamenti illegali e legarli ancora più saldamente allo Stato di Israele", secondo una dichiarazione da parte della Coalizione Palestinese per la campagna BDS .

A seguito di tale campagna mondiale, le istituzioni finanziarie di tutta Europa hanno venduto le azioni delle due società, e le pubbliche autorità di Regno Unito, Francia, Svezia, Australia e di altri stati li hanno esclusi dalla possibilità di partecipare a gare di appalto pubbliche. Alla fine del 2010 e all'inizio del 2011, Veolia e Alstom hanno annunciato che avrebbero venduto le loro quote di partecipazione alla Metropolitana leggera di  Gerusalemme. Fino ad ora, queste aziende hanno perso miliardi di dollari in mancati contratti in tutta Europa a causa del loro coinvolgimento in questo progetto illegale.

Dopo aver elencato alcuni dei successi del movimento BDS, la discussione si è poi rivolta  al contesto egiziano, in cui i rapporti d'affari con lo stato sionista sono cresciuti  notevolmente dopo la rivoluzione. Nel solo 2011, le esportazioni di prodotti da Israele verso l’ Egitto è cresciuta del 60 per cento per un valore pari a  236 milioni di dollari.

Il veicolo principale per la sempre più stretta collaborazione economica tra Israele e Egitto sono le Zone Industriali di qualificazione (QIZ). Alle aziende situate all'interno delle QIZ viene garantito il libero accesso ai mercati degli Stati Uniti, a condizione che le  materie prime fornite da Israele costituiscano almeno l’ 11,7 per cento del fabbisogno. Nel 2005, anno della loro costituzione, c'erano sette QIZ in cui vennero insediate 397 aziende. Oggi, ci sono "più di 15 zone  con questa destinazione industriale, con quasi 700 aziende qualificate, producendo, secondo le statistiche del governo egiziano più di 1 miliardo di dollari [di merci] ogni anno".

Una delle principali aziende a trarre profitto da questo accordo è G4S, che ha sede nelle Nile Towers e che gestisce impianti di sicurezza e i servizi in uso ai posti di blocco,  negli insediamenti illegali della Cisgiordania occupata, e nelle prigioni israeliane. G4S fornisce anche un servizio di polizia privata, per la detenzione e la deportazione nello stesso Egitto.

La società gestisce uno staff personale di  5000 guardie private da adibire alla sicurezza privata in edifici residenziali, commerciali e industriali in tutto l'Egitto. Le aggressioni di G4S ai danni dei residenti egiziani poveri e senza lavoro dello slum di  al-Boulaq illustrano inequivocabilmente di come egiziani e palestinesi subiscano alcuni medesimi strumenti di repressione.

Le QIZ sono note per le pessime condizioni che i lavoratori devono affrontare. I lavoratori nelle fabbriche situate in questa QIZ guadagnano meno dei lavoratori presenti altrove in Egitto, e  le lavoratrici devono fare i conti ogni giorno con l'abuso sessuale e lo stupro. Il Partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani si sono formalmente opposti alle QIZ prima di giungere al potere, ma ora i suoi più alti rappresentanti membri del governo non hanno alcuna intenzione di porre fine a questo stato di cose.

A causa degli enormi profitti che derivano alle classi agiate egiziane dalle QIZ, ci vorrà una decisa campagna da parte dei lavoratori egiziani e della società civile per porre fine a questa collaborazione del governo egiziano con Israele.

La serata comprendeva un’ accesa discussione in merito all’opinione diffusa tra gli egiziani che non si dovrebbe viaggiare o visitare i territori palestinesi occupati per paura di "normalizzare" le relazioni con Israele. Questa dinamica al contrario contribuisce ad aggravare la mancanza di relazioni tra il  popolo palestinese e quello  egiziano ed è quindi  un ostacolo da superare.

Nelle osservazioni di chiusura, Shuaibi ha ribadito l'importanza di comprendere il vero significato di “normalizzazione”.

La campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) definisce la normalizzazione come :
- la partecipazione a iniziative, progetti, o attività, in Palestina o a livello internazionale,  in cui si proponga (implicitamente o esplicitamente) di riunire palestinesi (e / o arabi) e israeliani (persone o istituzioni) senza porre come obiettivo la resistenza  all’occupazione israeliana e la chiara esposizione di  tutte le forme di discriminazione e di oppressione subite da parte di Israele dal popolo palestinese.

In realtà le attività che la resistenza contro l'occupazione israeliana mette in prima linea sono una questione completamente diversa. Gli organizzatori sperano che questo evento sia solo il primo passo per avviare strette relazioni e l’avvio di una campagna BDS continuativa anche in Egitto. Tale movimento potrebbe essere un potente strumento per aiutare la società civile egiziana a determinare un giusto sistema economico per il proprio popolo così come per i suoi vicini palestinesi.

L’evento si è concluso all’alba lasciando a tutti una maggiore comprensione delle campagne BDS, di come sia possibile minare l’apparato economico e commerciale che sostiene il regime di apartheid israeliano, e di come la lotta per la giustizia in Egitto sia  legata alla lotta per la giustizia in Palestina e ovunque nel mondo.
 

Fonte: BDS Movement
Traduzione a cura di BDS Italia

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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