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Qalqilyia: Checkpoint per i lavoratori

Ciò che divide gli abitanti di Qalqilyia dal loro lavoro e dalla terra sul lato opposto del muro di separazione non è nemmeno un posto di blocco; le autorità israeliane lo chiamano "incrocio", un cancello sotto il controllo militare e riservato a pochissimi palestinesi in possesso di un permesso per lavorare in Israele.


Lavoratori palestinesi che attraversano Eyal in Qalqilyia (Foto: Emma Mancini, AIC)

Questo è il punto d'incrocio di Eyal: ogni giorno circa 5.000 lavoratori palestinesi, da tutto il nord della West Bank, da Tulkarem a Jenin, sono tenuti ad attraversarlo. Il checkpoint si apre alle 5 del mattino e chiude alle 5 di sera. Le code interminabili per passare i controlli di sicurezza israeliani si formano ben prima dell'alba.

I palestinesi sono autorizzati a passare il punto d'incrocio solo a piedi: i veicoli non sono autorizzati ad entrare in Israele attraverso Eyal. L'area è definita come zona militare israeliana e non è facile arrivarci. Solo i palestinesi a cui Israele rilascia permessi di lavoro possono transitare attraverso Eyal, da Domenica a Venerdì.


L'Eyal crosspoint è riservato ai palestinesi a cui è stato rilasciato un permesso di lavoro


Il Muro di Separazione in Eyal

I terreni agricoli acquisiti al di là del Muro di Separazione, qui circondati da recinzioni elettrificate e un muro di cemento che circondano Qalqilyia, sono proprietà palestinesi. La maggior parte dei proprietari sono residenti palestinesi di Qalqilyia e oggi non possono più accedere alle loro terre. La perdita del loro reddito principale, la terra, ha spinto numerosi contadini palestinesi a cercare lavoro in Israele.

Alcuni dei 130 villaggi del distretto di Qalqilyia, come Jaius e Falamya, sono stati più “fortunati”: le autorità israeliane hanno istituito posti di blocco non agricoli. I contadini, che hanno ottenuto permessi speciali da parte israeliana, possono attraversare i checkpoint agricoli e andare a lavorare i loro campi al di là del Muro di Separazione. Anche in questo caso, tuttavia, i controlli di sicurezza sono lunghi e strazianti: i cancelli aprono in genere alle 7,15-7,45 del mattino e di nuovo dalle 16.00 alle 17.00. I contadini palestinesi sono autorizzati a entrare e uscire solo durante queste aperture.

Il Muro di Separazione è la gabbia di Qalqilyia, un serpente di otto metri che circonda la città ed è inframmezzato da decine di torri di guardia. La costruzione del Muro di Separazione iniziata nel 2003 e l’attuale percorso sfacciatamente non tengono conto della Linea Verde, ma si introducono violentemente nel territorio palestinese: per la costruzione del Muro, Israele ha confiscato circa 50.000 dunam di terra agricola, quasi il 50% del totale della città.


Il muro circonda Qalqilyia


La costruzione del Muro iniziato nel 2003: quasi il 50% della superficie agricola della città è stato confiscato

Una fionda lungo il percorso del Muro di Separazione

Il percorso del Muro di Separazione

La strada principale di Qalqilyia, lungo la quale viene condotta la maggior parte della vita sociale ed economica dei residenti, è ora interrotta dalla costruzione del Muro. I palestinesi dai villaggi del distretto usavano questa strada per raggiungere il mercato, nel centro di Qalqilyia. Questa strada, una volta centrale e vivace, si conclude ora al muro di separazione e le sue attività sono state interrotte.


Il Muro di Separazione interrompe la strada principale di Qalqilyia

Nel frattempo, dall'altra parte del Muro di separazione, c’è la Israel Highway 6, chiamata anche Via Rabin. Con i suoi 193 km di lunghezza, la Highway 6 collega la città di Beer Sheva, nel sud, alla Galilea del Nord. Nella sezione dove la strada costeggia Qalqilyia Rabin, le autorità israeliane hanno piantato alberi e  siepi in fiore, per nascondere ai piloti israeliani la vista sgradevole di un muro di cemento alto otto metri.

 

Fonte: Alternative Information Center
Traduzione a cura di Palestina Rossa

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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