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REPORT DELLA RIUNIONE NAZIONALE DEL FORUM PALESTINA

 25 MARZO 2012, ROMA

Dopo circa un anno e alcuni rinvii si è tenuta una prima riunione del Forum Palestina a cui hanno partecipato una ventina di compagni tra cui – fatto estremamente positivo - una numerosa rappresentanza di compagni palestinesi.

Diversi compagni e situazioni hanno tenuto a precisare che, nonostante la riunione fosse importante, altre scadenze, tra cui la preparazione della manifestazione del 31 marzo a Milano, il Newroz, e iniziative già messe in cantiere, impedivano loro di essere presenti.

Proprio per questa ragione abbiamo definito questa riunione come un primo momento di discussione per impostare la ripresa del lavoro e il rilancio dell’attività del Forum Palestina dentro questa nuova fase caratterizzata e resa complessa dalla debolezza dell’interlocutore palestinese, dalle rivolte e guerre civili in tutta l’area mediterranea e dall’involuzione dell’islam politico che, con la spaccatura tra posizioni antisioniste o antimperialiste e posizioni filo-monarchiche o filo-occidentali, ha scompaginato il fronte della resistenza.

Per dare seguito all’azione bisogna rimettere al centro innanzitutto il dibattito politico.

All’ordine del giorno:

  1. Un’analisi della situazione in Palestina e il nuovo scenario internazionale
  2. La giornata di solidarietà con i prigionieri palestinesi
  3. La solidarietà internazionalista e le campagne internazionali
  4. Il sito del Forum Palestina come strumento di dibattito, rete, indirizzo
  5. L’organizzazione della prossima riunione

Tutti gli intervenuti hanno sottolineato il fatto che troppo a lungo si è rimandato questo incontro e che c’è la necessità di un rilancio dell’azione politica, formativa ed informativa del Forum, alla luce del nuovo quadro politico internazionale.
 

La prima fase del Forum Palestina

Il Forum Palestina nasceva nel 2001, sostenendo a pieno l’intifada e la resistenza palestinese, anche contro quanti a sinistra sposavano l’equidistanza tra occupante israeliano e partigiani palestinesi. Erano gli anni delle invasioni della Cisgiordania con l’assedio della Muqata, della “guerra infinita” di Bush sostenuta dai governi di centro destra e centro sinistra, con le sue ricadute islamofobiche. Gli USA, l’UE ed Israele scendevano in campo militarmente per ridisegnare il progetto del Grande Medio Oriente con il sostegno degli stati del Golfo e di buona parte della Lega Araba. Il ruolo del Forum Palestina era chiaro: sostenere la resistenza arabo-palestinese e la lotta contro l’imperialismo per una pace giusta in Medio Oriente.

La situazione sul campo era più netta e marcata di quanto lo sia ora; dal 2001 al 2009 Iraq, Palestina e Libano sono stati costantemente sottoposti a brutali attacchi militari, a cui hanno corrisposto mobilitazioni pressoché costanti e con un alto livello di partecipazione.

Il Forum Palestina ha dato il suo contributo nel dibattito a partire dalla scelta di campo anti-imperialista e quindi squisitamente politica, facendo su questo sintesi delle specificità (italiane e palestinesi). Un intellettuale collettivo che è stato in grado di affrontare momenti di scontro alti e complessi contrastando la macchina del consenso filo-sionista fin dentro gli ambiti della sinistra.
 

La nuova fase richiede una chiave di lettura internazionalista

In questo periodo, molti nostri compagni di strada hanno mantenuto una lettura degli avvenimenti in Palestina o in Iraq, a nostro avviso, più semplice; hanno giustamente condannato la brutalità dell’occupazione e delle aggressioni militari ma non ne hanno affrontato i nessi e le ragioni. Un approccio “umanitario” che ha messo sullo stesso piano le proteste popolari arabe, la guerra colonialista e imperialista scatenata contro la Libia e le provocazioni armate e mediatiche contro la Siria. Un punto di vista, quello umanitario, che non ha saputo comprendere le dinamiche in atto, e che è stato preda dei suoi stessi limiti finendo per assumere posizioni subalterne e funzionali al mainstream occidentale.

Con qualche strascico polemico di poco conto, questa fase si è chiusa, e i diversi interventi hanno sottolineato l’importanza di inquadrare il Forum Palestina all’interno del nuovo contesto internazionale, poiché è sempre più evidente il nesso tra la lotta del popolo palestinese e i progetti di rapina imperialisti.

Lo scenario che abbiamo di fronte si presenta infatti estremamente difficile sul piano nazionale ed internazionale. L’apertura del fronte sociale e del conflitto in Italia vede oggi impegnati molti compagni e organizzazioni, cosa che al momento cambia le priorità di molti. Roberto ha evidenziato lo stretto legame tra la crisi e la tendenza alla guerra e ha sottolineato come il Forum Palestina debba assumere sempre più il compito di analisi ed indirizzo rispetto all’intera area del Mediterraneo.

La crisi economica ha reso cruciale il controllo politico ed economico di un’area vasta, ricca di risorse, strategica militarmente e per il passaggio delle merci. Un’area in cui non c’è spazio né per le richieste di democrazia e giustizia sociale avanzate dalle proteste in Tunisia, Bahrein ed Egitto né per paesi che in maniera spuria si oppongono ai desiderata del FMI. Il disegno del Grande Medio Oriente oggi ha messo in piedi una strana e variegata Alleanza di Jene pronte a litigare tra di loro alla prima occasione: USA,UE, Israele, GCC (Gulf Countries Council) e Turchia.
 

L’islam politico nel nuovo assetto

L’islam politico “reazionario” nei suoi diversi filoni si è candidato a governare il cambiamento garantendo sul modello turco una versione aggiornata del capitalismo islamico, che mantiene inalterati i rapporti di sfruttamento e garantisce la continuità delle relazioni internazionali con le potenze occidentali.

Negli interventi di Fawzi, Enzo ed altri è stata ricordata, tra l’altro, la forte affermazione elettorale dei movimenti islamici in Egitto e Tunisia, e la conseguente emarginazione delle forze laiche promotrici di quei movimenti di protesta che avevano programmi democratici e con forti rivendicazioni sociali.

Al tempo stesso la vittoria delle litigiose compagini islamiche alleate con l’Occidente in Libia sta evolvendo rapidamente verso la divisione del paese, mettendolo di nuovo alla mercé delle potenze occidentali, con una possibile espansione in altre parti dell’Africa. Analogamente questo sta accadendo in Siria, dove c’è una convergenza tra islamici e potenze imperialiste nel sostenere la guerra umanitaria. Una scelta che mira ad allargare le divaricazioni e le contraddizioni presenti nel paese dando ad esse una proiezione però di carattere reazionario. Gli interventi hanno sottolineato due aspetti: il primo, che l’attacco al Fronte della Resistenza indebolisce i movimenti nazionalisti e di resistenza dell’area tra cui i palestinesi; il secondo riguarda il ruolo dei Fratelli Musulmani e quindi di HAMAS, che optano per l’alleanza conflittuale con il campo imperialista nella gestione del progetto del Grande Medio Oriente. Una scelta che conferma la collocazione di HAMAS nell’ambito della “nazione islamica” e non palestinese.

Nel suo intervento Bassam ha sottolineato come sia importante sostenere il diritto dei popoli a darsi gli strumenti di governo, e che l’autenticità dei movimenti è data dall’indipendenza e dal carattere antimperialista. Al tempo stesso, tutti i compagni presenti hanno ribadito che sostenere le ragioni del popolo siriano contro l’aggressione ed i tentativi di guerra civile non vuol dire essere sostenitori del governo, ma battersi coerentemente per la pace ed il dialogo e contro le ingerenze imperialiste.

Alla luce di questi avvenimenti, per il ruolo svolto dalla Turchia e dai Fratelli Musulmani le vicende e la gestione dell’ultima Freedom Flotilla avrebbero meritato un momento di riflessione e dibattito all’interno del Forum Palestina, che non senza una forte dialettica al suo interno aveva sostenuto giustamente quell’iniziativa.
 

La Palestina non è una questione umanitaria ma una lotta di liberazione nazionale

Le difficoltà poste dall’occupazione sionista e dalle ingerenze internazionali stanno condizionando gravemente il movimento di liberazione palestinese. Le difficoltà sono progettuali e di agibilità politica; nei loro interventi i compagni palestinesi si sono soffermati sul fallimento di Oslo e sulla situazione di difficoltà delle forze politiche e delle istituzioni palestinesi come l’ANP e, per ragioni diverse, dell’OLP.

Internazionalisti non internazionali
La dipendenza economica dai paesi donatori e dall’economia israeliana si riversano sul popolo palestinese e sulla terra di Palestina accentuando differenze sociali e politiche. Mentre l’occupazione israeliana si evolve e mette le radici sempre più in profondo, il movimento di liberazione palestinese sta affrontando una fase di elaborazione in cui sta prendendo le misure a se stesso e all’occupante sionista. Possiamo azzardarci a dire che siamo in una fase di transizione in cui, non venendo meno le ragioni della resistenza, la società palestinese sta sviluppando nuove forme di lotta e di organizzazione. Una ragione in più per contrastare l’approccio umanitario che in qualche modo tende a sostituirsi ai soggetti politici palestinesi. Una tendenza che molti internazionali e pacifisti assumono, in buona fede, e che deriva anch’essa dalla crisi che il movimento di liberazione palestinese sta vivendo. Nell’intervento di Shukri è stato sottolineato anche il ruolo di agente politico assunto dalla miriade di ONG “umanitarie” presenti sul campo, che spesso agiscono come avanguardie del colonialismo e sottraggono forze preziose alla resistenza.

Di fronte a queste difficoltà è importante sostenere e approfondire le relazioni con quanti in Palestina e negli altri paesi arabi sviluppano un punto di vista progressista di sinistra e antimperialista. A partire dalle situazioni presenti in Italia.
 

Il 17 aprile giornata internazionale del prigioniero palestinese e dei rivoluzionari imprigionati

Ci sembra particolarmente importante il sostegno che il Forum Palestina ha dato alla campagna per la libertà dei prigionieri politici palestinesi. Gli scioperi della fame delle centinaia di detenuti a fine 2011 e poi quelli di Khader Adnan e Hana Shalabi hanno rimesso in evidenza la condizione dei detenuti palestinesi strettamente connessa all’occupazione sionista.

Si è deciso di aderire alla giornata del prigioniero palestinese per il 17 aprile, che si svolgerà nelle diverse città del mondo. A Roma si pensa di mettere in campo un sit-in invitando a partecipare le realtà che nel mondo pagano con la prigionia la loro scelta antimperialista. I volti dei prigionieri palestinesi saranno vicini ai 5 eroi cubani e ai prigionieri baschi. Si era pensato ad una iniziativa per il 15 aprile, ma si è scelto di non sovrapporsi alle iniziative per Vittorio Arrigoni.

C’è l’impegno della WFTU, la federazione sindacale mondiale a cui è legata l’USB, che ha aderito all’appello lanciato dalle organizzazioni palestinesi. Sempre il 17 i compagni dell’UDAP stanno costruendo la giornata del prigioniero a Pisa.
 

BDS

Come sottolineato nell’intervento di Tonia, la campagna BDS ha acquistato popolarità e visibilità, le iniziative di solidarietà con la Palestina sono diffuse, i temi del boicottaggio di Israele e della condanna del terrorismo di stato israeliano sono ormai un patrimonio del movimento di solidarietà.

Il ruolo della rete del Forum Palestina sta nel portare all’interno di questo movimento un punto di vista di classe ed internazionalista. Ad esempio sul tema della campagna BDS è giusto e necessario individuare le complicità politiche ed istituzionali con il governo israeliano, rendendo chiaro che si tratta di una scelta strategica legata alla NATO e all’UE, da cui discendono trattati economici, militari ed industriali. Fare questo significa denunciare il sostegno di Napolitano, Vendola, Pisapia, per parlare di figure istituzionali di sinistra, che, al pari di Alemanno o Berlusconi, sostengono in maniera bipartisan Israele. Temi che abbiamo portato, senza troppo successo, all’interno dell’assemblea nazionale BDS di Bologna indetta dalla Rete Stop Agrexco.

Caratterizzare, anche e non solo in questo senso, la campagna BDS può essere il nostro contributo.
 

Solidarietà ad Olivia Zemour

Come per altre mobilitazioni, è utile e necessario il mutuo soccorso; la campagna BDS oggi è criminalizzata in Israele e in Francia; si è deciso di fare un comunicato di sostegno a Olivia Zemour e agli altri compagni francesi sotto processo.
 

Le grandi iniziative come la Flotilla

Le grandi iniziative internazionali non sono il terreno prioritario del Forum Palestina; altre situazioni lo hanno scelto come pratica politica. Crediamo sia giusto non far mancare il nostro sostegno a iniziative come “Benvenuti in Palestina” e la “Marcia internazionale per Gerusalemme”.

Le difficoltà legate alle strutture organizzative, eterogenee politicamente, sono palesi e hanno portato a sbandamenti paurosi nella Gaza Freedom March e nell’ultima Freedom Flotilla. Sarebbe importante avere un momento di confronto e di bilancio su queste iniziative, grandi e impegnative, per aggiustare il tiro.
 

Il sito del Forum Palestina come strumento di dibattito, rete, indirizzo

Il sito del Forum Palestina è il volto e il megafono della nostra rete; nel frattempo sono nati altri siti sulla Palestina, ma www.forumpalestina.org continua ad essere visitato e consultato centinaia di migliaia di volte l’anno. Bisogna quindi essere consapevoli del ruolo e migliorare il livello. Marta ha ribadito che dobbiamo sviluppare la capacità di elaborare articoli e campagne, come abbiamo ripreso a fare negli ultimi due mesi sul tema dell’aggressione alla Siria e per il sostegno ai prigionieri politici palestinesi. Perché, ha ricordato Silvano, il Forum Palestina è sentito come uno strumento di indirizzo e coesione politica e per troppo tempo siamo stati fermi.

Per svolgere questo tipo di azione è stata sottolineata la necessità di rafforzare il sito del Forum con interventi, dibattiti ed articoli sui temi toccati in questo primo momento di discussione.

Ci si è dati l’obiettivo di riconvocarci all’interno del semestre in corso, per approfondire il dibattito avviato.
 

Le prossime attività:

  • Comunicato in solidarietà con Olivia Zemour
  • Giornata del 17 aprile per il prigioniero palestinese e per i rivoluzionari imprigionati
  • Rafforzamento del sito del Forum Palestina con articoli ed elaborazioni
  • Riunione nazionale entro fine giugno 2012

FORUM PALESTINA
www.forumpalestina.org
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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