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Resisti contro l'ingiusto sistema di Israele, non operare al suo interno

Questa estate ci sono state molte iniziative di un movimento giovanile nato nella parte della Palestina occupata nel 1948 dalle forze sioniste. Oggi, questa zona è generalmente chiamata Israele. Noi preferiamo chiamarla territori occupati del 1948. L’obiettivo di questo movimento era il Piano Prawer, una grande offensiva volta a sradicare i beduini palestinesi.


Poster contro il Piano Prawer ad Akka (Acri) 

Le statistiche sono schiaccianti. La proposta Prawer mira a espropriare 800.000 dunum di terra di proprietà palestinese nel deserto del Naqab (Negev) (un dunam equivale a 1.000 metri quadrati), spostare fino a 40.000 beduini e distruggere 36 villaggi. "I giorni della rabbia" sono stati organizzati il 15 luglio e il 1 agosto, con proteste nel Negev e nel nord della Palestina storica, nelle città di Sakhnin e Wadi Ara.

Queste proteste sono riuscite ad attirare l'attenzione locale e internazionale sulle minacce poste dalla proposta Prawer e hanno fatto scendere in piazza i giovani, tra cui molti non politicizzati. Sono anche riuscite, per la prima volta, ad unire gli sforzi della frammentata società palestinese attorno ad una causa; i palestinesi dei territori del 1948, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, tutti hanno organizzato proteste nei giorni della rabbia. 
 

Un grande potenziale 

Lontano dal mondo virtuale, gli sforzi di mobilitazione sul terreno hanno un grande potenziale. Questi includono l'organizzazione di campagne, la distribuzione di volantini in comunità e città, la produzione di graffiti e l'utilizzo di strumenti multimediali per la produzione di video creativi e informativi volti a rompere la barriera del timore psicologico e l'atteggiamento che a protestare non si ottiene niente. Come ha detto un attivista di Gerusalemme "La mia città non aveva visto graffiti politici a partire dalla seconda intifada". 

I partiti politici palestinesi e i politici dei territori del 1948 hanno cercato di cooptare le proteste per i propri interessi e hanno anche provato a decidere quando disperdere o far terminare una protesta, come è avvenuto nella dimostrazione nel Naqab nel mese di luglio. Tuttavia, vi è la percezione che questi partiti si ritrovino guidati dai giovani e non viceversa. E se il movimento si rafforza avviene uno spostamento di potere in cui la leadership ufficiale ha poca voce in un movimento di resistenza popolare. 

Fermare il piano Prawer è la richiesta finale del nascente movimento. Questo limita la sua capacità di comprendere le questioni più generali come l'opposizione ai negoziati "di pace" con Israele, la solidarietà con i prigionieri politici e la lotta contro il furto di terre e la colonizzazione in tutta la Palestina. 

Nonostante lo slogan popolare, Prawer non è una "seconda Nakba" - una ripetizione della pulizia etnica condotta dalle forze sioniste negli anni ‘40. Piuttosto, è la conseguenza del sistematico e radicato colonialismo israeliano e dovrebbe essere trattato come un sintomo di un tale problema e non come un fatto isolato.  
 

Confinato a causa della cittadinanza 

La lotta contro Prawer tende a vedere il piano entro un quadro giuridico, come prova schiacciante del fatto che Israele, l’autoproclamata democrazia, discrimina i suoi "cittadini arabi". 

Questo deriva dal fatto che i politici palestinesi e la maggior parte degli attivisti dei territori del 1948, che hanno la cittadinanza israeliana, rimangono esclusi dai confini posti dal discorso sulla cittadinanza. Questo serve per normalizzare la situazione dei palestinesi con cittadinanza israeliana , come se non fossero sotto occupazione 

I politici palestinesi tradizionali non solo hanno accettato la cittadinanza israeliana, ma hanno anche rafforzato questo concetto con l'adozione di un discorso liberale che ritrae la lotta dei palestinesi come una lotta per la parità, servizi migliori e maggiori diritti politici e civili . Il concetto di liberazione nazionale è quasi del tutto assente dalle loro agende . 

La relazione tra palestinesi e Israele non è quella fra un cittadino e uno stato, è una relazione tra colonizzato e colonizzatore. La portata dei diritti dei colonizzati può variare; alcuni colonizzati possono avere più diritti di altri, ma questo non significa che questi palestinesi non sono colonizzati. 

Contrastare l'uso del discorso sulla cittadinanza non è solo una questione di semantica, dialettica e retorica. Ha un effetto pratico di lunga portata. Esso influenza l'intera struttura dell’attivismo all'interno della società palestinese. 

C'è una grande differenza tra la lotta allo stato all’interno delle sue leggi e la lotta al di fuori del sistema; i palestinesi non lottano per rendere il sistema più equo. La lotta è per distruggere l'intero sistema. Si tratta di una lotta per la liberazione, la discriminazione è solo un sintomo e non il problema più grande o quello centrale. 

Il discorso della cittadinanza è pericoloso anche nel modo in cui i palestinesi dei Territori del 1948 percepiscono la lotta e il loro ruolo in essa. Molti credono ancora che sia possibile giocare entro le leggi della democrazia israeliana. Ad esempio, chiedono i permessi prima di organizzare proteste o condurre sessioni di formazione sui diritti che Israele concede ai palestinesi in stato di arresto. 
 

La farsa della democrazia 

Ignorare il fatto che si tratti di colonialismo e utilizzare la questione della cittadinanza come arma principale della nostra battaglia aiuta la farsa di Israele sulla democrazia e la cittadinanza, anche se involontariamente. 

Nonostante l’entusiasmo percepito tra ampie fasce della gioventù coinvolta nel nascente movimento, permangono diverse carenze concettuali. Il movimento non è ancora riuscito a capitalizzare e a sostenere lo slancio e a trasformarlo in una campagna popolare di lungo periodo che includa le diverse cause palestinesi. 

Ciò che impedisce a questo movimento di svilupparsi in qualcosa di più consistente che non venga liquidato come un semplice "scintilla" è la terza legge di Newton: per ogni azione ci sarà una reazione. 

Un movimento di costruzione richiede più dell’attivismo on line e di occasionali giorni di rabbia. Richiede una visione chiara e una pianificazione strategica a lungo termine. Si rende necessario costruire alleanze e reti dal basso verso l'alto attraverso il lavoro di comunità e di inserimento delle persone più colpite dalle politiche a cui ci si oppone. Questo spiega perché non ci sia stata una forte presa di posizione contro la 53° demolizione del villaggio di al-Araqib dopo il primo giorno della collera, il 15 luglio. 

Essere bloccati nella trappola del semplice reagire agli eventi non è limitato alle proteste contro Prawer. Questa è stata una battuta d'arresto per la breve durata delle "insurrezioni" palestinesi nei territori del 1948, come fu evidente nello sciopero della Giornata della Terra del 1976, e che divenne noto come la Rivolta d’Ottobre nel 2000, quando 13 palestinesi furono uccisi dalla polizia dell’occupazione israeliana. 
 

Visione a lungo termine 

La mancanza di una visione a lungo termine ha portato alla rapida repressione di queste rivolte. Invece di crescere, le proteste si sono ridotte alla ricerca di responsabilità da parte dello Stato di Israele e hanno dato un falso senso di soddisfazione nel raggiungimento di obiettivi parziali. Un'altra caratteristica del movimento contro Prawer è stata la massiccia campagna pubblicitaria dei media e l’euforia che circonda le proteste. Mentre è importante creare pubblicità su una questione così cruciale, diventa solo una stravaganza se essa si limita alla realtà alternativa dei social media . Questo può portare a fattori negativi, come la glorificazione di singoli attivisti, che sono ritratti come superstar invece di mantenere profili bassi e studiare i difetti ed i successi e decidere il modo di costruire un movimento forte. 

Gli arresti degli attivisti sono stati pubblicizzati anche troppo, la maggior parte delle persone arrestate nel corso di tali proteste ha trascorso un tempo molto breve in carcere, di solito una notte , e nonostante il costo elevato di scoraggiare la gente dal protestare, le bugie sono state coperte. Inoltre l'enfasi su risultati relativi come il ruolo di primo piano ricoperto dalle donne nella protesta - come se fosse un fenomeno nuovo - e gli scontri diretti con la polizia israeliana ha teso ad essere esagerata e sproporzionata rispetto a quello che era ancora un movimento nascente . 

Queste non sono in alcun modo osservazioni paternalistiche Piuttosto, hanno origine dalla urgente necessità di trovare somiglianze con gli altri movimenti giovanili nati in Palestina, come le rivolte arabe diffuse nel 2011 e che o sono completamente fallite o hanno raggiunto un punto di stagnazione a causa della mancanza di una chiara visone d’insieme e della quasi totale mancanza di una mobilitazione sul terreno. 

Per garantire che il movimento Prawer non sia una scintilla isolata nel contesto più ampio della resistenza palestinese, queste azioni dovrebbero essere usate come un trampolino di lancio per creare un movimento più inclusivo per le altre cause palestinesi e imparare dalle esperienze del passato come il Movimento 15 Marzo del 2011 a Ramallah. Tale iniziativa non ebbe successo a causa di fattori simili a quelli che abbiamo già delineato, oltre al suo tentativo di replicare le azioni di altri paesi come l'Egitto, ignorando o non riuscendo a vedere che il contesto della Palestina è drasticamente diverso.
 

Processo di apprendimento 

Il 15 marzo furono organizzate proteste sia contro le politiche dell'Autorità palestinese che contro l'occupazione israeliana in luoghi come il checkpoint di Qalandiya. Più tardi, attivisti indipendenti parteciparono individualmente a proteste di fronte al carcere di Ofer. Sono stati fatti errori, sono state sprecate opportunità, è mancata una visione condivisa, le strategie e la mobilitazione sono state approssimative. Ma alla fine, è tutto un processo di apprendimento. 

Un modello che potrebbe essere costruito è quello di campagne incentrate sul diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi. Queste campagne non solo cercano di istruire le nuove generazioni sulla pulizia etnica dei villaggi nei territori del 1948, ma hanno anche in programma di trasformare le azioni simboliche in realtà resistendo in quei villaggi a tempo pieno. 

Iniziato da giovani con legami familiari con il villaggio di Iqrit in Galilea nel 2011, il movimento è cresciuto fino ad includere campi per i giovani nei villaggi di Kufr Baram, Ghabisiyya e Miar in cui ci fu la pulizia etnica. 

Queste iniziative portano con sé una visione a lungo termine e un movimento sostenibile che non ha come priorità assoluta l’attenzione dei media, soprattutto nelle fasi iniziali. Questi sono gli sforzi che indicano la via da seguire per gli altri movimenti giovanili in tutta la Palestina. 

Linah Alsaafin si è laureata alla Birzeit University e una scrittrice che vive a Ramallah, in Cisgiordania. 
 

Budour Youssef Hassan
anarchica palestinese laureata in giurisprudenza che vive nella Gerusalemme occupata

 

Fonte: Electronic Intifada
Traduzione a cura di Barbara Gagliardi

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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