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Riflessioni sul neocolonialismo italiano

Per noi sono nemici il PD, quanto Lega ed i 5Stelle. Nello stesso tempo crediamo di non poterci esimere dal riconoscere loro l'impegno ad essere incoerenti, e quindi riconoscere di perseguire meramente i loro interessi. Facciamo qualche esempio.

A gennaio 2018 il parlamento a guida PD (Gentiloni) approvava la missione "Misin" (“Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger), ovvero il colonialismo in Niger. In quell'occasione il Parlamento aveva visto il voto contrario dei 5Stelle e l'astensione dei loro colleghi leghisti.

Una volta insediato il governo del duo fascio-razzista le parti si sono invertite: votano a favore Lega e 5Stelle, ed il PD si astiene. Imbarazzo? Ma figuriamoci, alcuna vergogna, alcun valore “etico” del quale prima ci si riempivano le bocche. Anzi si presentano in piazza, a Roma, a sproloquiare di cambiamento…come facevano Lega e 5Stelle quando al governo c’erano loro.

Ecco alcuni degli elementi su cui dovremmo tutti ragionare, per trarre le dovute conclusioni.

Come ormai noto il colonialismo europeo nei paesi africani, che vede in prima fila l’Italia governata una volta dal Partito Democratico, una volta dal duo Lega-5Stelle, agisce insieme e sotto il comando degli Stati Uniti d’America.

Qualche giorno fa la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, su Facebook ci ha comunicato che il 20 settembre è iniziata, una volta per tutte, la missione militare in Niger a cui parteciperanno inizialmente circa 120 militari, fino ad arrivare a 470, che ovviamente saranno impiegati a rotazione. Un lavoro così sporco è anche usurante.

Come prima citato la Missione MISIN, con area geografica di intervento allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin è stata autorizzata dal precedente governo del Partito Democratico a guida Gentiloni, quindi dal dicembre del 2017 40 militari sono già presenti e stanziali in Niger in una base americana.

Ergo, L’attuale governo è semplicemente in perfetta continuità con l’imperialismo italiano dei precedenti partiti borghesi.

Intanto, però, pagliacci come Tatjana Rojc (PD), membro della commissione Difesa del Senato, rimproverano l’attuale governo perché intende «rivendersi tutto a proprio merito» invece di «riconoscere il lavoro di chi è venuto prima». Più chiaro di così!

Stessi rimproveri come sulla questione dei migranti, che abbiamo visto essere in perfetta sintonia col governo precedente.

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Ritornando alla missione neocapitalista in atto, per diverso tempo la stessa è stata bloccata dal servile governo del Niger, non perché contrario, ma per alzare la posta di Francia ed Italia. La situazione si è infatti sbloccata a seguito dell’intervento di Conte, e successivamente del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, che hanno promesso investimenti e finanziamenti miliardari sotto il mantello di “aiuti alla popolazione”.

Gli interessi economici sono molteplici, innanzitutto il Niger è strategico per la sua posizione geografica (tra Mali, Burkina Faso, Libia e Nigeria), dove si vedono forti partecipazioni dell’imperialismo francese (di cui era colonia), “soprattutto per lo sfruttamento delle miniere di uranio di cui è quinto produttore al mondo, soddisfacendo il 50% del fabbisogno francese attraverso la multinazionale Areva, e con una forte presenza militare di 4.000 soldati nell’ambito dell’operazione Barkhane”.

Come in altri paesi africani, oltre il 60% del popolo vive, si fa per dire, sotto la soglia di povertà, mentre appunto è ricca non solo di uranio, ma pure di petrolio (Total e Shell su tutti), diamanti, oro che rappresentano un affare nel quale si intrecciano interessi francesi, americani, tedeschi, russi, cinesi ed ovviamente delle élite corrotte locali.

Dietro la scusa e l’imbroglio della lotta “ai flussi migratori, ai trafficanti di esseri umani e al terrorismo”, come nei proclami, prima di Gentiloni e oggi della Trenta, il colonialismo ed imperialismo italiano vogliono allargare la loro sfera d’influenza oltre l’area del Mediterraneo, scendendo direttamente sul campo di battaglia (dopo la Libia) in una zona strategica – quella del Sahel – dove, come detto, sono diversi gli attori in gioco e in un paese progressivamente sempre più militarizzato.

Speriamo si comprenda meglio anche l’imbroglio dell’accoglienza dei migranti in Italia e negli altri paesi. Se ciò che succede in Niger avviene in tutti gli altri paesi africani, ed in altri arabi, non ci vuole molto a comprendere che con l’accoglienza si intende raccogliere e far terminare di scorrere un fiume in piena andando a raccogliere, alla fine, quello che invece dovrebbe essere interrotto all’inizio.

Molto spesso si finge di dimenticare che l’Italia è il principale paese europeo che investe in Africa, con una cifra all’incirca di 11 miliardi (subito prima vengono solo Cina e Emirati Arabi, attraverso l’ENI, presente in 16 paesi africani con quasi 10 miliardi di investimenti).

Tutti questi paesi neocolonialisti sono decenni che producono miseria e morte dietro il criminale paravento di “rilanciare lo sviluppo dei paesi della regione sahelo-sahariana”.

Altro criminale paravento è la finta volontà di voler rafforzare il “legame tra sviluppo economico, stabilità e sicurezza” combattendo “la minaccia dei gruppi terroristi jihadisti, i flussi migratori e i trafficanti di esseri umani”.

La ministra Trenta (5Stelle) ha dichiarato: «L’Italia entrerà in pieno supporto del governo nigerino e assisterà le autorità locali attraverso unità di addestratori, uomini e donne delle Forze Armate con alte specialità e professionalità, articolati in Mobile Training Teams che formeranno le forze nigerine al fine di rafforzare il controllo sul territorio».

E prosegue dicendo che l’obiettivo è «arginare insieme la tratta di esseri umani e il traffico di migranti che attraversano il Paese, per poi dirigersi verso la Libia e in definitiva imbarcarsi verso le nostre coste».

Il suo profilo Facebook è “umanizzato” da foto degli “aiuti” seguendo quel mito del “colonialismo buono” che non muore mai, ma copre sempre i loro feroci crimini.

Anche sul sito del Ministero della Difesa si può leggere la stessa retorica, ovvero che la missione vuole «incrementare le capacità volta al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area».

Ma pensiamo e ci auguriamo di aver chiarito che l’unico obiettivo è quello legato agli interessi delle multinazionali, non dei lavoratori e dei popoli, e che questo genere di interventi fa permanere e aggravare instabilità, conflitti, impoverimento e sfruttamento, che sono le vere cause della stessa immigrazione.

Come i precedenti governi del Partito Democratico, come ancora a quelli precedenti, attraverso l’ipocrita e vile retorica anti-immigrati, anche l’attuale governo crea la ricetta ideale per attivare e partecipare a piani, guerre e interventi imperialisti, gonfiando il cosiddetto “interesse nazionale”, che in generale vuol dire difesa degli interessi delle aziende produttrici di armi, compagnie energetiche e minerarie.

Un’ultima osservazione va dedicata ad un altro paese devastato dalla presenza e degli interventi stranieri, in particolare degli USA: la Somalia.

Nel solo 2017 sono stati decine gli attacchi contro le milizie Al-Shabbab che si battono contro la presenza straniera nel loro paese, come contro il servilismo dei governanti somali.

L’intensificazione dell'offensiva militare, con "danni collaterali" nella popolazione civile che non vengono ricordati, non riesce ad impedire gli attacchi, spesso sanguinosi, come quello del 14 ottobre nel centro della capitale, Mogadiscio, quando è esploso un camion che ha causato 512 morti e 300 feriti.

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Per concludere: noi crediamo che occorra ripartire da una concreta analisi della realtà per contribuire a cambiare lo stato di cose presenti.

Riprenderci il vocabolario antimperialista, anticapitalista, anticolonialista, antisionista che da decenni ci è stato sottratto.

Il potere ha costruito una parola dietro cui ammanta i suoi crimini: “terrorismo”, facendo sparire le lotte di liberazione, la lotta di classe, le guerre imperialiste ecc...e sostituite tutte dal termine “terrorismo”. Chi può non essere d’accordo a combattere il “terrorismo”?

La situazione è grave, crediamo sia necessario essere chiari: se essere contro imperialismo, capitalismo, colonialismo, sionismo per voi vuol dire essere terroristi, ebbene lo siamo.

Redazione PalestinaRossa

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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