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Riflessioni sulla Manifestazione Nazionale dello scorso 27 settembre a Roma e prospettive future di lotta

Il calore della solidarietà per la Palestina che ha sfilato per le vie di Roma lo scorso 27 settembre non lascerà più, ci auguriamo, che si stemperi e si geli quel sostegno portato in piazza "in attesa" di una nuova carneficina sionista.

La presenza della Palestina sulla scena politica italiana latitava da tempo. Durante i 51 giorni di bombardamento nell'ultima aggressione sionista su Gaza (operazione “Margine protettivo”) si è susseguita una moltitudine di iniziative che diversi comitati e reti hanno organizzato nelle varie città italiane, per esprimere sdegno, condanna e solidarietà con la Resistenza palestinese. Non è però stato possibile costruire e indire una manifestazione nazionale ed unitaria per le contraddizioni tra i differenti approcci politici alla questione palestinese (sia di prassi per il raggiungimento della libertà dall'occupazione, sia di obiettivi che la liberazione stessa rappresenta), nonché per l'evidente difficoltà di organizzare una convincente mobilitazione di massa oggi come oggi nel nostro paese.

Domenica 27 settembre 2014 però oltre diecimila partecipanti hanno manifestato il loro appoggio alla causa palestinese per le vie della capitale, ed anche il neonato ma sempre più maturo organismo nazionale a sostegno della resistenza palestinese, il Fronte Palestina, è stato tra i presenti e tra coloro che hanno costruito la partecipazione al corteo indetto dalle comunità palestinesi, sottolineando in un comunicato che alcune ambigue posizioni espresse nel documento di indizione della manifestazione nazionale e la mancanza di alcuni contenuti non potevano collimare con le vertenze e le specificità espresse nel suo manifesto costitutivo: non si può dire di essere con la resistenza palestinese e nello stesso tempo non riconoscere e di conseguenza prendere posizione contro le strutture imperialiste, tra cui l'Autorità Nazionale Palestinese, e le loro dinamiche, che hanno lo scopo di normalizzare l'occupazione e di reprimere la resistenza al posto degli occupanti.

Il Fronte Palestina sin dalla sua nascita, per la chiarezza delle sue posizioni e collocazioni politiche, è stato visto da molti come un elemento di divisione. Al contrario però il Fronte sin dal suo stato embrionale si è posto l'obiettivo di unire le forze solidali con la resistenza palestinese ritrovando nell'analisi politica e nella dialettica il giusto percorso, cercando di costruire con il confronto e la partecipazione un'unità di intenti per lavorare collettivamente e far sì che da tale lavoro si possa sviluppare una solidarietà ed un sostegno concreto, che sia di più ampio respiro possibile per coloro che praticano la resistenza antisionista fuori e dentro la Palestina.

Il “problema” quindi è un altro. La divisione esiste ed è intrinseca nell'analisi e nella valutazione dei progetti che si perseverano: portare avanti negoziati, quindi accordi sulla sicurezza con l'occupante, oltre a non essere un sostegno alla resistenza significa sempre più agevolarne la disfatta in Palestina; aspirare alla soluzione (razzista) due popoli due stati si traduce nel concepire la nascita di uno stato di polizia borghese, che oltre a non rappresentare un modello di liberazione dall'oppressione dei popoli non ha la più minima possibilità di vedersi concretizzato. L'unità, purtroppo, non si fa cercando solo i punti che accomunano se quelli che dividono divergono completamente.

Noi siamo convinti che i diritti dei palestinesi non possano che essere conquistati con la lotta, non “concessi” dal colonialismo o dall'ONU o chi per esso. Crediamo che la lotta palestinese debba essere autonoma, esente da ingerenze e strumentalizzazioni di quella o quell'altra forza. Crediamo che la solidarietà con la Palestina debba e possa essere solo di classe: non si tratta semplicemente di appoggiare la lotta dei proletari in Palestina, ma di sostenere una prassi antimperialista che non tenti di “riformare” l'occupazione ma di abbatterla, di lottare cioè per la conquista dei propri diritti e per la propria autonomia.

Posto che sia auspicabile un'autodeterminazione popolare, nonché una totale presa di coscienza, il ruolo fondamentale e contingente della borghesia palestinese nell'affiancare (o addirittura veicolare) il proprio popolo è quello di fare una scelta: restare intrappolata nel progetto imperialista di Oslo, dei negoziati e della collaborazione, ossia la disfatta dei diritti nazionali o intraprendere la direzione della lotta unitaria e della resistenza con ogni mezzo contro i colonizzatori. Starà poi alla solidarietà internazionale ed alle maturità politica di ogni specifica organizzazione che incontrerà di riflesso tali progetti capire quali sostenere.

Il FP ha deciso di lanciare in Italia una campagna che possa essere in grado di “mettere i bastoni tra le ruote” al sionismo di “casa nostra” durante l'Esposizione universale Expo 2015. I sionisti, grazie al sostegno economico, politico, scientifico e militare dei governi imperialisti, dei mezzi d'informazione e dell'ideologia borghese dominante in occidente possono portare avanti il loro piano di pulizia etnica di un popolo e di una terra, ogni dannato giorno, senza alcuna tregua. Anche il nostro stato e le sue istituzioni giocano un ruolo importante e determinante in questo saccheggio di vite e di giustizia: le relazioni tra i due governi continuano e sono sempre più salde.

L'expo, fiera dell'ipocrisia e della menzogna dove i grandi affamatori del pianeta e delle popolazioni del mondo saranno fra i principali protagonisti, rappresenta solo una tappa di tale processo. L'expo, un'opera già di per sé conveniente alla devastazione dei territori, alla connivenza con le mafie, allo sfruttamento del lavoro, etc. cela un ulteriore inganno: la presenza in pompa magna di Israele conferma che dietro il tema “nutrire il pianeta” si nascondono coloro che si muovono in senso esattamente opposto.

Non è più accettabile la politica di complicità col sionismo, che oltraggia i sentimenti di fratellanza e di pace con tutti i popoli, valori affermati dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo di cui, in concomitanza con l'apertura dell'Expo, ricorrerà il settantesimo anniversario.

Infine il FP promuove una campagna a sostegno delle lotte dei prigionieri palestinesi. Storicamente i martiri e i detenuti rappresentano il seme di ogni rivoluzione, di ogni lotta di liberazione, la loro libertà rappresenta uno dei punti cardine su cui le forze della Resistenza si uniscono. Il dovere di tutte e tutti deve essere quindi quello di sostenerli, senza esitazioni. Privati della loro libertà mettono a disposizione i loro corpi per continuare la lotta; noi possiamo e dobbiamo mettere a disposizione la nostra solidarietà per sostenerli.

Invitiamo tutte le comunità palestinesi nel nostro paese, i gruppi ed i collettivi che si adoperano in sostegno della causa palestinese a trovare sempre il modo ed i mezzi per avviare un confronto costruttivo, spazi e tempi necessari per realizzare un'unità in grado, come detto, di essere davvero efficace per la liberazione della Palestina e contro il sionismo ed il modello di oppressione che rappresenta.
 

Redazione PalestinaRossa
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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