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Shishtari: è tempo di seppellire gli accordi di Oslo e la via dei negoziati una volta per tutte

E' tempo di seppellire gli accordi di Oslo e tutto ciò che è venuto con loro e di porre fine alle trattative inutili una volta per tutte, ha detto il compagno Zaher al-Shishtari, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, sottolineando che il FPLP lavorerà nei prossimi giorni per assediare l'intero approccio di Oslo attraverso la pressione popolare e nazionale, in coordinamento con tutte le forze che si oppongono al percorso di Oslo e alle trattative.

In un'intervista con Al-Quds TV, il compagno Shishtari ha sottolineato la necessità di porre realmente fine alla divisione tra i palestinesi, non solo a parole, evitando l'approccio di quote bilaterali ed esclusive agendo invece per servire il popolo. Ha parlato della necessità di ricostruire l'OLP sulla base della lotta e dell'inclusione come è stato concordato in diverse occasioni in passato, ponendo fine al coordinamento sulla sicurezza e al protocollo di Parigi in materia economica, che ha devastato l'economia nazionale palestinese.

Shishtari ha ribadito il totale rifiuto del Fronte di qualsiasi ritorno ai negoziati che non hanno portato nulla al popolo palestinese se non distruzione e devastazione, sottolineando che l'alternativa è il dialogo nazionale palestinese e la costruzione di un movimento politico per le Nazioni Unite che porti all'attuazione delle risoluzioni esistenti sulla Palestina, non a rinegoziare tali diritti e risoluzioni, sostenendo e potenziando la resistenza in tutte le sue forme. Shishtari ha sottolineato anche la necessità di sostenere il nostro incrollabile popolo a Gerusalemme e il suo scontro con l'occupazione attraverso una sollevazione popolare crescente, la necessità inoltre di fornire uno spazio nazionale per sostenere la rivolta e intifada in tutta la Palestina. Ha poi sottolineato la necessità di rispondere all'uccisione del combattente Ziad Abu Ein affrontando l'occupante, non tornando ai negoziati devastanti e futili.

Inoltre il Fronte ha ribadito il suo rifiuto della proposta di risoluzione delle Nazioni Unite, sottolineando che il progetto di risoluzione non mira a garantire i punti minimi di un programma nazionale palestinese. Il Fronte ha anche osservato il fatto che la partecipazione palestinese nello sviluppo del progetto, che ha il potenziale di influenzare profondamente il futuro dei diritti e della lotta del popolo palestinese, è stata esclusiva e monopolizzata da pochi funzionari, senza la partecipazione dell'OLP, del suo Comitato di Esecutivo e di tutti i partiti e le fazioni palestinesi. Il progetto di risoluzione non è semplicemente una questione tattica, ma contiene al suo interno formulazioni esplicite e inequivocabili che pongono rischi reali sul rispetto e l'applicazione dei diritti del popolo palestinese.

La risoluzione sembra essere studiata per placare gli interessi di attori internazionali che non vedono una soluzione alla lotta in Palestina, se non nella negazione dei diritti dei palestinesi al ritorno e all'autodeterminazione e nella responsabilità palestinese rispetto alle esigenze di sicurezza di Israele. E' chiaro che il progetto di risoluzione non impone nemmeno uno Stato palestinese sovrano e indipendente sui territori occupati della Palestina nel 1967, minaccia ancora una volta di imporre negoziati bilaterali, questa volta con l'imprimatur di legittimità internazionale.

Ancora una volta, il Fronte ha osservato che la "soluzione" proposta nel progetto non risolve il conflitto, non vi è alcuna "soluzione equa" se non attraverso l'implementazione di tutti i diritti del popolo palestinese, in particolare il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi che deve essere protetto, onorato e realizzato, non indebolito com'è invece nel progetto. I diritti dei rifugiati palestinesi non sono oggetto di baratto e di contrattazione nelle sale di istituzioni internazionali. Il diritto del popolo palestinese a stabilire l'indipendenza e la piena sovranità sulle terre occupate nel 1967 non vincola il popolo palestinese alla cosiddetta "soluzione dei due stati", né ad alcun riconoscimento o accettazione dello stato di occupazione che si basa interamente su l'espropriazione del popolo palestinese e la colonizzazione della terra palestinese.

Il Fronte ha sottolineato che Gerusalemme è la capitale della Palestina e respinge la possibile risoluzione di "capitale per due Stati", che pone ancora una volta la città e la sua popolazione araba a gravi rischi, mentre lo stato di occupazione è al lavoro per ripulire etnicamente la città. Questa risoluzione deve essere respinta nella sua interezza da tutte le forze palestinesi e del Comitato Esecutivo dell'OLP, anche le forze nazionaliste ed islamiche devono assumersi la responsabilità di rifiutare la presente risoluzione costruendo e presentando invece testi chiari ed espliciti, che sostengano i diritti del nostro popolo e che taglino la strada a qualsiasi tentativo di minare i diritti del nostro grande popolo.
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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