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Solidarietà e unità nel contrasto alla militarizzazione globale: dichiarazione del BNC sul Kashmir

In questo grave momento, siamo solidali con la gente del Kashmir. I nostri oppressori sono uniti e le nostre lotte saranno più forti se anche noi saremo uniti.

Il comitato nazionale palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BNC), la più grande coalizione nella società palestinese, condivide lo shock e la rabbia del Kashmir e delle forze democratiche in India e in tutto il mondo per la decisione autoritaria del governo indiano guidato dal Bharatiya Janta Party di annullare del tutto, dall'oggi al domani, la parziale autonomia dello stato Jammu e Kashmir. Denunciamo l'uso crescente da parte dell'attuale governo indiano di pratiche e politiche in stile israeliano.

Introducendo, con decreto presidenziale, modifiche giuridicamente discutibili della costituzione indiana, il governo di destra a Delhi ha ulteriormente pregiudicato i diritti riconosciuti a livello internazionale del popolo del Kashmir, in particolare il suo diritto di decidere democraticamente sul proprio futuro, senza che [Delhi, N.d.T.] ne venga informata o dia il consenso.

Il governo indiano ha imposto questa decisione il 5 agosto, mantenendo il Kashmir isolato dal mondo, con le sue linee telefoniche e internet bloccate, i suoi leader politici posti agli arresti domiciliari e le sue strade sotto un rigido coprifuoco rafforzato da un massiccio dispiegamento di esercito, paramilitari e forze di polizia.

La valle del Kashmir era già tra le zone più militarizzate del mondo e ora quasi un milione di persone armate vi sono impiegate per imporre la decisione del governo. Più di una settimana dopo, Il coprifuoco e il blackout delle comunicazioni sono ancora in atto. Venerdì, sono arrivate le prime notizie di massicce proteste a Srinagar, con l'uso di gas lacrimogeni e colpi di arma da fuoco da parte del personale di sicurezza indiano. I giornalisti in visita hanno incontrato vittime con ferite da arma da fuoco negli ospedali, alcuni dei quali colpiti mentre si accingevano a studiare o mentre preparavano il pane nei loro negozi.

Le storie di atrocità e violazioni dei diritti umani non sono nuove nel Kashmir. Organizzazioni per i diritti umani hanno registrato omicidi extragiudiziali, detenzioni arbitrarie, torture, stupri, sparizioni forzate, accecamenti di massa e repressioni di proteste e manifestazioni democratiche, insieme all'immunità giudiziaria garantita alle forze armate da oltre 30 anni. Il Kashmir è stato concepito come luogo conteso tra due stati detentori di armi nucleari, l'India e il Pakistan, e mai come popolo con le proprie aspirazioni e diritti stipulati dalle Nazioni Unite.

Recentemente, nel 2018, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha pubblicato un rapporto esauriente sulla situazione in Kashmir chiedendo l'accesso a un'indagine indipendente, che l'India ha respinto come "falsa narrativa".

Come Palestinesi, sentiamo profondamente la sofferenza della gente nel Kashmir sottoposta a una repressione militare che in così tanti casi è simile alle forme di sottomissione e controllo da parte di Israele. Oggi, il governo Modi si è letteralmente ispirato al progetto israeliano degli insediamenti per consentire cambiamenti demografici forzati sul campo. I cambiamenti costituzionali introdotti dal governo del BJP annullano la capacità dello stato Jammu e Kashmir di emanare le proprie leggi in materia di proprietà, occupazione, residenza, ecc. In assenza di questa clausola, e dato che Nuova Delhi sta già favorendo gli investimenti privati, la natura demografica della regione è destinata ad essere modificata in modo permanente, sulla base del modello israeliano consistente nel creare "fatti compiuti sul terreno" attraverso insediamenti coloniali illegali nel territorio palestinese occupato.

Ispirarsi alle pratiche degli insediamenti coloniali israeliani è solo l'ultimo passo nei rapporti sempre più profondi e di stima dell'India, sotto la guida di Modi, con Israele e l'apartheid israeliano. Come abbiamo osservato negli anni, l'India sta prendendo in prestito la metodologia e l'ideologia di Israele e sta usando le armi israeliane per controllare il Kashmir. Nel 2014, l'allora ministro degli interni del governo BJP Rajnath Singh ha visitato Israele e ha affermato di essere stato "colpito" dalla recinzione elettronica che mantiene il blocco di due milioni di Palestinesi a Gaza. Un recinto simile è già stato installato lungo la linea di controllo tra India e Pakistan. L'India è il più grande importatore mondiale di armi israeliane. I fucili Tavor, il simbolo stesso dell'autorità militare nella valle del Kashmir e i droni che l'India schiera per controllare la regione sono di fabbricazione israeliana. Delegazioni militari israeliane hanno visitato il Kashmir per addestrare le truppe indiane.

Benjamin Netanyahu sarà di nuovo in visita in India a settembre, e torneranno sul tavolo, come già nella riunione precedente, accordi importanti relativi alle armi. Le armi israeliane che l'India usa per opprimere gli abitanti del Kashmir sono state "testate sul terreno" sui corpi dei Palestinesi.

La nostra campagna per un embargo militare globale nei confronti di Israele, quindi, è direttamente collegata all'opposizione verso la militarizzazione globale, inclusa la militarizzazione del Kashmir.

Oggi, in questo grave momento, siamo solidali con la gente del Kashmir. In India e in tutto il mondo, le forze di coscienza si oppongono a questa mossa che abroga la limitata autonomia del Jammu e Kashmir. Non dobbiamo tacere su questa storica ingiustizia che il governo guidato dal BJP ha causato al Kashmir. I nostri oppressori sono uniti e le nostre lotte saranno più forti se anche noi saremo uniti.

Invochiamo pressioni internazionali sul governo indiano perché cancelli le sue ultime misure che violano i diritti del popolo del Kashmir sanciti dal diritto internazionale e riconosca e rispetti tali diritti. Facciamo appello al popolo di coscienza in India, i cui leader un tempo guidarono il movimento globale non allineato e la lotta contro l'apartheid in Sudafrica, perché lavorino per porre fine all'alleanza militare e di sicurezza dell'India con Israele. Ciò non solo farebbe cessare la vergognosa complicità dell'India nella repressione israeliana della libertà, della giustizia e dell'uguaglianza dei Palestinesi, ma gioverebbe anche alla lotta per i diritti del popolo del Kashmir, nonché alle lotte per la giustizia sociale ed economica del popolo indiano.

Fonte: BNC
Traduzione di BDS Italia

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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