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Sulla nuova legge sionista che ribadisce unicamente l'origine del progetto razzista e colonialista

Nel 1917 il futuro primo presidente di Israele Chaim Weizmann, interrogato dal filosofo Arthur Ruppin (anch’egli convinto sionista), riguardo i possibili rapporti degli immigrati ebraici con la popolazione nativa palestinese, rispose in modo seccato: “gli inglesi ci hanno assicurato che in Palestina ci sono solo qualche migliaio di kushim (negri) che non contano nulla”.

La legge approvata il 19 luglio 2018 dal governo sionista pare abbia indignato molti, ma a dire la verità non molto. Un provvedimento esaltato dal premier Benyamin Netanyahu che l’ha definito “un momento chiave negli annali del sionismo e dello stato di Israele” e condannato dall’opposizione (con i testa i partiti arabi), dai palestinesi e dalla stessa Unione europea. A parole.

Certo, non ha indignato tutti quei palestinesi che han sempre pensato che l’unica possibilità per una vera liberazione fosse la Resistenza, che mai han creduto alle intese con i sionisti, agli accordi di Oslo, alle perenni trattative.

Anche quando leggiamo che il direttore d'orchestra Daniel Barenboim dice: “Oggi mi vergogno di essere israeliano”, ci viene in mente di chiedergli dove ha vissuto finora, cosa abbia pensato finora, quale futuro ha mai visto per i palestinesi finora.

E parliamo di una persona che sempre si è espresso a favore dei diritti dei palestinesi. A parole.

Siamo seri!

Affermare che con questa legge "gli arabi in Israele diventano cittadini di seconda classe. Questa è una forma molto chiara di apartheid" significa non aver mai visto, mai letto delle condizioni in Cisgiordania, a Gaza o nei campi profughi del Libano, della Giordania, della Siria etc.

In realtà da decenni e decenni gli arabi sono cittadini di terza, quarta, quinta classe...non sarà questa legge a renderli oggi di seconda, che oggi afferma e ribadisce solo quello che ancora una volta, da sempre, i sionisti mandano a dire ai palestinesi: non c’è futuro per voi in Palestina, ve ne dovete andare.

Non è raro trovare tra gli “indignati” gente che si domanda: “Israele riservato agli ebrei, riuscirà a restare uno Stato democratico?”. Indignazione, ma quale indignazione? Diremmo analfabetismo o voluta confusione.

Il progetto sionista da sempre, e ribadiamo da sempre, ha continuato la colonizzazione della Palestina cacciando, con le buone e/o con le cattive, la popolazione araba ivi residente, ai confini di Eretz Israel (quella “Grande Israele” che nei progetti sionisti avrebbe compreso i confini tra i fiumi Nilo ed Eufrate). I cosiddetti sionisti liberali o di “sinistra” sono sempre stati la foglia di fico per coprire, malamente, il progetto imperialista e spregevole della “Grande Israele”.

Come ha ben scritto Moni Ovadia recentemente a proposito della comunicazione sionista: “Il primo «comandamento» da seguire è: Il governo e l’esercito di Israele hanno sempre ragione. Il secondo è: gli israeliani sono sempre vittime anche se muoiono i palestinesi. Terzo chi difende i diritti autentici del popolo palestinese è un agente di Hamas. Quarto, chi denuncia ingiustizie, sadismi, stillicidi perversi contro i civili palestinesi è un antisemita e così via”.

Perdonate la lunga citazione, ma chiarisce bene che non c’è discussione possibile. Ancora una volta rimbombano due parole: “Grande Israele”. Anzi diremmo tre parole: “Grande Unica Israele”. In quel che fu Palestina non c’è posto per altro.

Quindi, perché scandalizzarci di fronte a questa legge, che ha semplicemente reso evidente al mondo intero la verità conosciuta da ancora prima del 1917?

Quando si dice che il governo di Benjamin Netanyahu fa ciò che vuole, spingendosi ben oltre ciò che fecero i suoi predecessori, emerge in maniera chiara quanta complicità e masochismo ci sia in Occidente, non solo concretamente fattivi, queste occasioni evidenziano quanto si sia supinamente complici della narrazione sionista.

I fatti mostrano che sono tutte chiacchiere e balle: TUTTI i governi israeliani hanno condotto lo stesso progetto sionista nelle condizioni date, a volte è stato possibile spingersi molto, altre volte meno, ma la direzione è SEMPRE stata la stessa: la “Grande Unica Israele”.

Pensate forse che la questione di Gerusalemme capitale di Israele sia stata una idea di Trump? Oppure pensate che sia sempre esistita? La risposta indicherebbe il grado di conoscenza e consapevolezza.

Una cosa dovrebbe essere chiara a tutti e tutte: se all’interno dello stato di Israele ci fosse solo un pizzico di volontà per permettere uno stato per i palestinesi, questo si realizzerebbe in una frazione di secondo, altro che decenni di “trattative di pace”.

O si parte da questa verità o si gira attorno volutamente. Tutto il male possibile si può dire dei sionisti, ma non certo che han nascosto le loro reali intenzioni, mai. E qui le citazioni potrebbero abbondare. I piani dei sionisti, come detto e ripetuto, sono sempre stati chiari.

L’aspetto grave, uno degli aspetti più gravi, è che non ci si può fidare dell’ANP, ha eseguito fin troppo bene il ruolo scrittogli da Israele e dagli USA. La politica dell’ANP e le sue scelte sono servite per reprimere (anche militarmente) dall’interno i palestinesi, per sottometterli, impedendo proteste e permettendo tutto quello che serviva alla glorificazione di Abbas e dei suoi scagnozzi.

L’ANP, piaccia o meno, è diventata un ostacolo per la liberazione della Palestina.

Un sondaggio realizzato dal “Centro Palestinese per la Politica e la Ricerca” dichiara che la maggioranza dei palestinesi attribuisce prevalentemente la colpa a Israele e all’ANP per l’assedio di Gaza, e che per lo più pensa che l’ANP sia diventata “un peso per il popolo palestinese”. In questo senso è ancora più grave la continua collaborazione dell’Anp con gli apparati repressivi dell’occupazione.

Fino a quando non si è capaci di uscire dal dualismo delle trattative di pace e delle tregue, di più o meno lunga durata, il destino dei palestinesi è segnato, tragicamente segnato.

Solo l’unità dei palestinesi, il totale abbandono del collaborazionismo con Israele ma anche coi paesi arabi - fidati amici dei sionisti – e la ricerca di veri e sinceri amici della lotta di liberazione palestinese potrà ancora far crescere quell’ardore di dignità e patriottismo che ha permesso di resistere alla più feroce repressione sionista, ai mille massacri perpetuati dall’infame sionismo.

Infine concludiamo con un’altra citazione, ben più importante di qualsiasi altra, quella dei prigionieri politici palestinesi che meriterebbe massimo ascolto e rispetto.

Nel gennaio 2007 Marwan Barghouti per Fatah, Abdul Khalek el-Natche per Hamas, Ahmad Sa’adat per il Fplp, Bassam el-Saadi per Jihad islamico, Mustafa Badarni per il Fronte Democratico, dai lager sionisti scrivevano:

Dalle nostre celle, richiamiamo i nostri fratelli e sorelle, a ricordare l’importanza dell’unità, alla luce della crescente divisione nel seno del popolo. In applicazione di questo, noi condanniamo unanimemente, gli atti di assassinio, sequestri e l’abuso di vandalismi verbali. Queste sono le scintille che portano alla catastrofe e che dobbiamo prevenire a tutti i costi. [...]

O nostro grande popolo, noi chiediamo ai nostri fratelli, agli eroi della lotta armata, di mantenere la purezza delle loro armi. Queste armi sono per la salvaguardia del paese e della sua gente, e devono essere, oggi più che mai, puntate contro l’occupante israeliano. E chi punta la sua arma contro il petto del suo fratello palestinese, dimentica il patto d’onore secondo il quale queste armi devono essere usate per resistere all’occupazione”.

Invece sono stati silenziati, pena essere abbandonati.

Questa la Lotta di Liberazione palestinese oggi...cambiare è possibile, cambiare è necessario!

Collettivo PalestinaRossa

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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