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Testo integrale del discorso del FPLP nel corso dell'ultima riunione del Consiglio Centrale Palestinese tenutasi a Ramallah

Fratello Presidente del Comitato Esecutivo Palestinese ... Fratello Presidente del Consiglio Nazionale Palestinese ... Sorelle e Fratelli membri … Un saluto alla Palestina con la sua Valle del Giordano e il suo mare, il suo prato ed il suo deserto.

Con profonda appartenenza e fedeltà al nostro grande popolo, al sangue dei suoi martiri, ai suoi feriti, ai suoi eroici prigionieri e la loro sofferenza ed ai suoi profughi tormentati, tutti guidati dalla volontà di rispettare i nostri diritti storici e nazionali, i quali sono inalienabili, inderogabili e non negoziabili. Sottolineiamo sempre e comunque la sostanziale contraddizione ed incompatibilità tra la nostra identità nazionale e il progetto sionista, tra le aspirazioni libertarie del nostro popolo e le progressive politiche aggressive ed espansionistiche dell’occupante, senza negare il diritto della lotta democratica politica e sociale all’interno del nostro quadro nazionale unitario e tra il nostro popolo, rifiutiamo di gestire le nostre istituzioni e d’intraprendere le nostre relazioni o decisioni nazionali con la mentalità del: “Dì quello che vuoi che io faccio quello che voglio”.

Oggi non diremo “ve l’avevamo detto” a coloro che hanno appoggiato le proposte americane di “Madrid” e “Oslo”, tuttavia, invitiamo tutti a prendere coscienza ed di indietreggiare da tali processi, specialmente dopo aver visto i risultati fallimentari dei negoziati e l’inutilità nel proseguire con essi, al contrario, vediamo una pericolosità nell’aggrapparsi ai negoziati in quanto hanno da sempre dimostrato la loro utilità solamente per coprire ed accrescere l’occupazione oltre che massimizzare la confisca delle terre, la costruzione di colonie e la giudaizzazione del territorio, torturando il nostro popolo lasciando libero spazio alle azioni criminali dei coloni, oltre che agli omicidi mirati, le incursioni e il blocco totale della Striscia di Gaza e le limitazione alla libertà di movimento in tutto il territorio della Cisgiordania, la detenzione amministrativa, gli attachi ai luoghi sacri, etc. Per non menzionare il grave errore svolto dall’OLP, trasferendo il centro del potere decisionale nazionale all’ANP la quale legata ad “Oslo” e le annesse condizioni, restrizioni, obblighi politici, economicie di sicurezza, finì per svuotarsi del suo ruolo e contenuto politico.

Le nostre divisioni interne ed i nostri problemi nazionali dalle mille sfaccettature dovrebbero portare il nostro Consiglio Nazionale a porsi degli interrogativi e favorire la nascita di discussioni per analizzare i fatti all’ombra dei negoziati, non solamente quelli in corso ma anche quelli passati guardandoli alla luce delle trasformazioni globali in atto, come il declino della posizione prestigiosa e del peso politico mondiale degli Stati Uniti e l’emergere di un nuovo sistema politico mondiale multipolare ed in parallelo il risveglio dei movimenti popolari arabi dopo un lungo letargo. Tutto ciò avrà un impatto positivo sulla nostra causa. Non ci dobbiamo dimenticare che l’arresto di questi sterili negoziati e l’aumento del nostro impegno politico sul territorio cessando di accettare compromessi, svolgerebbe un ruolo cruciale nell’innescare e risvegliare il nostro popolo e spingerebbe a riattivare il ruolo dei nostri alleati nel mondo, specialmente all’interno Consiglio di Sicurezza, che non considera minimamente di ascoltare le nostre ragioni a patto che accettiamo i negoziati bilaterali con il nemico e il loro fedelissimo alleato, gli Stati Uniti. Abbiamo vari amici nel mondo che stanno conducendo campagne di boicottaggio accademico culturale ed economico nei confronti d’Israele, escludendo qualsiasi tipo di “normalizzazione” con essa.

Alla vigilia della scadenza di questo round dei negoziati non affermiamo niente di nuovo dicendo che le politiche dell’occupazione violano il nostro popolo, la nostra terra, la nostra patria, i nostri prigionieri, la nostra sicurezza, la nostra acqua, i nostri figli ed i nostri luoghi sacri... Israele porta avanti una politica violenta di attacco che non lascia spazio per degli accordi illusori, al contrario spinge e carica il nostro popolo che non si è mai fermato di lottare. Noi ci dobbiamo unire ed essere pronti a tutte le possibilità.

Il governo di Netanyahu è il governo più estremista, espansivo, aggressivo e razzista della storia di Israele, ed ha come unico obbiettivo raggiungere i propri scopi ed imporre solamente condizioni svantaggiose alla nostra causa: come il riconoscimento dello Stato di “Israele” come “Stato ebraico”. Lo stesso governo che ha minacciato di espellere i Palestinesi che vivono nei territori occupati nel 48’ (attuale stato Israeliano) e l’eliminazione del diritto al ritorno, infatti, Israele continua ad imporre fatti concreti sul territorio come le colonie e la continua giudaizzazione della Cisgiordania e di Gerusalemme. Tutto ciò porterà alla resa del nostro popolo e la liquidazione della sua causa e dei suoi diritti in tutti i suoi aspetti.

In modo da poter uscire dalla nostra situazione e per poter riunificare la volontà del nostro popolo, noi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, chiediamo al consiglio di prendere le seguenti decisioni:

Primo: un esplicito rifiuto del piano riduttivo di Kerry e la cessazione definitiva delle trattative ed il coordinamento di sicurezza che ne consegue, smettere di azzardare sui negoziati che altro no sono che un opzione sterile e distruttiva. Bisogna rimettere la questione palestinese sul tavolo delle Nazioni Unite e far pressione su tutte le risoluzioni che ci riguardano, pretende che “Israele” rispetti ed attui tutte le decisioni e non che le negozi.

Bisogna considerare questo primo punto come un elemento che deve essere vincolante per il Comitato Esecutivo, il quale non si è mai impegnato a rispettare alcune delle condizioni minime stabilite dal nostro Consiglio per poi poter riprendere i negoziati: in primis, il totale fermo della costruzione delle colonie, l’applicazione delle risoluzioni internazionali come base per poter ritornare a negoziare, la liberazione dei detenuti politici. Al contrario, si sono ripresi i negoziati dopo il riconoscimento internazionale dello Stato Palestinese, utilizzandola come valida merce di scambio evitandone l’utilizzo costruttivo all’interno di una visione globale per diventare membro delle varie istituzioni delle Nazioni Unite, in particolare la Corte Penale Internazionale.

Secondo: dirigersi e disporre di una volontà politica seria per attuare le disposizioni della “Dichiarazione di Gaza”, senza ulteriori ritardi, procrastinazioni o chinarsi alle minacce esterne, particolarmente quelle Americane ed Israeliane. Accogliamo questa dichiarazione come una tabella di marcia per porre fine alla devastante divisione interna e la creazione di un’unità nazionale. Iniziando con l’impegno di tutti nell’attivare la decisione del “Cairo” che esorta a riorganizzare il quadro politico palestinese e la sua leadership, per riattivare il ruolo dell’OLP, svolgendo delle elezioni del Consiglio Nazionale e nel quale vi sia la partecipazione di tutti i Palestinesi, in partia e nella diaspora. Inoltre svolgere elezioni del Consiglio Esecutivo e della presidenza nei prossimi sei mesi in un periodo di tempo che non vada oltre sei mesi con lo scopo di radunare le volontà del nostro popolo e per unificare le sue energie, porsi attorno ad una visione e leadership unica ed un programma politico di lotta unico, considerando tutt’ora “l’accordo dei prigionieri” firmato da tutte le fazioni politiche la più valida base politica su cui lavorare.

Terzo: Confermare il diritto del nostro popolo a resistere con tutte le forme e metodi di resistenza, adottare un metodo piuttosto che un altro dipende dalle esigenze politiche del momento, mentre la lotta popolare è una scelta che spetta ad ogni singolo individuo e non deve essere fatta preferenza di una forma sull’altra.

Limitare il concetto di resistenza popolare al contesto pacifico, lo svuota del suo contenuto rivoluzionario e l’intifada è il più grande esempio di creatività del nostro popolo; pacifica, violenta, popolare, tribale con fazioni politiche, economiche e culturali, tutte hanno avuto un ruolo fondamentale nel sconvolgere il nemico, perfino nel neutralizzare la sua capacità militare e superarlo politicamente e moralmente.

Fratelli, Compagni, Sorelle e Compagne...

Questa è la nostra visione per la gestione del conflitto nella sua fase attuale e per poter uscire da questa nostra condizione che conseguentemente ci ha portati alla divisione e ad accettare infruttuosi e sterili negoziati.

Speriamo nella vostra disponibilità a discutere la nostra visione, considerando i risultati disastrosi che si sono ottenuti e hanno portato al riconoscimento della risoluzione 242, che ha premesso ai futuri progetti americani e sionisti di aver luogo e ci ha portati a gravissime rinunce, in primis riconoscere l’esistenza di “Israele” e conseguentemente la sua sicurezza, tutto ciò ha portato alla rinuncia in maniera gratuita e frettolosa dei valori presenti nella nostra “Carta Nazionale”

Vi auguriamo sinceri saluti ... pace ai martiri ... guarigione ai feriti ... libertà ai deteuti!
 

Il Fronte Popolare Per la Liberazione della Palestina
 

Fonte: PFLP
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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