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Un prigioniero politico paga per tutti

Accanimento giudiziario contro Georges Ibrahim Abdallah

Nicolas Sarkozy ha rilanciato la “guerra al terrorismo”, procedendo ad arresti tanto spettacolari quanto inutili. Già durante l’inverno 1985-1986, alcuni attentati a Parigi avevano fornito il pretesto per una campagna di disinformazione contro i compagni di Georges Ibrahim Abdallah, considerati i responsabili.

Di Marina da Silva e Alain Gresh Presto avrà scontato più anni di carcere di Nelson Mandela. Insieme al palestinese Karim Younes, al militante delle Black Panthers Mumia Abu Jamal e all’indiano-americano Leonard Peltier, è uno dei più vecchi prigionieri politici al mondo.

Ed è in Francia – attualmente al Centro Penitenziario di Lannemezan, negli Hautes Pyrenèes che marcisce da oltre 27 anni. Arrestato nella capitale il 24 ottobre 1984, Georges Ibrahim Abdallah, nato il 2 aprile 1951 a Kobayat, nel nord del Libano, è stato condannato nel 1987 all’ergastolo. Malgrado una rete di sostegno attivo, che non smette di manifestare per la sua liberazione, il muro del silenzio resta difficile da frantumare. Per quanto possa sembrare strano, ciò è accaduto grazie a Yves Bonnet, prefetto onorario, ex direttore della Direzione della sorveglianza del territorio che aveva contribuito all’arresto di Abdallah. Intervistato il 28 dicembre 2011 da France 24, l’ex capo del controspionaggio francese (tra il 1982 ed il 1985) ha rilasciato una clamorosa dichiarazione: “Questa ingiustizia è durata abbastanza: è andata oltre ogni limite ragionevole. Niente giustifica più la sua detenzione. Che lo si metta su un aereo, lo si rimandi in Libano, dove le autorità sono disposte ad accoglierlo”.

Bonnet ha anche ammesso di aver provato “rammarico” dopo l’accordo che aveva ottenuto nel 1985: Abdallah doveva essere liberato è scambiato contro Gilles Sidney Peyroles, consigliere culturale francese a Tripoli, sequestrato nel marzo dello stesso anno in Libano dalla Frazione Armata Rivoluzionaria Libanese (FARL).

“Ho un problema di coscienza con questo caso: La Francia ha tradito la parola data, e si è voluto far credere avesse negoziato da solo”: La storia di Abdallah è indissociabile da quella della guerra in Libano ed in particolare dell’invasione israeliana di Beirut nel 1982-20.000 morti civili libanesi e palestinesi-, sostenuta dagli Stati Uniti.

Militante rivoluzionario, aderisce prima al partito nazionalista sociale siriano (PNSS), poi raggiunge il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP), prima di ritrovarsi sospinto in Europa nella FARL, per cercare di portare in Occidente la guerra subita in Medioriente. Gli vengono attribuiti sette attentati tra il 1981 e il 1984, fra cui l’assassinio a Parigi, il 18 gennaio 1982, del tenente-colonnello Charles Robert Ray, vice addetto militare all’ambasciata degli Stati uniti in Francia, e quello di Yacov Barsimentov, secondo consigliere dell’ambasciata si Israele, il 3 aprile dello stesso anno. Condannato il 10 luglio 1986 per associazione sovversiva e detenzione di esplosivi, sarà giudicato una seconda volta per complicità in omicidio volontario dopo la scoperta, fra le armi sequestrate in un appartamento che aveva affittato, della pistola che sarebbe servita per quegli omicidi. L’ambasciatore degli Stati uniti in Francia e la famiglia del tenente colonnello Rey si costituiscono allora parte civile; le pressioni americane e israeliane si accentuano per ottenere una condanna più pesante. Si saprà più tardi che l’avvocato di Abdallah, Jean Paul Mazurier, passava informazioni sul suo cliente alla Direzione generale della sicurezza esterna (Dgse): un caso unico negli annali della giustizia francese.

Il secondo processo si svolge in un momento in cui la Francia ha appena subito un’ondata di attentati senza precedenti. Tra dicembre 1985 e marzo 1986, sono state uccise diverse persone. Gli attacchi vengono rivendicati dal Comitato di solidarietà con i prigionieri politici arabi del Medioriente (Csppa), che esige la liberazione di Abdallah e quella di Anis Naccache, condannato per il tentato omicidio di Shapur Bakhatiar, ultimo primo ministro dello shah d’Iran, il 18 Luglio del 1980. I fratelli si Abdallah, che risiedono in Libano, vengono accusati formalmente e ricercati attivamente. Saranno scagionati in seguito, quando quegli attentati verranno imputati a un gruppo smantellato nella primavera del 1987 e legato ai servizi iraniani: Tehran, in guerra con l’Iraq, cercava di far pagare alla Francia e a Jacques Chirac, allora primo ministro, il loro sostegno totale (principalmente militare) al regime di Saddam Hussein. Abdallah farà le spese di questo intreccio di interessi: prenderà il massimo della pena, oltre le richieste del procuratore generale. Dal 1999, avrebbe potuto aspirare alla libertà condizionale. Ma non aveva fatto i conti con l’accanimento giudiziario e le ingerenze americano-israeliane, che coì ci riassume il suo avvocato Jacques Vergès, mostrando documenti del dipartimento di Stato: “E’ il governo degli Stati uniti che oppone un veto internazionale alla sua liberazione”. Appoggiandosi sulle recenti dichiarazioni di Bonnet, Abdallah ha presentato una nuova richiesta. Prima d’ra, aveva inoltrato sette domande di libertà condizionale, l’ultima a Maggio 2009. Nel novembre 2003, la giurisdizione di Pau aveva autorizzato la scarcerazione, ma la procura della Repubblica aveva fatto appello e ottenuto l’annullamento del dispositivo.

Abdallah offre tutte le garanzie di reinserimento richiesto.

Soprattutto, potrebbe tornare nel suo paese, come ci ha confermato il ministro degli Affari esteri libanese Adnan Mansour: “E’ il momento di liberarlo, tanto più che il suo comportamento in carcere è stato esemplare. E’ una questione di umanità. Sarà certamente accolto nel nostro paese, poiché p cittadino libanese”. Una posizione ribadita dal primo ministro Najib Mikati durante un visita ufficiale a Parigi, in febbraio. Abdallah è stato l’ostaggio di un periodo politico particolare, in cui virgola, tuttavia, il governo non ha smesso di governare, così, Naccache e i suoi quattro coaccusati sono stati graziati e poi espulsi e rimandati in Iran dal 1990, nel quadro della ripresa delle relazioni tra Parigi e Tehran. Non sarebbe tempo di riconoscere che Abdallah ha già pagato abbastanza il suo impegno politico?

MARINA DA SILVA & ALAIN GRESH
 

Fonte: Le Monde Diplomatique - Il Manifesto, maggio 2012
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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