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Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca tra le banche che finanziano le colonie illegali israeliane

Comunicato stampa

Alcune delle più importanti banche e aziende finanziarie italiane hanno investimenti o forniscono prestiti e garanzie per oltre 7 miliardi di dollari a imprese coinvolte nelle colonie illegali di Israele nei Territori palestinesi occupati.

Lo rivela uno studio pubblicato ieri da Don’t Buy Into Occupation (DBIO), una coalizione di 25 ONG palestinesi ed europee che indaga e documenta le relazioni economiche e finanziarie delle imprese europee con le colonie illegali israeliane.

Tra le banche italiane che finanziano le attività nelle colonie illegali figurano Unicredit, che si è guadagnata un posto tra i primi 10 istituti di credito in Europe con $3.584 milioni, Intesa Sanpaolo con $2.448 milioni, Mediobanca con $676 milioni e Banca d'Italia con $300 milioni. Mentre le holding finanziarie Anima e Azimut investono $63 e $15 milioni rispettivamente, e Assicurazioni Generali $3 milioni nelle imprese coinvolte nelle colonie illegali.

Le attività israeliane nei Territori palestinesi occupati finanziate tra il 2018 e maggio 2021 da istituti di credito italiani variano da cave e cementifici a servizi turistici e infrastrutture per trasporti, comunicazioni e servizi idrici nelle colonie illegali; costruzione di colonie, del muro di separazione e di checkpoint militari; produzione di macchinari per la demolizione di case palestinesi.

Inoltre Unicredit finanzia, con $872 milioni, la multinazionale tedesca MAN Group, che produce il telaio per le macchine "Skunk", utilizzate dall’esercito israeliano per lanciare getti di liquidi putridi contro manifestanti pacifici e dentro le case palestinesi nei Territori palestinesi occupati.

Il rapporto chiarisce che: “Le colonie israeliane, il loro mantenimento e l’espansione sono illegali secondo il diritto internazionale e costituiscono atti che comportano responsabilità penale individuale come crimini di guerra e crimini contro l'umanità ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.”

La coalizione di ONG DBIO chiede agli istituti finanziari di attivare adeguati strumenti di controllo e di esercitare pressione sulle imprese coinvolte in attività nei Territori palestinesi occupati per farle cessare. Chiede alle imprese di interrompere tutte le attività e i rapporti con le colonie israeliane illegali e oltre a prevedere adeguate forme di riparazione rispetto agli impatti negativi delle loro attività.

Chiede ai governi e alle istituzioni europee di fare in modo che le imprese che operano all'interno della loro giurisdizione si impegnino a implementare procedure di verifica per prevenire violazioni dei diritti umani.

Infine, agli enti locali chiede di applicare la legge sugli appalti pubblici in linea con gli obblighi e le responsabilità previsti dalle UNGP e delle linee guida dell'OCSE, onde evitare l'aggiudicazione delle gare ad imprese coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale. 

BDS Italia
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BDS Italia è un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l'occupazione e l'apartheid israeliane, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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