Accordi di OSLO

Quando la negazione dell’esistenza dei palestinesi diventa un genocidio

Durante una maestosa intervista rilasciata alla stampa israeliana alla vigilia della “Giornata dell’Indipendenza” Shimon Peres, l’attuale presidente israeliano, ha detto che: «Ricordo come è iniziato il tutto. L’intero stato di Israele è un millimetro dell’intero Medio Oriente. Un errore statistico, una terra arida e deludente, paludi a nord, il deserto a sud, due laghi, di cui uno morto, ed un fiume sopravvalutato. Nessuna risorsa naturale ad eccezione della malaria. Quì non c’era niente. Ed ora abbiamo la migliore agricoltura del mondo? Questo è un miracolo: una terra costruita dal popolo» (Maariv, 14 Aprile 2013).

Questo racconto inventato espresso dal cittadino numero uno e portavoce di Israele evidenzia quanto la narrazione storica sia parte della realtà attuale. Questa impunità presidenziale riassume la realtà alla vigilia della 65° commemorazione della Nakba, la pulizia etnica della Palestina storica. 65 anni dopo il fatto inquietante non è che il capo del cosiddetto stato ebraico, ed anche la quasi totale maggioranza del neoeletto governo e del parlamento,  sostenga questo punto di vista. Il fatto preoccupante e provocatorio è l’immunità globale accordata a questa impunità.

Intervista sulla questione palestinese a Susanna Senigallia e a Wasim Dahmash

L’intervista è stata realizzata in occasione della presentazione del libro “Ebrei arabi: terzo incomodo?” Edizioni Zambon. Il libro è una raccolta di saggi sul conflitto israelo-palestinese, curato da Susanna Sinigaglia, ebrea pacifista, scrittrice e traduttrice e con la presentazione di Wasim Dahmash, palestinese, professore di Lingua e Letteratura araba all’Università di Cagliari.

L’iniziativa, svoltasi il 3 novembre 2012, è stata organizzata dall’Istituto Euro Arabo di Studi Superiori, in collaborazione con il Liceo scientifico e classico G. P. Ballatore e col patrocinio dell’Amministrazione Civica di Mazara del Vallo.

F. M. Con Susanna Sinigaglia parleremo del suo ultimo libro intitolato “Ebrei arabi: terzo incomodo?”, che è una raccolta di scritti inediti che cerca di dare una risposta al problema della questione palestinese. Come nasce questo suo volume?

Resistenza popolare in Palestina

Una storia di speranza e di emancipazione, libro di Mazin Qumsiyeh*, pubblicato in inglese e ora disponibile da Pluto Press (Londra); può essere prenotato per la consegna ai primi di gennaio anche da Amazon, Barnes, Noble etc... presto disponibile anche in arabo, tedesco e italiano.

"Questo è un libro tempestivo e notevole, scritto dal cronista contemporaneo più importante della resistenza popolare in Palestina. Mazin Qumsiyeh evoca brillantemente lo spirito del Mahatma Gandhi, di Edward Said, di Rachel Corrie e molti altri, per dire la verità nuda e cruda sulla Palestina e sul colonialismo dei coloni sionisti. Ponendo l'accento su 'la storia e l'attivismo dal basso', questo è un lavoro di enorme significato. Sviluppando ulteriormente le sue idee originali sui diritti umani in Palestina, sull'attivismo dei media, le politiche pubbliche, la resistenza popolare non violenta, il libro di Mazin Qumsiyeh è una lettura obbligatoria per chiunque sia interessato alla giustizia e a come produrre la svolta necessaria nel conflitto israelo-palestinese" Prof. Nur Masalha

Intorno un deserto - di Alfredo Tradardi

ISM-Italia, Torino, 4 aprile 2013

Intorno un deserto
Sono passati 66 anni dalla risoluzione di partizione della Palestina!
Sono passati 65 anni dall'inizio della pulizia etnica della Palestina!

Sono passati 65 anni dalla costituzione dello Stato di Israele!
Sono passati 49 anni dalla costituzione dell'OLP (l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina)
Sono passati 46 anni dalla occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza!
Sono passati 40 anni dalla guerra del Kippur!
Sono passati 31 anni dal massacro di Sabra e Chatila!

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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