Accordi di OSLO

A proposito di soluzioni politico-istituzionali del conflitto in Palestina

Il presente articolo è costituito da materiali già pubblicati dall’autore nel bollettino dell’Associazione di solidarietà internazionale “Rete Radiè Resch” nel dicembre 2009 e su altri periodici

Per affrontare la questione del tipo di assetto politico-istituzionale da dare al territorio palestinese è necessario fare alcune premesse:

  1. Nel territorio della Palestina mandataria esiste oggi uno Stato unico, lo Stato d’Israele, basato su una dottrina di esclusione/inclusione, la dottrina sionista, sulla quale si è creato un sistema di apartheid che condiziona ogni aspetto della vita quotidiana sia degli esclusi, i palestinesi, sia degli inclusi, gli israeliani, e di cui il muro di separazione è solo la manifestazione più apparente;

Autorità Palestinese: Israele viola l’Accordo di Oslo sul prezzo dell’acqua

Quest’estate dirigenti palestinesi dell’amministrazione dell’acqua speravano che la crisi idrica sia migliorata nell’area di Hebron e nella Striscia di Gaza, dopo che era stato raggiunto un accordo su acquisti aggiuntivi di acqua da Israele.

Tuttavia le loro speranze sono state annullate quando è emerso che Israele sta contemporaneamente cercando di aumentare i prezzi, non solo per la quantità aggiuntiva, bensì per tutta l’acqua che vende ai palestinesi, deviando dalla formula di aggiornamento dei prezzi stabilita nell’Accordo di Oslo. Secondo i palestinesi, gli israeliani stanno cercando di sfruttare la loro situazione di debolezza e il crescente risentimento del pubblico per la penuria d’acqua.

Nel suo 12° anniversario l’Intifada di Al-Aqsa è stata rappresentata come un referendum, a dimostrare il fallimento degli accordi di Oslo

Nel dodicesimo anniversario dell’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha dichiarato che l’Intifada è stata come un referendum espresso nel sangue sul disastroso e presunto processo di pace ratificato dagli accordi di Oslo.

L’Intifada di Al-Aqsa è esplosa dopo la presa d’assalto della stessa Al-Aqsa da parte del ministro della guerra sionista e dal relativo esercito, dopo il fallimento dei negoziati “Camp David 2″ nel 2000.

L’Intifada era un movimento di difesa che è emerso dopo l’uccisione a sangue freddo di centinaia di palestinesi da parte dell’esercito di occupazione durante delle proteste pacifiche contro l’occupazione e l’insediamento.

Dodici anni dopo risulta ancora in modo chiaro l’intento dei negoziati bilaterali e degli impegni economici e di sicurezza tenuti sotto gli auspici degli Stati Uniti. Tali accordi sono diventati strumenti delle forze di occupazione, di fatto utilizzati per asservirne le esigenze economiche e di sicurezza, per promuoverne lo “stato dai confini temporanei”, espanderne gli insediamenti, diffondere il giudaismo a Gerusalemme e nel West Bank e negare i diritti dei palestinesi.

Smascherare il razzismo dietro la soluzione dei due stati

È stato detto e scritto molto riguardo gli accordi di Oslo e Ginevra. I firmatari sostengono che all’inizio questi documenti molto discussi hanno aperto nuove possibilità di “cooperazione” per quelle posizioni che per lungo tempo sono parse inconciliabili.

Per esempio i firmatari dell’accordo di Ginevra, Yasser Abed Rabbo e Yossi Beilin, credono che “l’unica soluzione del conflitto israelo-palestinese sia la fondazione di due stati”.  E, in quello che suona come un avvertimento, il secondo [il negoziatore sionista NdT] aggiunge che la finestra per la soluzione dei due stati non resterà aperta per un tempo indefinito e che Israele sarà costretta ad affrontare la “minaccia demografica” imposta su di essa dai palestinesi nella Palestina storica. Al contrario questo articolo sostiene che, date le condizioni attuali, la soluzione dei due stati nega la possibilità di una coesistenza reale fondata sull’uguaglianza.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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