Accordi di OSLO

Ieri ci si vendeva per trenta denari, oggi per biscotti e datteri?

E' di martedì scorso la notizia secondo cui Israele starebbe concedendo i permessi per esportare dalla Striscia di Gaza alcuni prodotti verso la Cisgiordania. Ne ha dato notizia Haaretz quotidiano che ha riportato anche le dichiarazioni del direttore dell'ONG Gisha - "un passo significativo verso la realizzazione dell'impegno del governo israeliano per permettere lo sviluppo economico dei palestinesi che vivono a Gaza"- e di un produttore: "per cinque anni, non mi hanno permesso di esportare nulla", dice Mohammed Said al-Talabani, che possiede una fabbrica di biscotti in Dir al-Balah che impiega 400 persone. "Stanno per darmi il permesso ora, dopo otto mesi di negoziati. Il Programma Alimentare Mondiale ha acquistato 150 tonnellate di biscotti da me, che verranno dati alle scuole in Cisgiordania". Questa, continua il quotidiano, è la prima volta che Israele permette l'esportazione da Gaza alla Cisgiordania dalla vittoria di Hamas.

Analisi: la normalizzazione della sinistra israeliana

Mentre il resto del mondo arabo e i palestinesi, per la maggior parte, avrebbero continuato a resistere contro la normalizzazione, la sinistra israeliana l'ha appoggiata negli anni successivi alla firma degli Accordi di Oslo, ed è così nata un'industria basata su programmi “people- to-people".

L'accordo di pace tra Egitto e Israele, che è stato firmato dal presidente egiziano Anwar Sadat e il primo ministro israeliano Menachem Begin nel 1979, simboleggiava una parziale fine al boicottaggio di normalizzazione con Israele. Inutile dire che i palestinesi hanno considerato quest'azione una pugnalata collettiva alla schiena. Gli arabi lo hanno visto come un tradimento ed l'accordo è stato respinto a gran voce in tutta la regione, Egitto compreso. Quando il presidente Sadat è stato assassinato due anni dopo, ha pagato con la vita questo tradimento.

A proposito del riconoscimento preventivo dello Stato palestinese

A proposito del riconoscimento preventivo dello Stato palestinese, mi limito ad osservare che almeno dalla morte di Arafat in poi, le azioni dell'ANP (Autorità Nazionale Palestinese, alias OLP o Fatah) non sono più solo indotte da Israele, ma piuttosto coordinate con gli organi dello Stato israeliano, vedi ad esempio l'organizzazione e il ruolo della polizia palestinese, e in politica internazionale basti ricordare il caso del rapporto Goldstone. Non vedo perché un'azione politica piuttosto rilevante come quella annunciata non debba essere come altre preventivamente concordata.

I funzionari che guidano l'ANP (OLP-Fatah) non sono affatto persone stupide e sanno benissimo che non potranno disporre, come vorrebbero, di uno Stato palestinese autonomo in accordo con Israele. Allora a che cosa mirano? Si accontentano di uno Stato "temporaneo", come è nei programmi israeliani, o più modestamente di continuare a gestire l'ANP, così com'è, o più realisticamente di “tirare a campare” per qualche anno ancora.

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