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Un colpo al cerchio e uno alla botte: la posizione dell'Unione Europea al tempo delle nuove linee guida

John Kerry è irritato. Benjamin Netanyahu fuorioso. Le lobby sioniste furibonde. Ovviamente si sta parlando delle controversìa sulle nuove linee guida rilasciate dall'Unione Europea che metteranno fine ai finanziamenti e ai prestiti alle compagnie e alle istituzioni attive nelle colonie israeliane nei Territori Palestinesi Occupati. Ma più si analizza la questione, più si arriva alla conclusione che Israele e la sua cerchia di sostenitori hanno ben poco di cui lamentarsi.

Qualche settimana fa, David Cronin, giornalista e attivista politico irlandese, ha sottoposto una formale richiesta di delucidazioni alla Commissione Europea sul perchè stia attualmente finanziando un imprenditore israeliano che era coinvolto nelle costruzione di un linea metropolitana illegale nei Territori Occupati a Gerusalemme Est. Gilad Rafaeli è un nome molto noto alla Commissione Europea in Israele per un progetto di sicurezza dei trasporti, supportato da circa 25 mln di € in finanziamenti da parte dell'Europa. Il curriculum vitae di Rafaeli evidenzia come tra il 2006 e il 2011 fu ingaggiato per lavorare sul sistema di metropolitana leggera a Gerusalemme.

Le nuove linee guida testano la forza di volontà dell'Unione Europea

Un gruppo di 51 membri del Parlamento Europeo ha scritto all'Alto Rappresentante della Politica Estera dell'UE Catherine Ashton, in quello che è l'ultimo di una serie di appelli rivolti all'Europa atti ad incitarla a non annacquare o ritirare le nuove linee guida che proibiscono all'Europa di riconoscere la sovranità di Israele sulla Cisgiordania e sulla Striscia di Gaza.

Annunciate a Luglio, le nuove linee guida dovrebbero nello specifico bloccare i finanziamenti europei a quei progetti israeliani locati nei Territori Occupati, e sospendere i prestiti alle compagnie e alle istituzioni israeliane che operano in Cisgiordania.

In questo momento storico, l'Unione Europea sta affrontando un importante test della sua capacità di volontà, data la grande pressione portata da Israele, dalle sue lobby presenti in Europa e dagli Stati Uniti per abrogare o annacquare queste nuove linee guida, con lo stato ebraico che ha dichiarato che non prenderà parte al nuovo grande progetto di ricerca e sviluppo Horizon 2020 se le nuove direttive non verranno per lo meno modificate.

Tensioni tra Unione Europea ed Israele per il progamma Horizon 2020

Il dipertimento europeo presieduto dal Commissario dell'UE, l'irlandese Marie Geoghegan Quinn, è stato coivolto nella controversia sull'erogazione dei finanziamenti europei per progetti di ricerca e sviluppi relativi alle colonie israeliani nei Territori Occupati. Mentre Israele si propone per essere inclusa del programma di finanziamenti europeo, dal prossimo anno i beneficiari israeliani dovranno dichiarare che i soldi pervenuti dall'Unione Europea non saranno impiegati in attività locate negli insediamenti israeliani.

Queste nuove regole potrebbero inficiare la prossima tornata di finanziamenti europei, Horizon 2020 [1], un programma da più di 70 mld di € per l'espansione europea nel campo delle scienza, dell'innovazione e della ricerca tra il 2014 e il 2020, a seguito delle notizie che hanno visto uno dei beneficiari israeliani dei finanziamenti europei, Ahava Dead Sea Laboratories, usare parte dei fondi ricevuti dall'Europea in un suo impianto sito in una colonia illegale nei Territori Occupati.

Le precedenti regole stabilivano che solo le università e le compagnie israeliane ufficialmente riconosciute all'interno dei confini del 1967 potessero beneficiare dei finanziamenti europei, indipendemente dai legami e dalle attività che avessero al di là della Linea Verde.

Oltre 500 accademici scrivono all'UE affinché non vengano modificate le nuove linee guida sugli insediamenti israeliani

Gli accademici europei esprimono il loro sdegno per le pressioni di Israele e Stati Uniti sull'Unione Europea. Più di 500 accademici, inclusi ricercatori di oltre 13 stati membri dell'Unione Europea, hanno oggi scritto all'Alto Rappresentante della Politica Estera dell'Unione Europea, incoraggiando l'UE a non annacquare le sue nuove linee guida che proibiscono il finanziamento europeo a progetti ed enti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati, inclusa Gerusalemme Est.

La “Lettera dei ricercatori auniversitari all'Unione Europea riguardante la partecipazione delle colonie israeliane ai programmi di ricerca europei” è stata predisposta dal Comitato Britannico per le Università in Palestina (BRICUP) e la sua controparte francese Associazione delle Università per il Rispetto del Diritto Internazionale in Palestina (AURDIP).

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