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La società civile alla Norvegia: reintrodurre il divieto agli investimenti sul costruttore di colonie Africa Israel

Tre organizzazioni palestinesi della società civile e una basata negli USA hanno raccomandato al Ministero delle Finanze norvegese di reintrodurre un divieto agli investimenti del fondo pensione Global del governo norvegese in due aziende israeliane - Africa Israele e Danya Cebus - a causa della loro attività di costruzione di case in corso nella colonia israeliana di Gilo.

La richiesta è stata fatta in una lettera firmata da rappresentanti di Palestinian Boycott, Divestment and Sanctions National Committee (BNC) (Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni), Adalah-NY: The New York Campaign for the Boycott of Israel (Campagna di New York per il boicottaggio di israele), The Civic Coalition for Palestinian Rights in Jerusalem (Coalizione civica per i diritti palestinesi a Gerusalemme) e Palestinian Anti-Apartheid Wall Campaign (Campagna palestinese contro il Muro dell'apartheid), e mandata per posta elettronica al Consiglio etico il 4 settembre.

Queste organizzazioni ritengono che la decisione norvegese dell'agosto 2013 di ritirare il divieto sia stata basata su informazioni fuorvianti fornite da Africa Israel, che negavano che fosse in corso la costruzione di colonie.

DA ATTIVISTA A ATTIVISTA

Omar Barghouti, attivista politico, leader del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) contro l’occupazione israeliana della Palestina, scrive a Luisa Morgantini, di Assopace Palestina, ex vicepresidente del Parlamento Europeo. Luisa Morgantini legge la lettera di Omar Barghouti.

Cara Luisa,

scrivendo a te e, attraverso di te, alle nostre sorelle e fratelli italiani, sento che il personale si mescola con il politico, il morale, il sociale e l’umano. Tu non sei solo una figura pubblica; tu conosci molto della Palestina, del regime di occupazione, colonialismo e apartheid di Israele, e della resistenza popolare palestinese. Dopo tutto, tu sei stata tra i più illustri, e primi, politici e attivisti italiani che si sono battuti per il nostro diritto alla libertà, alla giustizia e all’uguaglianza. Tu hai personalmente partecipato ad atti di resistenza popolare palestinese contro il muro di Israele, le colonie e la terribile occupazione, così tu sai, di prima mano, che per noi la resistenza si presenta in molte forme e aspetti.

La Chiesa Unita del Canada prende di mira con iniziative di boicottaggio tre società israeliane operanti negli insediamenti: Sodastream, Ahava e Keter Plastics

La chiesa protestante più grande del Canada, la Chiesa Unita, ha deciso di boicottare tre aziende israeliane come parte della sua campagna contro i prodotti provenienti dagli insediamenti illegali nei Territori palestinesi occupati. La campagna "Unsettling Goods: Scegli la pace in Palestina e Israele", parte sabato 1 giugno e durerà un anno. Fa appello per “azioni informative ed economiche da parte dei membri della Chiesa Unita per porre fine all'occupazione israeliana dei Territori palestinesi".

La scorsa settimana, il Consiglio Generale della chiesa ha approvato la mozione di boicottare le ditte Keter Plastic, SodaStream e Ahava, tutte e tre operanti negli insediamenti illegali. L’iniziativa si basa sulla risoluzione approvata lo scorso anno per il boicottaggio dei prodotti fabbricati negli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est, che la Chiesa considera il principale ostacolo alla pace nella regione.

Una dichiarazione sul sito web della Chiesa Unita del Canada afferma che nei prossimi mesi si impegnerà a dialogare con le tre società e a chiedere loro di cessare la produzione negli insediamenti: "Verranno informate, in caso contrario, che si avvieranno azioni economiche contro i loro prodotti".

Israele e la Ricerca europea: partner o complice?

La legislazione dell’Unione Europea, in materia di ammissibilità dei programmi di ricerca che finanzia, afferma che un progetto che “viola i principi etici fondamentali… non deve essere selezionato”.  La denuncia di 250 accademici di 14 paesi europei.

La scorsa estate 250 accademici di quattordici paesi europei, tra cui quasi cinquanta italiani, hanno firmato una lettera aperta al Commissario europeo per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza, Maire Geoghegan-Quinn, per chiedere l’esclusione dai programmi di ricerca europei di aziende e organizzazioni israeliane complici di violazioni del diritto internazionale[1].

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