Autorità Nazionale Palestinese

L'allucinazione economica palestinese

L'economia palestinese rimane ostaggio dell'occupazione militare. Eppure i media stranieri di recente presentano la Cisgiordania «in forte crescita»

Roma 16 giugno 2012

Quale miglior modo di riflettere se non quello di paragonare immaginazione e realtà, soprattutto quando la questione è l'economia palestinese? Ai principianti chiedo: "Abbiamo un'economia, reale o immaginaria?". Per lungo tempo, in molti hanno semplicemente nascosto la questione sotto il tappeto dell'occupazione militare israeliana, rispondendo di no. Come potremmo averla, se ogni aspetto delle nostre vite è gestito dal governo israeliano? Ma una simile istintiva risposta non ha avuto più senso dopo gli accordi di Oslo e la creazione dell'Autorità Palestinese. Da quel momento in poi, la realtà economica sotto occupazione è stata condita con pesanti dosi di auto-immagini artificiali.

"Non ci sarà alcuno stato palestinese" - Q&A con l'informatore dei Palestine Papers Ziyad Clot

Nel 45° anniversario della Naksa, l'ex consigliere dell'OLP e informatore dei Palestine Papers Ziyad Clots ha dichiarato che non ci sarà mai uno stato palestinese sovrano a fianco di Israele.

Il mese scorso, migliaia di ebrei israeliani hanno celebrato lo Yom Yerushalayim, o "il giorno di Gerusalemme". E' stato il 45° anniversario di quello che molti israeliani considerano la "riunificazione" di Gerusalemme, un'occasione per i sostenitori della destra di intonare canzoni nazionaliste e slogan anti-musulmani e inneggiare all'omicidio di massa avvenuto per mano del fanatico estremista ebreo Baruch Goldstein, durante la marcia trionfale attraverso il quartiere musulmano della Città Vecchia. Il 5 giugno i palestinesi hanno celebrato il giorno della Naksa, ricordando "la battuta d'arresto" del 1967. E' stato il 45° anniversario della continua occupazione militare israeliana, una data ignominiosa che ispira manifestazioni di rabbia in tutta la Cisgiordania, nella Striscia di Gaza, nei campi profughi palestinesi e nelle città di tutto il mondo.

Intervista a Micaela Miranda: "Come l'arte può lottare contro le armi"

La storia del Freedom Theatre è una storia di speranza e tragedia. Un film all'interno di una fabbrica di film. Un'oasi di libertà in un paese che purtroppo non è libero.

Lo scorso anno è stato ucciso Juliano Mer, che ha ricostruito il Freedom Theatre a Jenin, in Palestina. Ha seguito le orme di sua madre, Arna Mer, la prima a fondare il teatro, distrutto durante la Prima Intifada. Gli studenti "figli" di Arna sono morti combattendo l'occupazione israeliana. Suo figlio Juliano ha diretto un film bellissimo chiamato Arna's Children (i bambini di Arna), che documenta le origini della scuola. La loro ideologia è ben definita: la rivoluzione attraverso l'arte.

Ma l'omicidio di Juliano ha instillato paura nella comunità di Jenin: gli abitanti hanno cominciato a guardare con sospetto l'idea di mandare i propri figli alla scuola di teatro, l'unico posto in cui possono vivere in libertà, l'unico in cui le loro vite recuperano la dignità e la speranza, dove si ritrovano i sogni rubati.

Il Segretario Generale del DFLP rivela che alcuni partiti palestinesi e regionali ostacolano la riconciliazione e incoraggiano la divisione

In un'intervista al quotidiano Al-Quds del 23 maggio 2012, Nayef Hawatmeh, segretario generale del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, ha rivelato che alcune forze palestinesi e regionali vogliono ostacolare la riconciliazione e incoraggiare la divisione, che porterà alla perdita di diritti nazionali. Perciò, è necessario tornare al popolo e iniziare con delle elezioni, comprese quella per la presidenza e le elezioni legislative nazionali sulla base dei principi della rappresentanza proporzionale.

Hawatmeh ha avvertito che ci sono molte voci che chiedono di non considerare la Striscia di Gaza, ritenendola un fardello finanziario, politico e sociale. Al contrario, nella Striscia di Gaza ci sono voci che chiedono di ignorare la Cisgiordania, immaginando la possibilità di costruire un emirato nella Striscia di Gaza. "La divisione è la questione più pericolosa che può portare alla perdita dei territori palestinesi e dei diritti nazionali.

Ci sono poteri all'interno di Hamas e Fatah che non vogliono che la riconciliazione faccia il suo corso a causa della loro implicazione con altre fazioni e per i loro interessi personali. Ci sono anche potenze arabe e regionali che alimentano e finanziano la divisione per i propri interessi. Pertanto, chiedo di accelerare l'attuazione dell'accordo di riconciliazione e di promulgare una legge elettorale unificata per il consiglio nazionale, legislativo, locale e degli enti pubblici secondo la rappresentanza proporzionale che consenta la ricostruzione del tessuto politico nazionale basato sulla democrazia tra tutte le componenti del popolo palestinese".

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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