Campi profughi palestinesi

Sabra e Shatila, la strage degli innocenti che non possiamo dimenticare

Ricorre quest’anno il 30° anniversario dell'orrendo massacro, compiuto nei giorni del 16,17 e 18 settembre 1982 nei campi profughi palestinesi di Beirut, in Libano, di Sabra e Shatila, rimasti senza protezione dopo il ritiro delle forze di pace internazionali (per lo più francesi, italiani e americani) e prima ancora, dopo l'abbandono delle forze dell'Olp a Beirut, sulla base dell'accordo con l'inviato Usa Philip Habib.

Gli israeliani, sotto il comando del generale Ariel Sharon, invasero il Libano con l'intenzione di distruggere completamente le forze dell'Olp e i suoi alleati progressisti libanesi di Kamal Junblatt. Sharon dichiarò nei primi giorni del giugno 1982 che voleva anche catturare Arafat, trasportandolo in un gabbia in elicottero da Beirut a Tel Aviv. L'esercito israeliano abituato alle guerre lampo e di breve durata, fu costretto dall'eroica resistenza palestino-libanese, sotto il comando di Arafat, a usare una forza bellica spaventosa, bombardamenti massivi di 15-18 ore al giorno sulla città assediata di Beirut. Arafat riuscì a intrappolare Sharon nella battaglia di Beirut, che durò 88 giorni, con gravi perdite e una condanna della Comunità internazionale per gli israeliani.

IL CORRIERE A SHATILA

ALLORA STEFANO AVEVA RAGIONE. ERA ORA, MA...

Trenta anni fa, nei primi giorni di settembre, il falco israeliano Ariel Sharon, ministro della Difesa di Tel Aviv, forse aveva già  cominciato a progettare, insieme ai militari fascisti del Libano, una vendetta esemplare contro il popolo palestinese. L'efferatezza del massacro pianificato e realizzato nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila tra il 16 e il 18 di quel mese, scattato proprio subito dopo la triste partenza in nave da Beirut del capo della resistenza, Yasser Arafat, concordata con le forze multinazionali, resta nelle coscienze di tutti: non solo delle vittime, di chi subì i lutti o l'oltraggio sul proprio corpo e ne porta ancora i segni visibili sulla pelle, ma anche del resto del mondo che guarda attonito, mortificato e impotente il compiersi della strage per due lunghissimi giorni e due interminabili notti.

Stefano Chiarini, una delle firme più note e amate del manifesto, ancora oggi pianto in Palestina e nei campi poverissimi del Libano, sentiva proprio che doveva intestardirsi, come lui sapeva ben fare, e non lasciare che la memoria di quel delitto, il più simbolico dei tanti che hanno colpito i palestinesi perché frutto di una pura volontà di ritorsione e umiliazione di quel popolo, scomparisse: fondò perciò, insieme a Kassem Aina, coordinatore delle Ong palestinesi in Libano, e Talal Salman, direttore del prestigioso quotidiano libanese Al Safyr, e a tanti altri, il Comitato Per non dimenticare Sabra e Shatila.

Speciale Sabra e Chatila

3 articoli pubblicati da Marco Di Donato su Osservatorioiraq.org riportano testimonianze, interviste e racconti di quel massacro che ancora oggi non ha ricevuto giustizia ma, come riportato negli articoli, resta ancora la speranza!

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I palestinesi in tutto il mondo devono mobilitarsi insieme
per una nuova generazione di lotta

E’ stato appena rilasciato pubblicamente un appello nazionale sulla stampa palestinese e agenzie di stampa, dove si invitano i palestinesi in tutto il mondo a partecipare alla registrazione dell’unità civile per le elezioni del Consiglio Nazionale Palestinese. Questa iniziativa ha lo scopo di recuperare un'istituzione nazionale palestinese, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. L'invito e la sua pubblicazione sono un evento importante per il popolo palestinese per una serie di motivi.

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