Campi profughi palestinesi

A 64 anni dalla Nakba: loro festeggiano, noi siamo a lutto!

Mentre le massime autorità dello stato italiano, il Presidente del consiglio Mario Monti, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera Gianfranco Fini, erano intenti a festeggiare il 64° anniversario della nascita dello stato di Israele, a Villa Miani, a Roma, alla presenza del neo ambasciatore israeliano Naor Gilon, circondati dai vertici dell’ebraismo italiano, da deputati, rappresentanti del mondo dell’imprenditoria, dell’economia e della cultura, e gli ossequiosi giornalisti pronti ad immortalare la messinscena dei vip di turno; il 4 Maggio, a Roma, presso il Centro Congressi Frentani, nella totale assenza dei media, si celebrava un’altra commemorazione.

9 Aprile 1948 per non dimenticare il massacro di Deir Yassin

9 Aprile 1948, il massacro di Deir Yassin, perché noi non dimentichiamo.

Sono passati solo pochi mesi da quando, il 29 novembre 1947, le Nazioni Unite hanno approvato, con la Risoluzione 181, il piano di suddivisione della Palestina storica, ancora sotto Mandato Britannico, tra una minoranza ebraica, fatta prevalentemente di immigrati, e la maggioranza autoctona araba.

Solo per Gerusalemme ed il suo circondario viene decisa l’attribuzione all'ONU di un Mandato Internazionale.

Anticipando il momento in cui, a metà maggio, le truppe britanniche dovranno abbandonare il suolo della Palestina, le organizzazioni militari ebraiche dell’Haganah e del Palmach, come pure i gruppi terroristici ebraici dell’Irgun, del Lehi (di Menachem Begin) e la Banda Stern (di Yitzhak Shamir), cominciano fin dal 6 aprile 1948 ad attuare il Piano D (o Daleth), il cui fine è di realizzare, con la violenza ed il terrore, la “pulizia etnica” del territorio, eliminando o allontanando la popolazione originaria araba, in modo che quella terra divenga, al fine, “senza un popolo”, tale cioè da poter ospitare il “focolare nazionale” di un “popolo senza terra”.

Giornata Mondiale dell’Acqua: Israele sotto accusa

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, organizzazioni locali e internazionali hanno rilasciato analisi e organizzato dimostrazioni per attirare l’attenzione globale sullo sfruttamento e demolizione delle risorse acquifere da parte dei coloni israeliani ai danni dei palestinesi residenti nei Territori Occupati Palestinesi (TOP).

Il 22 marzo si è celebrato il giorno dedicato a mobilitare l’opinione pubblica mondiale di fronte “all’importante questione dell’acqua fresca” e “alla gestione delle risorse acquifere naturali”. Come la relazione pubblicata da Emergenza Acqua, Sanità e Igiene (EWASH) relativa ai Territori Occupati Palestinesi enfatizza, deve essere chiaro a tutti che i palestinesi nei TOP  hanno accesso a solo il 10% dell’acqua disponibile, mentre il potere israeliano occupante controlla il rimanente 90%.

CISGIORDANIA, VIDEO: FASAYIL, LA STORIA DI YASIN

La dura vita delle comunità beduine della Valle del Giordano raccontata da un pastore del villaggio di Fasyil al-Wasta. Una lotta quotidiana contro le politiche israeliane di confisca delle risorse idriche e di demolizione delle abitazioni palestinesi
 

Al-Jiftlik (Valle del Giordano),
2 febbraio 2012

(nella foto, famiglia beduina a Fasayil al-Wasta) – La terra è arida e deserta nel villaggio di Fasayil. Siamo a meno di venti chilometri a nord di Gerico, nella Valle del Giordano. Il 96% di quest’area è sotto il totale controllo israeliano e la popolazione lotta per la sopravvivenza. Il villaggio è diviso in Fasayil at-Tahta (bassa), Wasta (di mezzo) e Fawqa (alta), in tutto vivono 1100 persone, secondo quanto dichiarato dal Consiglio del villaggio.  La maggior parte degli abitanti è costituita da popolazioni beduine che si sono stanziate in quest’area alla ricerca di acqua e terre per far pascolare le greggi. Tuttavia le politiche israeliane di confisca dei terreni e delle risorse idriche hanno tolto la linfa vitale a questi piccoli villaggi dimenticati della Valle del Giordano e li hanno trasformati in un deserto secco ed arido. A poche centinaia di metri, vicino alla bypass road 90 che collega Gerusalemme a Tiberiade, spiccano le verdi coltivazioni delle colonie israeliane. Un’agricoltura intensiva che sfrutta e sottrae ai palestinesi le risorse idriche dell’area per produrre ortaggi e frutta che poi vengono esportati in Europa. L’unica fonte di sostentamento di questa comunità beduine è la pastorizia e la produzione di formaggio.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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