Campi profughi palestinesi

Dalal al-Mughrabi: una terrorista? No, una combattente per la libertà del suo popolo

“Dalal non sarà mai dimenticata, perché rimarrà un ammirevole simbolo della lotta delle donne palestinesi e un esempio che chiede di essere imitato da giovani uomini e donne palestinesi che continueranno la lotta armata fino alla liberazione della Palestina.”

Il governo belga oggi ha fatto ancora le cose in grande: ha sospeso il suo aiuto a una scuola palestinese di Beit Awwa nella Cisgiordania occidentale. Perché? Perché la scuola è stata ribattezzata con il nome di una “terrorista”, sentiamo negli uffici dei Ministeri degli Affari esteri e della Cooperazione allo sviluppo. Va detto che fanno meno chiasso quando i progetti che sostengono sono distrutti dall’esercito israeliano.

Sabra e Shatila, benvenuti al campo

35 anni fa Sabra e Shatila . Sabra e Shatila, 35 anni fa il massacro. Oggi ai profughi palestinesi si sono aggiunti migliaia di rifugiati della guerra in Siria. Tutti vivono ai margini, tra malattie, violenza e aggressività.

Nessuno sa più come descrivere lo stato attuale dei campi profughi dei palestinesi in Libano:  la situazione è diventata  miserabile, a prescindere dalle ragioni storiche che ne hanno causato l’esistenza. La memoria ci riporta a 70 anni fa, quando i massacri sionisti del 1947-48 hanno costretto i palestinesi residenti nella loro patria a lasciare case e averi, temendo per i loro figli e le loro famiglie, a causa dell’orrore e dei crimini commessi contro civili, bambini, donne e anziani, a seguito della nascita dello Stato di Israele sulla terra di Palestina.

Il popolo palestinese deve darsi un progetto di liberazione nazionale

“Alle spalle del verde villaggio giordano di Karameh, la terra si alza in impervie colline pietrose dove un campo profughi Palestinese era il quartier generale dei combattenti rivoluzionari palestinesi. Nel marzo del 1968 la forza d’assalto israeliana, nelle prime nebbie del mattino, marciò su Karameh decisa ad eliminare in poche ore lo zoccolo duro della resistenza palestinese. Prima di mezzogiorno tutto era distrutto, ma quelle bande di combattenti armati alla leggera e del loro coraggio furioso, non cedettero ed Israele dovette ritirarsi velocemente, abbandonando veicoli e carri armati. In poche ore la notizia della battaglia si diffuse ovunque e tutti i giovani del mondo cominciarono ad indossare le kefie quadrettate palestinesi, come simbolo della rivoluzione e della forza dei deboli.”

La situazione in Palestina sta peggiorando sempre di più. I media italiani non ne parlano, se non quando sentono di dover prendere posizione in difesa dello Stato d'Israele.

Barakat: politica degli Stati Uniti e la crisi della resistenza palestinese

L’Ufficio stampa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha condotto la seguente intervista al compagno Khaled Barakat al quale è stato chiesto di commentare gli ultimi sviluppi sulla causa palestinese, in particolare l'attuale crisi della resistenza e il pericolo rappresentato dall'alleanza tra l’imperialismo degli Stati Uniti, i governi reazionari arabi ed il sionismo nell'era della Trump.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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