Campi profughi palestinesi

Comunicato dalla sezione nelle prigioni del FPLP: costituire un coordinamento nazionale per guidare la lotta aperta contro l’occupazione

Pubblichiamo di seguito un’importante dichiarazione rilasciata dai prigionieri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nelle prigioni dell'occupazione.

Che la rivolta di Gerusalemme si diffondi in tutta la nazione e si prepari ad affrontare le fasi successive

Alla nostra gente risoluta di Gerusalemme, la nostra eterna capitale, porgiamo i nostri saluti mentre proseguite con sacrificio e spirito rivoluzionario il processo di rivolta e la continua escalation di resistenza nel confronto con l'aggressione sionista.

Dichiarazione del Comitato Centrale del PFLP: necessaria una netta e definitiva rottura con l'approccio di Oslo

Il Comitato Centrale Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha concluso la sua consueta riunione in onore dei due martiri Omar Nayef Zayed e Ferial Nasrallah in cui sono valutati gli attuali sviluppi complessivi per i palestinesi, per il mondo arabo a livello regionale e internazionale, discutendo a lungo e in modo approfondito i vari argomenti all'ordine del giorno.

L'incontro è coinciso col ricordo dell’eroica condotta del martire intellettuale rivoluzionario Basil al-Araj contro le forze del nemico sionista. La sua lotta è stata una conferma di come le fiamme della rivolta sono vive, rimarranno costanti e formeranno nuovi rivoluzionari per continuare il percorso dei martiri e dei che hanno riempito le fila della lotta di liberazione nazionale palestinese, in quanto il primo confronto rimane sempre quello contro l’occupazione sionista della Palestina.

I prigionieri del FPLP commemorano il 49° anniversario del Fronte rinominando il nome delle organizzazioni dei prigionieri con il nome dei villaggi palestinesi

I prigionieri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina hanno annunciato che in occasione del 49esimo anniversario della fondazione del Fronte cambieranno la denominazione delle proprie organizzazioni nelle prigioni con i nomi delle città e dei villaggi palestinesi occupati nel 1948.

I prigionieri hanno precisato che la loro scelta nasce dall’esigenza di sottolineare l'importanza fondamentale del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi e di affermare la memoria e la difesa dell'identità e della cultura palestinese e araba contro tutti i tentativi di sradicare e dislocare il popolo palestinese.

Allo stesso tempo i prigionieri fanno notare che questa misura è un'azione in sostegno al popolo palestinese nella Palestina occupata del ‘48, che continuano ad affrontare il progetto sionista resistendo e a confrontandosi contro l'occupazione, aderendo alla loro terra e identità nazionale. Rappresenta inoltre anche un gesto simbolico per sottolineare che tutta la Palestina è nel cuore di tutti i palestinesi, soprattutto in un momento in cui i palestinesi nei campi profughi in Libano e in Siria si trovano ad affrontare problematiche legate ai servizi ridotti, ai tentativi di liquidare la loro presenza e di negare il ruolo dei campi come simbolo del diritto al ritorno.

Il padre di un martire del Fronte Popolare: “Siamo una cosa sola, in tutto il mondo”

Raggiungiamo l'abitazione che fu di Muataz dopo aver superato il filo spinato che circonda una pista d'atterraggio per elicotteri della polizia palestinese. Dalla stradina sterrata che divide le “case” (se così si possono chiamare) del campo profughi, nella maggior parte incomplete e ancora in costruzione, sempre costruite in modo precario e completamente in cemento, scendiamo verso quella della sua famiglia.

Questo campo, Deisha, è tutto pieno di manifesti, scritte e foto di martiri del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, l'organizzazione comunista che dagli anni Sessanta è protagonista, con alterne vicende e successi, della resistenza palestinese all'occupazione israeliana e alla presenza sionista.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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