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Resisti contro l'ingiusto sistema di Israele, non operare al suo interno

Questa estate ci sono state molte iniziative di un movimento giovanile nato nella parte della Palestina occupata nel 1948 dalle forze sioniste. Oggi, questa zona è generalmente chiamata Israele. Noi preferiamo chiamarla territori occupati del 1948. L’obiettivo di questo movimento era il Piano Prawer, una grande offensiva volta a sradicare i beduini palestinesi.


Poster contro il Piano Prawer ad Akka (Acri) 

Le statistiche sono schiaccianti. La proposta Prawer mira a espropriare 800.000 dunum di terra di proprietà palestinese nel deserto del Naqab (Negev) (un dunam equivale a 1.000 metri quadrati), spostare fino a 40.000 beduini e distruggere 36 villaggi. "I giorni della rabbia" sono stati organizzati il 15 luglio e il 1 agosto, con proteste nel Negev e nel nord della Palestina storica, nelle città di Sakhnin e Wadi Ara.

Netanyahu insignito di laurea Honoris Causa. La risposta nel comunicato del PACBI

Il Premier israeliano sarà insignito ad inizio Ottobre con una laurea Honoris Causa in etica politica e scienze umanitarie, così come comunicato da Josè Luis Mendoza, rettore dell'Università Cattolica di San Antonio di Murcia. L'onoreficenza, che era anzi prevista per ieri 2 Settembre 2013, è stata posticipata a causa della grande ondata di caldo di questi giorni sulla la penisola iberica, che ha persuaso le autorità accademiche a spostare la cerimonia all'inizio del prossimo mese.

Padrino d'eccezione di questa iniziativa sarà Josè Marìa Aznar, già presidente del governo spagnolo fino al 2004 e direttore del corso di laurea in etica politica e scienze umanitarie proprio all'Università Cattolica di San Antonio di Murcia [1], nonché fondatore de “Friends of Israel Initiative”, associazione che si prefigge di agire costantemente per divulgare la visione di Israele come uno stato democratico, aperto e all'avanguardia [2]. L'assegnazione di tale opinabile onoreficenza non è passata inosservata al Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), che ha risposto all'università spagnola con il seguente comunicato:

Israele: prima testa, poi vende

Il business dell'industria militare. Quasi 7mila esportatori privati, mentre le compagnie statali fatturano 7 miliardi in un anno.


Il sistema di difesa anti-missile Iron Dome

Gerusalemme, 19 luglio 2013 - Uno degli eserciti più potenti del mondo, una delle industrie di armi più tecnologicamente sviluppate ed in grado di infilarsi e proliferare nei mercati di Paesi ai quattro angoli del globo. Chi pensa che l'occupazione militare israeliana sia un mero costo per Tel Aviv, si sbaglia di grosso. Negli ultimi cinque decenni, l'industria militare israeliana ha raggiunto livelli inimmaginabili per un Paese apparentemente "piccolo". Ma a permettere di raggiungere successi tecnologici di tale fattura è il conflitto, sia locale che regionale.

Intervista dell'ISM a Ilan Pappè - seconda parte

L'ideologia alla base di Israele, il sionismo, è il problema

Abbiamo seguito le ultime elezioni israeliane e siamo rimasti sorpresi nel vedere che non si è parlato, in realtà, di Palestina, era tutto fondamentalmente incentrato sui problemi interni. Poi, dopo le elezioni, Netanyahu ha parlato di estendere gli insediamenti. Cosa ne pensa di tutto ciò?

Le vostre osservazioni sono corrette. Gli elettori israeliani pensano che il problema della Cisgiordania sia stato risolto, così credono che non ci sia più bisogno di parlarne, né di trovare soluzioni. Viene proposta una soluzione come idea per le elezioni solo se si ritiene che il problema esista, ma questo non è il loro caso. Pensano che quello che abbiamo sia un bene sia per i palestinesi che per gli israeliani. Pensano che il mondo stia stupidamente cercando di creare un problema che non esiste, e si sta occupando di cose in cui non c’è bisogno di nulla. Pensano che, anche se ci sono ancora missili provenienti da Gaza, Israele ha un esercito forte che risponderà. Quindi, se parlate con gli israeliani in metropolitana, vi diranno che non c'è alcun problema tra Israele e Palestina.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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