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Perché gli arabi finanziano l’occupazione ebraica

Posso capire se gli Stati Uniti e gli Stati europei finanziano l’occupazione israeliana. Ciò che non riesco a capire è perché mai gli arabi di tutti i paesi danno il loro contributo per finanziare l’occupazione ebraica?


Meeting della Lega Araba

Finanziare l’OLP/Autorità Palestinese equivale a sponsorizzare e a procrastinare l’occupazione ebraica. Così l’annuncio da Doha della decisione della Lega araba di sovvenzionare l’Autorità Palestinese per la somma di 100 milioni di dollari al mese non giunge come una sorpresa. Quando la leadership palestinese (Arafat, Abrase Qurai) negoziò e firmò Oslo non lo fece per porre fine all’occupazione ebraica, ma ritornò per gestirla. Fin dal 1993, la leadership palestinese dell’OLP/AP ha gestito gli affari dell’occupazione ebraica nel campo civile, amministrativo e della sicurezza e ne stiamo pagando tutt’ora le conseguenze. 

L’opera di segregazione da parte di Israele aumenta, insieme al suo isolamento globale

I dirigenti palestinesi stanno replicando alle politiche aggressive del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, presentando nuove strategie, e, a Gaza una dimostrazione di massa che ricorda le tattiche di protesta della Primavera Araba.

Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, si dice che stia considerando l’ipotesi di portare Israele davanti alla Corte Penale Internazionale a causa del recente annuncio di Netanyahu che Israele costruirà 3.000 nuove abitazioni per i coloni nell’area E-1 della Cisgiordania. Abbas ha fatto intendere che questo passo sarebbe un’ultima risorsa, ma è una minaccia da prendere seriamente. Il capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha partecipato a una celebrazione di diecine di migliaia di persone durante il weekend e ha ripetuto la sua opposizione di lunga data a cedere anche soltanto due centimetri di terra palestinese a Israele.

Non lascerò la musica per combattere i miei fratelli arabi

Omar Saad, un giovane musicista di al-Mughar – un villaggio in Galilea – ha ricevuto una lettera di arruolamento nell’esercito israeliano. Sì, perché a differenza degli altri palestinesi, i drusi hanno l’obbligo di prestare il servizio militare (dopo che, nel 1956, la legge sulla coscrizione obbligatoria è stata resa applicabile anche a questa categoria di persone).

Recenti ricerche hanno dimostrato che circa i due terzi della popolazione drusa in Israele preferirebbe non prendere le armi, se ne avesse la possibilità. Omar è uno di loro; nella lettera seguente, inviata al ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, spiega le proprie motivazioni (qui il sito di supporto a Omar).

L'allucinazione economica palestinese

L'economia palestinese rimane ostaggio dell'occupazione militare. Eppure i media stranieri di recente presentano la Cisgiordania «in forte crescita»

Roma 16 giugno 2012

Quale miglior modo di riflettere se non quello di paragonare immaginazione e realtà, soprattutto quando la questione è l'economia palestinese? Ai principianti chiedo: "Abbiamo un'economia, reale o immaginaria?". Per lungo tempo, in molti hanno semplicemente nascosto la questione sotto il tappeto dell'occupazione militare israeliana, rispondendo di no. Come potremmo averla, se ogni aspetto delle nostre vite è gestito dal governo israeliano? Ma una simile istintiva risposta non ha avuto più senso dopo gli accordi di Oslo e la creazione dell'Autorità Palestinese. Da quel momento in poi, la realtà economica sotto occupazione è stata condita con pesanti dosi di auto-immagini artificiali.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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