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Universo di rabbia: i campi profughi di Betlemme

Ahmed guida la sua auto verso la periferia. Quando gli chiediamo se era in città durante l’invasione israeliana del 2002, quando infuriava la Seconda Intifadah (e anche la Chiesa della natività fu cinta d’assedio a Betlemme, scatenando persino le proteste del Papa), prorompe in un’esclamazione: “Mi fai ricordare delle cose che neanche ti immagini”.

Una notte, lui e un’altra dozzina di militanti ricercati da Israele si trovavano in una palazzina abbandonata, proprio a lato della strada che stiamo attraversando; videro nel cielo un aereo da guerra F-16 che si dirigeva verso di loro, e pensarono di essere spacciati. “Nel giro di mezzo secondo, nessuno si trovava più nell’edificio. Chi è saltato giù dalle scale, chi dalle finestre…”. Poi sentirono l’esplosione, ma l’obiettivo era un altro: l’aereo israeliano aveva colpito la stazione di polizia palestinese che si trovava lì a fianco.

CRISI IN MEDIORIENTE: SUPERARE I SETTARISMI, L’ESEMPIO DEL ROJAVA

Le notizie di questi ultimi mesi dall’Iraq e dalla Siria denotano un aggravarsi della situazione umanitaria in Medioriente, e in particolar modo si evidenzia sempre di più la dinamica settaria di questa crisi. Il problema non è nuovo nella regione, che per ragioni storiche è sempre stata un crogiuolo di religioni, culture, etnie ed ha sempre visto in questa eterogeneità un elemento di ricchezza ma anche di instabilità.

In questi giorni sono disumane le notizie provenienti dall’Iraq, che vede alimentarsi il conflitto fra sunniti e sciiti, come dalla Siria, sempre più dilaniata e contesa da diversi Stati e gruppi d’interesse, senza dimenticare la guerra civile in Yemen (sempre tra sunniti e sciiti) e la situazione Palestinese, sempre più divisa al suo interno tra Striscia di gaza e Cisgiordania e soffocata dalla capacità militare Israeliana. In ogni caso, in Siria come in Iraq, in Palestina come in Yemen, è la popolazione, la società, a pagare le guerre dei potenti e i loro affari, in maniera sempre più violenta e drammatica.

FPLP saluta i martiri delle brigate Al-Qassam, l'operazione Beit El e chiede di intensificare l'Intifada

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha salutato l'eroica operazione condotta dal combattente palestinese Amjad Sukkari Abu Omar nei pressi del check-point Beit El del villaggio Jamma'in vicino a Nablus.

Il Fronte ha invitato tutti i combattenti in Palestina ad accrescere la fiamma dell'Intifada, affermando che questo percorso è una scelta irreversibile del popolo palestinese.

Il FPLP, facendo notare che il martire era un sergente della polizia dell'Autorità nazionale palestinese, ha affermato che tutti i progetti di coordinamento sulla sicurezza hanno dimostrato il loro fallimento e la loro ricaduta nelle mani del popolo palestinese. Il Fronte ha anche sottolineato la necessità di una revisione globale dei servizi di sicurezza palestinesi per garantire protezione al popolo palestinese e non all'occupante, dichiarando che operazioni come quella svolta a Beit El sono uno schiaffo in faccia alla politica di coordinamento sulla sicurezza con l'occupazione.

Comune olandese Hollands Kroon dice no alla G4S

G4S entra nel mercato “dei servizi nel campo dell’assistenza sociale e della salute” nei comuni dei Paesi Bassi. Il comune di Hollands Kroon dice il “no”.

DocP si congratula con il partito GreenLeft per la decisione che ha preso il comune di Hollands Kroon rispetto al contratto per i servizi sanitari per i quali G4S si era un candidato.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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