Colonialismo sionista

Analisi: trarre profitto dalla normalizzazione

Il dibattito sulla normalizzazione e sui modi con cui essa mina la lotta contro l'occupazione  avvieni essenzialmente in luoghi come riunioni, conferenze, campi giovanili per israeliani e palestinesi e in altre attività dette di "coesistenza".

Ma molto poco è stato detto e scritto sull'aspetto economico o sui guadagni derivanti dalla normalizzazione. Da quando sono iniziati i negoziati di Oslo, è emerso un nuovo settore economico in Israele - un gruppo di persone che fa soldi dai progetti di normalizzazione, finanziati dai donatori in Europa e negli Stati Uniti. Questi israeliani, ed un numero più piccolo di palestinesi, ripetono il solito rituale di organizzare attività congiunte per israeliani e palestinesi, creando l'illusione che tali eventi contribuiscano a calmare il conflitto, e trascurando le reali cause del conflitto. Molti donatori sono felici di contribuire a questi progetti, perché possono vantarsi di aver appoggiato il "processo di pace". Le persone che organizzano questi progetti hanno fatto carriera grazie a questi progetti e continuano a farlo ancora oggi, molto tempo dopo il fallimento del vero e proprio "processo di pace".

Sulla normalizzazione e la cooperazione

L'attivista marocchino Sion Assidon risponde alla recente serie di articoli sulla normalizzazione pubblicati dall'Alternative Information Center, chiedendo che si ponga fine al progetto di pulizia etnica di Israele e che venga attuato il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, compreso il risarcimento per i beni sottratti.

Le tre esigenze riscontrate da Michael Warschawski per la liberazione della Palestina sono le espressioni che si riferiscono all'adempimento del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese sul suo territorio. Gli attivisti israeliani devono riconoscere il ruolo di leadership dei loro partner palestinesi in lotta: questa sembra essere la conclusione dell'autore.

Vorrei fare alcune osservazioni rispetto alle tre richieste:

CISGIORDANIA, VIDEO: FASAYIL, LA STORIA DI YASIN

La dura vita delle comunità beduine della Valle del Giordano raccontata da un pastore del villaggio di Fasyil al-Wasta. Una lotta quotidiana contro le politiche israeliane di confisca delle risorse idriche e di demolizione delle abitazioni palestinesi
 

Al-Jiftlik (Valle del Giordano),
2 febbraio 2012

(nella foto, famiglia beduina a Fasayil al-Wasta) – La terra è arida e deserta nel villaggio di Fasayil. Siamo a meno di venti chilometri a nord di Gerico, nella Valle del Giordano. Il 96% di quest’area è sotto il totale controllo israeliano e la popolazione lotta per la sopravvivenza. Il villaggio è diviso in Fasayil at-Tahta (bassa), Wasta (di mezzo) e Fawqa (alta), in tutto vivono 1100 persone, secondo quanto dichiarato dal Consiglio del villaggio.  La maggior parte degli abitanti è costituita da popolazioni beduine che si sono stanziate in quest’area alla ricerca di acqua e terre per far pascolare le greggi. Tuttavia le politiche israeliane di confisca dei terreni e delle risorse idriche hanno tolto la linfa vitale a questi piccoli villaggi dimenticati della Valle del Giordano e li hanno trasformati in un deserto secco ed arido. A poche centinaia di metri, vicino alla bypass road 90 che collega Gerusalemme a Tiberiade, spiccano le verdi coltivazioni delle colonie israeliane. Un’agricoltura intensiva che sfrutta e sottrae ai palestinesi le risorse idriche dell’area per produrre ortaggi e frutta che poi vengono esportati in Europa. L’unica fonte di sostentamento di questa comunità beduine è la pastorizia e la produzione di formaggio.

Sayanim. “Agenti dormienti” molto attivi

I sayanim sono ebrei della diaspora che, per "patriottismo", collaborano con il Mossad nell'ambito dello spionaggio o della disinformazione. Costituiscono ugualmente (allo stesso tempo) il tema principale dell'ultimo romanzo dello scrittore franco-marocchino Jacob Cohen.

Il sito belga di inchiesta, Investig'Action, ha intervistato Cohen durante il suo passaggio a Bruxelles su quest’oscura rete d'influenza oltre che sullo stato attuale e l'evoluzione della situazione nel Medio Oriente. L’intervista con Jacob Cohen, è stata realizzata da Aurore Van Opstal e Abdellah Boudami*

 

Chi sono i sayanim?
La parola ebraica sayan, al plurale sayanim, designa un ebreo che ama Israele e che, per « patriottismo », collabora con il Mossad in due settori precisamente: o il settore dello spionaggio o in attività di disinformazione, manipolazione, propaganda. I sayanim sono persone ripartite a tutti i livelli e classi sociali della società, presenti nel governo, in parlamento, nel settore dell'economia e dei media e in effetti, in tutti i diversi tipi di mestiere.

Pagine

Subscribe to RSS - Colonialismo sionista

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

PalestinaRossa newsletter

Resta informato sulle nostre ultime news!

Subscribe to PalestinaRossa newsletter feed

Accesso utente