colonie - insediamenti

Verso un mondo di esclusi

Pubblichiamo un intervento-rielaborazione di Enrico Bartolomei della sua introduzione per il volume “Esclusi. La globalizzazione neoliberista del colonialismo di insediamento” (Derive Approdi, 2017).

Esclusi (DeriveApprodi 2017) raccoglie una serie di saggi sul colonialismo di insediamento, una forma particolare di colonialismo in cui la popolazione indigena viene rimpiazzata da una nuova società di coloni che si insediano in pianta stabile nel territorio colonizzato. Il colonialismo di insediamento non è la stessa cosa del colonialismo classico: nel primo caso la potenza coloniale mira allo sfruttamento dei mercati, delle risorse e della manodopera indigena, trasferendo nella colonia solamente il personale amministrativo, militare e gli uomini d’affari; nel secondo, i coloni che si trasferiscono nel territorio conquistato mirano a sostituirsi alla popolazione nativa. Un chiaro esempio di colonialismo classico è la dominazione britannica in India, mentre esempi di colonialismo di insediamento sono gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Sudafrica, Israele. Benché siano fenomeni distinti, a volte i due tipi di colonialismo possono coesistere: si pensi al caso dell’Algeria sotto il dominio francese, o alla Palestina sotto il Mandato britannico.

Con un voto a schiacciante maggioranza, la Danimarca esclude gli insediamenti dagli accordi con Israele

La Danimarca rafforza le linee guida del Governo contro gli investimenti in progetti al di là della linea verde, adottando quindi una risoluzione delle Nazioni Unite che definisce gli insediamenti in Cisgiordania come una violazione del diritto internazionale.

1917-2017: Cento anni di morte, cento anni di resistenza

Balfour, 117 parole che compongono un crimine

Nel 1916 gli aerei degli Alleati lanciavano volantini sugli arabi chiedendo di combattere i turchi per ottenere indipendenza e libertà. Nello stesso tempo Mark Sykes in Gran Bretagna e Georges Picot in Francia restavano serrati in una stanza con una mappa del Medio Oriente a pianificare come spartirselo.

Un anno dopo Arthur James Balfour, ministro degli esteri britannico, concluse un accordo segreto con ricchi ebrei europei per facilitare l’istituzione di una “casa ebraica nazionale”, non uno stato, non nella, non della Palestina. Conservò questo accordo sotto chiave. Nel frattempo, nella primavera del 1917, le forze britanniche entrarono in Palestina e bombardarono Gaza con munizioni di gas tossici (sì) e distrussero la maggior parte dei suoi antichi palazzi, ma furono sconfitte due volte alle porte di Gaza.

La sera del 31 ottobre 1917 le forze di Allenby conquistarono Beer Sheba in un attacco a sorpresa. Le porte della Palestina si spalancarono. Allenby inviò un cablo a Londra il 1° novembre: “Abbiamo conquistato Beer Sheba. Gerusalemme sarà il tuo regalo di Natale”.

Il Giro d’Italia sostiene attivamente le violazioni del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi da parte di Israele

Innegabili evidenze dimostrano che il Giro d’Italia copre l'occupazione militare e le politiche di apartheid di Israele contro i palestinesi.

Gli organizzatori del Giro d'Italia dichiarano che la corsa ciclistica riguarda solo lo sport e non ha niente a che fare con la politica. Tuttavia, come le innegabili evidenze qui sotto dimostrano, il Giro d'Italia, in cambio di milioni di dollari di sponsorizzazioni, sta attivamente aiutando il governo israeliano a descrivere falsamente Gerusalemme Est occupata, come parte di Israele e sua capitale unificata, lavora con le aziende che operano negli insediamenti israeliani illegali e diffonde immagini e messaggi che danno un'impressione ingannevole, attentamente progettata, che copre le politiche di occupazione militare e di apartheid di Israele nei confronti dei palestinesi.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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