Detenzione amministrativa

Le prigioniere palestinesi dichiarano le loro richieste e pianificano uno sciopero collettivo a partire dal primo luglio

Le prigioniere palestinesi detenute nel carcere di Damon hanno consegnato una lettera ufficiale all'amministrazione carceraria israeliana per informare della loro intenzione di lanciare uno sciopero della fame a partire dal 1° luglio se le loro richieste non verranno prese in considerazione.

In una dichiarazione, l'ex prigioniera Mona Qa'adan ha annunciato che 13 prigioniere avrebbero lanciato lo sciopero, guidate dalla rappresentante delle prigioniere di Damon, Yasmin Shaaban. Alla protesta di uniranno altre donne detenute che scontano lunghe condanne come Shorouq Dwayyat, Amal Taqatqa, Nurhan Awad e Malak Salman. Inoltre ha dichiarato che tutte le donne prigioniere sono pronte a unirsi allo sciopero.

Intervista a Walid Daqqa: “Gli accordi di Oslo hanno diviso i palestinesi”

Intervista a Walid Daqqa, prigioniero politico palestinese da 34 anni nelle carceri israeliane: “Gli accordi di Oslo hanno diviso i palestinesi, il nostro popolo processerà questo gruppo dirigente. Nelle prigioni israeliane stiamo subendo l’integralismo religioso ebraico la cui influenza è crescente tra i funzionari israeliani”.

Dopo tre decenni e quattro anni di prigione, come ricordi il giorno del tuo arresto?

La memoria è selettiva e l’oblio è una grazia. Per mantenere il proprio equilibrio, quando non sei capace di dimenticare occorre una seconda linea di difesa, si ricorre alla memoria selettiva. L’arresto è uno shock per la mente e per il corpo, è il momento in cui passi dalla libertà del corpo ad una vita dove il tuo corpo è controllato, incatenato, sequestrato e preso a calci dal tuo carceriere. In quel momento la mia mente, e forse la mia anima, stava guardando da fuori questo corpo catturato come se fosse il corpo di un’altra persona, o forse la mia mente si era rassegnata con fredda razionalità mentale a non sentirsi più responsabile di quel corpo disteso incatenato a bordo della jeep. Qualunque sforzo mentale, infatti, non avrebbe potuto evitare il dolore che i carcerieri avrebbero recato a quel corpo.

Khalida Jarrar liberata: Donne in lotta contro l’occupazione

Territori palestinesi occupati. Intervista alla parlamentare del Fplp Khalida Jarrar: non basta la battaglia contro l'oppressione israeliana, la sinistra palestinese deve tornare ad essere sinistra nella società e le nostre donne devono battersi anche per conquistare i loro diritti.

Ad aprirci la porta di casa, in una zona centrale di Ramallah, è Ghassan, marito della parlamentare Khalida Jarrar liberata pochi giorni fa dopo venti mesi di carcere senza processo in Israele. Jarrar è una dei leader in Cisgiordania del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, il Fplp, di orientamento marxista e principale formazione della sinistra palestinese. «Khalida avrebbe bisogno di riposo ma tanti vogliono incontrarla, intervistarla, ascoltarla e così abbiamo la casa sempre piena», ci dice facendoci strada fino al salotto. Pochi istanti dopo ci raggiunge la parlamentare, visibilmente provata.

La vita quotidiana in Palestina

"Per uscire dall'incubo l'unico modo era voltare la faccia dall'altra parte, non vedere". Con queste poche parole Liliana Segre ci mostra e ricorda l'orrenda realtà di Auschwitz.

In Libia, Egitto, Afganistan, Yemen, Palestina, come anche in alcune parti della Siria aggredita, quel male è quotidianamente presente: il male di tutti i giorni, quello per cui ci si libera volgendo lo sguardo dalla parte opposta.

In Palestina centinaia di uomini di mezza età accalcati ad ore impossibili, in attesa in interminabili file che si snodano in corridoi stretti tra muri di cemento, tornelli, torri di guardia e soldati armati.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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