Detenzione amministrativa

Il tribunale israeliano dimostra disprezzo per la vita del prigioniero Khader Adnan

L'associazione Addameer, che si batte per il sostegno ai prigionieri e per i diritti umani, ribadisce la sua preoccupazione per la vita di Khader Adnan, che non ha ricevuto nessuna decisione in merito al suo ricorso contro l'ordine di detenzione amministrativa impostogli. Giunto al 54° giorno di sciopero della fame, la salute di Khader è ormai critica, e il prolungato digiuno probabilmente avrà conseguenze irreversibili, ma soprattutto potrebbe portarlo ad un collasso fatale in qualsiasi momento. Khader ha però dichiarato che rimarrà in sciopero della fame fino a quando non verrà rilasciato.

Israele lo tiene in detenzione amministrativa senza alcuna accusa, ed egli è da 54 giorni in sciopero della fame per protestare contro il trattamento disumano di Israele nei confronti dei prigionieri politici palestinesi.

Jarrar: la vita Khader Adnan in pericolo - necessaria la solidarietà ai prigionieri in sciopero della fame

La compagna Khalida Jarrar ha invitato tutte le organizzazioni palestinesi e gli attivisti internazionali ad unirsi in una campagna di solidarietà con il prigioniero Khader Adnan, in sciopero della fame da 52 giorni e in pericolo di morte.

Khalida ha anche fatto un appello per un boicottaggio totale dell'occupazione a tutti i livelli, ufficiali e pubblici, e per l'aumento delle azioni legali contro lo stato di occupazione e i suoi funzionari responsabili per i crimini commessi.

L'attivista ha inoltre incoraggiato il boicottaggio palestinese di udienze e processi di detenzione amministrativa, in quanto non sono altro che una farsa per tentare di legittimare la detenzione arbitraria, segreta e illegale, e non sono altro che un braccio dell'occupazione. Khader Adnan è detenuto in detenzione amministrativa senza accuse dal 17 dicembre, e da allora è in sciopero della fame per protestare contro il sistema illegale di detenzione amministrativa così come contro la tortura e gli abusi a cui sono sottoposti lui e gli altri prigionieri politici palestinesi durante gli interrogatori.

Internazionalizzare la questione dei prigionieri palestinesi

Ameer Makhoul, prigioniero politico palestinese detenuto in un carcere israeliano dall’aprile 2010, spiega perché la questione dei prigionieri palestinesi deve essere affrontata dalla comunità internazionale.

Il successo dell’internazionalizzazione può essere misurato da quanto un argomento o un problema diventa una questione globale. Significa creare una situazione sul terreno che renda impossibile per la comunità internazionale continuare ad eludere la propria responsabilità o a essere complice di un potere dominante nell’usurpazione dei diritti della vittima. I meccanismi internazionali possono allora essere condotti sul tavolo al fine di sostenere i diritti della vittima e di far rispettare la legge al trasgressore.

In tali casi, la giustizia è l’arma più potente in mano alla vittima per controbilanciare il potere e la forza repressiva della fazione dominante – in questo caso, il regime razzista coloniale di Israele.

Ma c’è una regola base provata e riaffermata da ogni rivoluzione popolare e movimento di liberazione: non è sufficiente per un gruppo o un popolo vittima di ingiustizia guadagnarsi la solidarietà del mondo. Perché il mondo li sostenga, le vittime non devono soltanto essere consapevoli e abnegati ai propri diritti ma, più importante, devono resistere all’oppressione e all’oppressore. La resistenza delle vittime, la sfida e la lotta sono la chiave della trasformazione della simpatia internazionale in solidarietà, nel senso di effettiva azione politica con un orizzonte strategico.

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