Detenzione amministrativa

50esimo giorno di sciopero della fame per il giornalista palestinese Mohammed al-Qeeq

Al raggiungimento del 50° giorno di sciopero della fame per il giornalista palestinese Mohammed al-Qeeq, in seguito ad una grave crisi medica è stato sottoposto all'alimentazione forzata per via endovenosa dai suoi carcerieri israeliani nell'ospedale di Afula.

Al-Qeeq, 33 anni, è un corrispondente palestinese della TV Al-Majd, è in sciopero della fame dal 25 novembre del 2015; insieme ad altri 660 palestinesi si trova in regime di detenzione amministrativa, senza né accuse né processo, detenuto nelle carceri israeliane.

Dichiarazione congiunta sulla condanna del leader palestinese per la difesa dei diritti umani Khalida Jarrar

L'Associazione nazionale degli avvocati americani insieme all'Unione degli avvocati per i diritti dei palestinesi nel Regno Unito e l'organizzazione in supporto dei prigionieri palestinesi Addameer hanno rilasciato una dichiarazione pubblica congiunta sulla condanna e sula la detenzione della sostenitrice dei diritti umani palestinesi e parlamentare Khalida Jarrar.

Nell'appello le tre organizzazioni hanno espresso la loro forte opposizione alla condanna della Jarrar, osservando che in precedenza avevano già presentato una denuncia dettagliata al relatore speciale delle Nazioni Unite sulle loro preoccupazioni in merito al fatto che la Jarrar veniva illegittimamente presa di mira e punita dalle autorità militari israeliane a causa del suo lavoro in difesa dei diritti umani e dei prigionieri politici palestinesi.

Caso Jarrar, udienza rinviata a data da destinarsi

Oggi, 29 Aprile 2015, la corte militare di Ofer ha stabilito all'ultimo minuto di tenere un'udienza per la parlamentare del PLC (Palestinian Legislative Council, organo legislativo dell'Autorità Nazionale Palestinese) Khalida Jarrar.

Dopo l'arrivo dell'imputata, tuttavia, per la seconda volta l'udienza è stata rimandata a data da destinarsi. L'avvocato Mahmoud Hassan si è detto sorpreso per la decisione del giudice militare, Roni Amer, di tenere un'udienza oggi, dopo che un primo rinvio era stato decretato precedentemente questa settimana.

Chi minaccia chi. La memoria corta di chi ha la coscienza sporca

A seguito della voluta confusione concepita sugli organi di stampa crediamo siano utili alcune ulteriori precisazioni in merito alle nostre posizioni.

L’antifascismo non si può racchiudere dentro recinti ideologici che servono solo a mascherare opportunismi di oggi. Noi ci rifacciamo a quanto l’ANPI affermava nel suo primo Congresso svolto a Roma tra il 06 ed il 09 dicembre del 1947: «l’antifascismo deve essere inteso come lotta contro chi minaccia le libertà individuali, nega la giustizia sociale e discrimina i cittadini». Per noi quindi schierarsi al fianco di tutti i popoli che lottano per le libertà individuali, per la giustizia sociale e contro la discriminazione è un atto doveroso ed inevitabile.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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