Egitto

Mariam Abu Daqqa: «Basta divisioni tra i palestinesi, nessuna fazione decida da sola»

Intervista. Parla Mariam Abu Daqqa del Fplp: «Siamo uniti nella lotta per la libertà del popolo di Gaza ma non può decidere tutto un solo partito»

Mariam Abu Daqqa chiede l’attenzione del mondo sull’offensiva mili­tare israe­liana con­tro Gaza, l’applicazione del diritto inter­na­zio­nale per i Ter­ri­tori occu­pati ma vuole anche che le deci­sioni riguar­danti il popolo pale­sti­nese siano prese assieme da tutte le forze poli­ti­che. «E’ un altro momento duro per il nostro popolo, da giorni sog­getto a que­sta nuova aggres­sione di Israele. Ma è il momento che deve risol­vere i pro­blemi che riguar­dano tutti i pale­sti­nesi sotto occu­pa­zione. Per­ciò le nostre forze poli­ti­che devono essere coin­volte, tutte, senza esclu­sioni nel pro­cesso deci­sio­nale», dice la sto­rica atti­vi­sta dei diritti delle donne pale­sti­nesi e da anni mem­bro della dire­zione poli­tica del Fronte popo­lare per la libe­ra­zione della Pale­stina (Fplp), la prin­ci­pale com­po­nente della sini­stra pale­sti­nese. Abbiamo inter­vi­stato Mariam Abu Daqqa ieri a Gaza.

L'imperialismo non perde un colpo, la solidarietà tra i popoli?

Analisi ed approfondimenti sulla
"nuova" aggressione sionista a danno dei palestinesi e del mondo

Da giorni siamo di fronte all'ennesimo scempio sionista, un'aggressione della popolazione civile palestinese da parte di un esercito di soldati equipaggiati con mezzi corazzati, carri armati, elicotteri apache, droni e quant'altro. Un abuso della forza che ha solo uno scopo: umiliare e punire collettivamente un intero popolo, ma non solo.

Israele nasce e si fonda ponendo il resto del mondo, ricattato ed egemonizzato dal potere delle lobby ebraiche che sostengono il sionismo, dinnanzi a “fatti compiuti”. La storia di questo "stato" (senza né confini dichiarati, nel rispetto dei paesi adiacenti, né costituzione che tuteli il diritto di uguaglianza tra i suoi cittadini) è disseminata di casi in cui prima si condanna e poi, al limite, si giudica; questo non solo in una logica del tipo "il fine giustifica i mezzi", ma anche per imporre al mondo la sua autonomia d'azione (determinata non tanto dall'audacia dei suoi leader quanto dai flussi di dollari USA e dall'appoggio incondizionato degli stati occidentali ed imperialisti) per creare un fattore deterrente nella regione basato sulla sua forza militare dal carattere spietato.

Storie della Nakba: Ricordi, Rimpianti, Ritorno

Il 14 maggio 1948 David Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato di Israele . In quel momento, le forze sioniste - di gran lunga superiori alle capacità militari palestinesi e arabe - avevano già espulso gli abitanti palestinesi di 220 villaggi e conquistato circa il 13 per cento della Palestina. Questo evento è noto come la Nakba , che significa "catastrofe" in arabo.

Entro la fine dell'anno il piano, premeditato dai sionisti, di pulizia etnica degli abitanti indigeni della Palestina sarebbe stato portato essenzialmente a termine. Quasi un milione di palestinesi sarebbero diventati profughi, e più di 400 città , paesi e villaggi sarebbero stati distrutti. A 66 anni di distanza, l'intera regione è ancora sotto l'effetto delle onde d'urto di questa calamità.

L’Accordo di Gaza del 2014 fa di Hamas uno strumento di Israele?

L’accordo fra le due principali organizzazioni ‘governative’ palestinesi, Fatah e Hamas (che ormai ha quasi del tutto abbandonato l’Asse della Resistenza), è stato salutato con favore da molti analisti (fra cui molti vicini alla causa palestinese) tranne rare eccezioni. Purtroppo, anche questa volta, c’è un solco profondo fra la realtà e le illusioni. Di conseguenza è bene chiarire, sia pur sinteticamente, i risvolti di questo matrimonio che, per quanto mi riguarda, non credo durerà a lungo. Cominciamo intanto con il contestualizzare gli eventi.

Prima di entrare nel merito dell’accordo è bene ricordare che entrambe le organizzazioni vengono da un momento difficile che ha visto erodere sensibilmente il loro consenso all’interno della società palestinese.

Fatah ha visto calare sensibilmente il suo prestigio fin dagli Accordi di Oslo del 1993. La corrente laica e nazionalista della Resistenza palestinese, nel momento in cui ha formalmente riconosciuto lo Stato di Israele, ha cominciato gradualmente a perdere credibilità non solo agli occhi degli stessi palestinesi ma anche di tutti quei movimenti che nel mondo si battono contro le politiche imperialiste e neocolonialiste. Il suo leader, Yasser Arafat,  che in molti sospettano essere stato assassinato dal servizio segreto israeliano, non è riuscito a risollevare le sorti di questa organizzazione che ormai da molto tempo si limita a giustapporsi allo stato israeliano che tuttora occupa la Cisgiordania.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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