Egitto

Sa'adat, dichiarazione al Movimento dei Lavoratori Senza Terra: vittoria agli oppressi

Riportiamo la dichiarazione di solidarietà del compagno prigioniero Ahmad Sa'adat,  Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, consegnata al congresso del 30° anniversario del Movimento dei Lavoratori Senza Terra (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra - MST) del Brasile iniziato l’11 febbraio 2014.

Prigione sionista di Gilboa, 03/02/2014

Al Congresso MST sono presenti: il compagno Marwan Abdel-Al del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in Libano, Abla Sa'adat, organizzatrice del comitato di solidarietà con le donne palestinesi prigioniere e altri organizzatori membri dell'Unione dei Comitati agricoli di lavoro.

Mizher: la Resistenza si deve unire per affrontare crimini come l'uccisione della bambina Hala Abu Sbeikha

Le aggressioni sioniste continuano a bersagliare i palestinesi sotto diverse forme, bombardando civili innocenti nelle aree di "confine" e oggi prendendo di mira bambini innocenti attraverso bombardamenti indiscriminati di abitazioni, come l’assassinio di Hala Abu Sbeikha; la denuncia del compagno Jamil Mizher, membro del comitato centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

Mizher ha aggiunto che l’uccisione della bambina di 3 anni Abu Sbeikha e il ferimento di un certo numero di civili palestinesi dimostrano la brutalità di un’occupazione criminale che continua la sua aggressione anche contro i palestinesi in Cisgiordania, attraverso la costruzione di colonie, la giudaizzazione di Gerusalemme, l’imposizione di fatti sul terreno e la repressione della resistenza.

MAI COMPLICI DEL SIONISMO!

Un nuovo fervore in Italia sta dando vita ad un movimento che ha scelto di costruire la solidarietà con la Palestina sostenendone la Resistenza. Questo viene testimoniato sia dalla partecipazione ai tre convegni "Dalla solidarietà alla lotta internazionalista - al fianco della Resistenza palestinese" organizzati quest'anno [1], sia dalle mille persone provenienti da tutta Italia presenti al corteo di Torino, determinate a portare in piazza le nuove parole d'ordine che creano la piattaforma di lotta elaborata dall'Assemblea Nazionale basata sul rispetto dei diritti inalienabili dei palestinesi, tra cui il ritorno dei profughi e la liberazione dei prigionieri, la fine dell'occupazione ma anche la decolonizzazione della Palestina, l'applicazione del Diritto Internazionale e la fine degli accordi di Oslo.

Su quest'ultimo, che non ha l'apparenza di un diritto in quanto tale, è necessario soffermarsi: alcuni palestinesi percorrono la strada delle trattative "convinti" che possa rappresentare per loro "una possibilità", mentre per molti altri risulta una chiara scelta fallimentare che farà capitolare definitivamente i diritti dei palestinesi. Ciò rappresenta indubbiamente qualcosa che "divide" i palestinesi, almeno da un punto di vista di strategia di liberazione o compimento della pace. Oggi, fuori e dentro la Palestina, sono molte le testimonianze di coloro che non credono più (o non hanno mai creduto) al percorso delle cosiddette "trattative di pace". La leadership palestinese dovrebbe leggere e capire le aspirazioni della propria gente, seguirle ed esserne ambasciatrice. A prescindere dal sempre più evidente disastro rappresentano da tali accordi - almeno in termini di Lotta di Liberazione – questi non interpretano più neanche una scelta popolare... Persistere su quella strada, quindi, significa anche dover reprimere il volere dei palestinesi.

Egitto: il Partito Comunista analizza la situazione attuale nel paese

Comunicato del Partito Comunista d'Egitto

Sono passati alcuni mesi dall'inizio della rivolta popolare del 30 giugno, che mirava a recuperare la rivoluzione confiscata dalla destra islamo-fascista. In seguito, i rappresentanti del popolo si sono ritrovati con le forze armate per allestire una “tabella di marcia”con tutte le forze politiche e sociali che hanno partecipato alla rivoluzione.

In considerazione delle nostre riserve su alcuni punti e anche sulla natura del governo, e malgrado il nostro rispetto per i suoi membri, noi non possiamo considerarlo come un governo rivoluzionario, ma piuttosto come un governo di tecnocrati, soprattutto perché la maggior parte dei suoi membri è rappresentata da fautori dell'economia di mercato e i riformatori non hanno il minimo margine di manovra né il coraggio necessario per dare una risposta alle rivendicazioni urgenti delle masse e agli obiettivi dichiarati della rivoluzione.

Così possiamo riassumere tali obiettivi e rivendicazioni:

Primo: un confronto risoluto con i Fratelli musulmani e i loro alleati, e l'interdizione di questi gruppi, dediti a pratiche terroristiche comprovate, e la confisca dei loro averi.

Secondo: una costituzione civile e democratica che metta al centro la giustizia sociale.

Terzo: il rilancio dell'economia e la realizzazione delle rivendicazioni più urgenti di giustizia sociale.

Quarto: tra le modifiche legislative nella “tabella di marcia”, il riconoscimento pieno della creazione di sindacati, associazioni e partiti politici.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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