Ghassan Kanafani

Il carcere come università: il movimento dei prigionieri palestinesi e la pubblica istruzione

Vorrei iniziare dicendo che il ruolo del movimento dei prigionieri palestinesi nell'educare i propri quadri, contribuendo così alla "educazione nazionale" palestinese, è un argomento importante degno di molta più attenzione e discussione. Come prigioniero politico palestinese che ha passato gli ultimi 20 anni nelle carceri israeliane vorrei evidenziare alcune delle caratteristiche generali della lotta del movimento dei prigionieri per costruire un sistema di istruzione collettiva come parte centrale dello sviluppo di una cultura patriottica e rivoluzionaria che possa diventare un pilastro del movimento di liberazione.


Prigionieri palestinesi che scrivono i loro esami scientifici tawjihi nella prigione militare di Ofer

È stato in età precoce che ho cominciato a capire l'occupazione e la mia condizione di persona sotto occupazione. Alcune delle mie prime interazioni con l'occupazione riguardarono delle conversazioni ascoltate in famiglia, per esempio su come a mio fratello maggiore non fosse stato permesso di entrare in Giordania a causa del suo "file di sicurezza" predisposto dalle forze di occupazione. Ho imparato il significato dell’occupazione nei fin troppo frequenti giorni di coprifuoco imposto sul nostro campo profughi. Qualunque domanda facessi su questi tempi difficili ricevevo sempre la stessa risposta : "è Israele, è l'occupazione ." Poco a poco ho imparato il significato di “Palestina” attraverso le storie sulla Nakba e sui primi anni difficili di esilio narrate da mio padre e da mia nonna. Mi sono innamorato della Palestina attraverso le storie di "El - blad", o "vita reale " come mia nonna usava chiamarle, ricordi dei tempi prima della Nakba. In quei giorni di immersioni nelle storie dei miei anziani - alla fine del 1970 - non avevo altra fonte attraverso la quale conoscere la Palestina se non quelle storie e le poche parole pronunciate segretamente da un insegnante che così rischiava di perdere il suo posto di lavoro e i mezzi di sussistenza, nelle mani del comandante militare di quartiere, se quest'ultimo lo avesse scoperto. 

Accogliendo gli spunti di riflessione per chiarire e ribadire lo spirito di PalestinaRossa

Cari Compagni,

siamo lieti del tempo e dello spazio che avete dedicato alla "riflessione" [1] proposta che, se da un lato accogliamo con gioia per l'analisi politica riportata che dà ulteriore forza alle nostre posizioni, dall'altro ci lascia ancora una volta perplessi sull'approccio, a nostro avviso debole e non chiaro negli intenti.

Il collettivo PalestinaRossa è nato con il preciso obiettivo di sottolineare l'aspetto internazionalista e di classe della lotta per la liberazione della Palestina e di creare attorno a questo un movimento attivo (non "attivista") che operi quindi al fianco della resistenza palestinese.

La condizione della donna nella Palestina occupata e il suo ruolo nella lotta di liberazione

Intervista con Abla Sa’adat, presidente del Comitato delle donne Palestinesi e moglie di Ahmad Sa’adat, Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).

A.S. Io lavoro all’interno del Comitato per le Donne che non è una sezione a sé stante ma fa parte di un lavoro su un piano politico nazionale, siccome si tenta di integrare il più possibile il ruolo della donna all’interno della lotta del popolo palestinese a tutti i livelli (politico, sociale) e si prova a far entrare le donne in questo ambiente in modo da portare avanti la lotta, a rimanere uniti, e si lavora in tutti gli ambienti, sia nelle periferie, nei campi profughi e nelle città.

Gap Che tipo specifico di attività vengono svolte con le donne, quali sono le modalità e a quali donne ci si riferisce?

Intervento di Francesco Giordano (Rete di Solidarietà con la Palestina - Milano)

Care compagne e cari compagni,

quando abbiamo iniziato questo percorso, anni fa, ne sentivano la necessità assoluta, oggi che pur diversi passi sono stati fatti nella giusta direzione, crediamo ancor di più nella sua urgenza. I fatti spingono più di quanto fanno le nostre soggettività, prendiamone atto, o resteremo al punto di partenza nonostante sappiamo di essere inadeguati.

Quando abbiamo iniziato questo percorso ne abbiamo discusso molto, litigato anche, come si fa tra compagni, ma sotto sotto viveva l’idea che dovevamo convincerci, e dovevamo convincere. Oggi credo che quel tempo sia finito, c’è la assoluta necessità di attiviste/i convinti che il sostegno alla sinistra palestinese, alla resistenza sia l’unica strada percorribile, l’unica di cui c’è bisogno. Parafrasando Brecht: gli altri posti sono occupati: ovvero i paesi arabi moderati e reazionari sostengono Hamas, Stati Uniti ed Europa sostengono l’ANP, la creatura creata ad Oslo, l’unico posto che rimane è appunto quello della resistenza. E noi, noi che abbiamo voluto questo percorso, lì ci collochiamo: senza se  e senza ma.

Pagine

Subscribe to RSS - Ghassan Kanafani

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

PalestinaRossa newsletter

Resta informato sulle nostre ultime news!

Subscribe to PalestinaRossa newsletter feed

Accesso utente