Giordania

La disgregazione politica, la cultura e l’identità nazionale palestinese

Al-Shabaka è un’organizzazione indipendente no-profit il cui obiettivo è di stimolare e far progredire il dibattito pubblico sui diritti umani e l’autodeterminazione dei palestinesi nel quadro delle leggi internazionali. Il commentatore politico di Al-Shabaka Jamil Hilal è un sociologo indipendente e scrittore palestinese ed ha pubblicato molti libri e numerosi articoli sulla società palestinese, il conflitto arabo-israeliano e sui problemi del Medio Oriente.

Il campo politico palestinese, dominato dall’Organizzazione della Liberazione della Palestina (OLP) fin dalla fine degli anni ’60, è stato disintegrato da quando in base agli accordi di Oslo è stata fondata l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Qual è stato l’impatto della supremazia dell’OLP e quali sono state le ripercussioni della sua disgregazione per la classe politica palestinese? E fino a che punto la disgregazione del campo politico ha colpito quello culturale e il suo contributo all’identità nazionale palestinese? Queste sono le questioni affrontate in questo articolo.

Una nuova campagna per chiedere la liberazione del bambino palestinese Ahmad Manasrah

La campagna si pone l'obiettivo di liberare tutti i bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. La campagna è stata lanciata dal centro culturale Ibdaa del campo profughi Deheisheh in Cisgiordania il 10 gennaio e si concluderà il 22 gennaio, che coinciderà con il compleanno di Ahmad Manasrah.

Le pubblicazioni degli organizzatori sulla pagina ufficiale della campagna hanno l'obiettivo di esporre le brutali politiche oppressive di Israele contro i bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Barakat: Gli accordi di Oslo sono stati la dichiarazione di bancarotta e fallimento della borghesia palestinese

“Coloro che sono stati coinvolti nella firma dell’accordo di Oslo dopo le dimissioni dalle loro posizioni nella Organizzazione per la Liberazione della Palestina e le istituzioni ufficiali palestinesi, devono chiedere scusa al popolo palestinese e comparire davanti a un tribunale palestinese sotto il controllo popolare”, ha dichiarato Khaled Barakat, coordinatore della Campign a Free Ahmad Sa’adat, in una videoconferenza con i sostenitori della causa palestinese.

“Tuttavia, non hanno il coraggio o la coscienza – perché non rappresentano il popolo palestinese. Perché sono la rappresentanza politica di una classe, è non solo una organizzazione individuale”, ha detto Barakat. “Oslo è stato un crimine, uno scandalo e un disastro. Ciò che è stato firmato alla Casa Bianca 22 anni fa come la “Declaration of Principles” era, in sostanza, la dichiarazione della borghesia palestinese del loro fallimento e il fallimento nella direzione della rivoluzione del popolo palestinese per la liberazione, il ritorno, l’auto-determinazione e la vittoria.”

In partenza le delegazioni della missione "Per non dimenticare il Diritto al ritorno"

L’occupazione ha mille facce, mille sfumature, che si incuneano nella quotidianità della vita rendendola disumana. L’occupazione non è mai un qualcosa di astratto, di indefinito, ma si sostanzia con soprusi e privazioni, con l’obiettivo di spezzare la resistenza e la volontà del popolo che la subisce. Ed è precisamente questo che sta accadendo in Palestina, dove Israele impone a uomini e donne, colpevoli solo di rivendicare la propria dignità, una segregazione razziale intollerabile. E lo fa con la complicità di stati e governi che ora con aiuti diretti e ora con silenzi colpevoli sostengono nei fatti l’Occupazione.

L’Occupazione è quindi negazione della vita: impossibilità di lavorare, curarsi, studiare, avere affetti e l’elenco potrebbe continuare, lunghissimo. L’Occupazione è anche pulizia etnica, volontà deliberata di sradicare un popolo dalla sua terra per renderlo altro, un qualcosa di indefinito, un nulla. Il sionismo questo lo ha messo in pratica da sempre, fin dai quei drammatici giorni dopo la seconda guerra mondiale, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono cacciati dalle loro case attraverso il terrore e la devastazione. Da lì inizio la diaspora di questo popolo, campi profughi senza diritti ospitati malvolentieri dagli stati limitrofi, ignorati da un Occidente opulento e egoista, condannati a non poter ritornare nelle loro case da una comunità internazionale sorda, cieca e muta. In poche parole: complice del crimine che si stava perpetuando.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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