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Guerre in Siria, Iraq e Palestina: ecco perché la religione non c’entra

Dalla Siria all'Iraq, dall'Afghanistan alla Palestina, passando per il Libano e i tumulti sull'altra sponda del Mediterraneo: il discorso confessionale ha oscurato le cause socio-economiche dei movimenti di protesta fornendo ai regimi autoritari il pretesto per presentarsi come garanti dell’unità nazionale.

Dall’inizio dei movimenti di contestazione nel mondo arabo, che hanno rovesciato regimi pluridecennali in apparenza incrollabili e rimesso in discussione gli equilibri di potere nella regione, nei principali media e nei circoli degli esperti di politica estera si è affermata la tendenza a spiegare le cause delle proteste attraverso le lenti del confessionalismo, per cui i fattori che determinano la vita politica nel mondo arabo-musulmano sarebbero le tradizioni religiose nella loro irriducibile differenza. Il discorso confessionale ha oscurato le cause socio-economiche dei movimenti di protesta, mascherando le ambizioni regionali delle potenze straniere e fornendo ai regimi autoritari il pretesto per presentarsi come garanti dell’unità nazionale.

I social media e la terza intifada: la scomoda verità

Sei mesi dopo il suo inizio, sono state poste più domande che fornite risposte relativamente alla violenta rivolta dei giovani nei territori palestinesi occupati. “E’o non è una terza intifada?” è stata la questione più dibattuta da molti media ed analisi. La seconda, “I social media vi hanno contribuito?”, ha provocato un analogo disorientamento sul loro ruolo nell’ultima rivolta dei giovani.

La confusione è stata soprattutto evidente nella difficoltà dei media nel definire questi nuovi soggetti senza leadership e le loro inconsuete modalità di mobilitazione. I giornalisti hanno dovuto modificare la propria terminologia e creare nuove espressioni, come “lupo solitario” e “ istigatore informatico”.

Il FPLP marcia a Gaza e non è in vendita!

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in risposta ai nuovi attacchi del Presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, che vorrebbe negare i fondi destinati al Fronte, ha organizzato un manifestazione a Gaza lo scorso 12 aprile.

Masse di palestinesi hanno marciato dal campo Saraya fino alla Piazza del Milite Ignoto a Gaza City, in occasione della Giornata dei prigionieri palestinesi ed a 40 giorni dal martirio avvenuto dentro l'ambasciata palestinese dell'ex detenuto e leader compagno Omar Nayef Zayed. All'iniziativa ha partecipato una grande folla di persone tra cui dirigenti, quadri e membri del Fronte.

Awadallah: il FPLP impegnato nell'Intifada gioca un ruolo importante nel far fronte ad una dirigenza monopolistica

Il compagno Iyad Awadallah, membro del Comitato centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha dichiarato che “dopo cento giorni dall'inizio dell'Intifada risulta chiaro che è in continua espansione e continuerà a farlo, al fine di raggiungere gli obiettivi e i diritti del popolo palestinese”.

“Coloro che cercano di contrastarla o scongiurala si schierano dalla parte dei perdenti della storia”, ha proseguito Awadallah. In un'intervista alla TV Al-Aqsa, il compagno ha dichiarato che “l'apertura dello scontro a tutto campo con l'occupazione è la scelta del nostro popolo nel percorso verso il raggiungimento dei suoi obiettivi e dimostra il completo fallimento del cosiddetto 'processo di pace'”.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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