Imperialismo

Siria, crisi, guerra: a che punto è la notte?

«Oggi il compito è diverso, più vicino all’azione. Ci vuole più diffidenza per le dichiarazioni e le conferenze da parata. Ci vuole più energia nell’elaborazione di risposte e consigli precisi ai pubblicisti, ai propagandisti, agli agitatori, a tutti gli operai coscienti, affinché questi consigli non possano non essere compresi. Ci vuole più chiarezza e precisione nella raccolta delle forze per il lungo lavoro di attuazione pratica di questi consigli.»

Lenin, L’unificazione degli internazionalisti

Dopo la rimozione della Libia gheddafiana era in qualche modo scontato che ad entrare direttamente nel mirino della tendenza alla guerra fosse la Siria. Così è puntualmente avvenuto. A un primo sguardo sembra che, in fondo, la rimozione del regime nazionale siriano non sia altro che l’ennesimo tassello posto dall’imperialismo nelle sue mire di conquista e rimozione di tutti quegli stati e regimi poco proni ad allinearsi ai suoi diktat.  Un’operazione “normale” alla quale, da tempo, siamo stati abituati. Interventi militari di questo tipo, a partire dalla prima guerra del Golfo del ’91, sono diventati un’abitudine, una routine alla quale tutti sembrano essersi assuefatti. Chiamate, a seconda dei casi, operazioni di polizia internazionale o guerre umanitarie, gli interventi armati in giro per il pianeta non stupiscono più nessuno.

Sulla Siria - di Giulia Bausano e Emilio Quadrelli

Linea di condotta: per una discussione su Siria, guerra e internazionalismo

«I piemontesi hanno commesso un errore enorme fin dall’inizio, contrapponendo agli austriaci soltanto un esercito regolare e volendo condurre una guerra ordinaria, borghese, onesta. Un popolo che vuole conquistarsi l’indipendenza non deve limitarsi ai mezzi di guerra ordinari. L’insurrezione in massa, la guerra rivoluzionaria, la guerriglia dappertutto, sono gli unici mezzi con i quali un piccolo popolo può vincerne uno più grande, con i quali un esercito più debole può far fronte ad un esercito più forte e meglio organizzato.»

K. Marx, F. Engels, Sui metodi di condotta della guerra popolare d’indipendenza

Gli scenari che si sono delineati giorno dopo giorno in Medio Oriente sono una puntuale conferma di come, dentro la crisi sistemica del modo di produzione capitalista, la tendenza alla guerra diventi l’elemento cardine intorno al quale ruota per intero l’attuale fase imperialista. Nel mirino delle consorterie imperialiste sono entrate soprattutto quelle entità statuali che, a lungo, hanno mantenuto una posizione poco prona agli interessi del capitalismo internazionale e delle sue principali articolazioni.

Noam Chomsky: riflessioni su sionismo, questione palestinese e imperialismo USA

Nell’intervista seguente, realizzata per il Journal of Palestine Studies dal co-direttore di Jadaliyya, Mouin Rabbani, Noam Chomsky riflette su una vita di impegno sulla Questione Palestinese. Riflette sul suo impegno iniziale e su come esso si è sviluppato nel corso della sua vita. Considera anche come le cose sono – o non sono – cambiate e quale potrebbe e dovrebbe essere la rotta del conflitto israelo-palestinese.

L’intervista è stata realizzata a Lexington, MA, nel 2009 e 2010 e il testo completo è disponibile sul Journal of Palestine Studies 41:3 (Primavera 2012) pagg. 92-120 e online.

Mouin Rabbani: A proposito della politica estera statunitense di oggi tu sei stato molto critico della tesi di Mearsheimer e Walt sulla politica statunitense in Medio Oriente.

Noam Chomsky: Beh, mi piacerebbe che avessero ragione, perché in tal caso c’è un’ovvia implicazione tattica e potrei smettere questo lavoro infinito, scrivere, parlare, cercare di organizzare …

Criticare o no la leadership palestinese?

In che modo si tradisce* la Causa Palestinese

Quasi sei anni fa la popolazione palestinese ha espresso il proprio voto - benché, non va scordato, si sia trattato di elezioni avvenute sotto occupazione - mostrando con decisione la voglia e la necessità di dare legittimità ad una forza all'epoca presentatasi come rivoluzionaria, Hamas, perché satura di anni di promesse e di finti accordi di pace. In ogni caso, in quelle elezioni il messaggio di rottura contro ogni forma di dialogo con l'occupante è stato chiaro, nonostante il dott. Salman sostenga che il voto pro-Hamas sia stato un modo per "punire" Fatah.

A seguito di questa scelta, opinabile per chi vuole, ma che resta pur sempre una scelta da accettare, la volontà dei palestinesi non è stata rispettata, perché né i governi né l'ONU hanno riconosciuto la legittimità della decisione popolare, né i sostenitori internazionali hanno fatto abbastanza per sostenere la volontà palestinese, forse a causa della persistente illusione di possibili accordi con lo stato sionista, che sempre più spesso hanno fatto capolino nella politica palestinese.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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