Intifada

Wasim Dahmash: alcune osservazioni sul sionismo nella sua pratica

Quando parliamo di sionismo siamo tutti d'accordo almeno su un punto: il movimento che si basa sull’ideologia sionista è l'ul­timo anello del fenomeno coloniale. Il sionismo è la rielabora­zione del più generale pensiero coloniale con elementi di speci­ficità rispetto all'espansionismo delle nazioni europee, di questo costituisce la sintesi finale e per molti aspetti fin dalla sua nasci­ta è legato in modo particolare al colonialismo della fase otto­centesca. Pensiero coloniale e messianismo religioso si amalga­mano nell’ideologia sionista determinando una miscela che se per la Palestina è stata funesta, lo è anche per vasti ambiti spa­ziali e temporali non facilmente delimitabili.

La realizzazione pratica del sionismo, ossia l’occupazione di un territorio, la creazione di uno Stato nazionale su quel territorio, la pulizia et­nica degli abitanti autoctoni, segue esperienze già sperimentate in diverse parti del mondo, nelle Americhe, in Australia o in Su­dafrica. Il sionismo è anche una potenza il cui centro geografi­co, per quanto ristretto, ha interessi e influenze in tutto il mon­do, in quello industrializzato soprattutto, e nell’attualità è da estendere anche al “mondo arabo”, una dicitura con cui indi­chiamo quella vaga entità costituita dai paesi dove la lingua ara­ba è la più diffusa, nella loro complessità.

Cisgiordania : Presagi di una Terza Intifada

Lo stato di disperazione regnante fra i palestinesi è costantemente in crescita a partire dalla fine della Seconda Intifada. Giorno dopo giorno, l'occupazione israeliana si espande mentre aumentano in modo più limitato le opzioni per i palestinesi, apparentemente rappresentati da una nuova generazione dell'autorità nazionale palestinese (ANP) desiderosa di cercare un "accordo".

Gli omicidi non sono diminuiti, né il movimento dei coloni e la giudaizzazione di Gerusalemme. Il percorso del "processo di pace" continua come una "opzione strategica". Ma dalla la seconda Intifada le strade non hanno un periodo di riposo, come non l'hanno avuto dopo la prima Intifada e durante il periodo dell'accordo di Oslo. Anche se, la frequenza dei contrasti e degli scontri potrebbe essere in calo, la rivoluzione continua a sobbollire, in attesa dell’accensione di una scintilla. Oggi la situazione in Cisgiordania evoca il periodo che precede la prima Intifada. Il ritmo degli scontri è in aumento e si intensificano le operazioni militari, nonostante il progetto per la pace.

A venti anni dagli accordi di Oslo riprende la farsa dei negoziati israelo-palestinesi

ISM-Italia - Comunicato stampa

Il 13 settembre 1993, nel prato sud della Casa Bianca, furono firmati gli Accordi di Oslo, con Bill Clinton ridotto a fare la parte di maestro di cerimonia. Gli accordi, infatti, erano stati negoziati e siglati in gran segreto a Oslo senza coinvolgere gli USA.

20 agosto 2013

“Storica” venne definita, naturalmente, la stretta di mano tra il primo ministro Yitzhak Rabin (che goffamente manifestò tutto il suo imbarazzo) e il presidente Yasser Arafat.

Gli accordi erano composti da due parti:

  • il mutuo riconoscimento tra Israele e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP);
  • una dichiarazione di principi che prevedeva un periodo di transizione di cinque anni senza chiari impegni da parte israeliana sulla natura dell'accordo definitivo.

L'accordo definitivo non è mai stato raggiunto, la transizione prosegue e il tutto si è trasformato nella cosiddetta industria del processo di pace, interessata solo al “processo”, ma dimentica della “pace”.

Intervista a Marwan Barghouti - Al-Monitor

E’ ora di una mossa coraggiosa USA in Medio Oriente

Marwan Barghouti, uno dei leader di maggior spicco di Fatah nella West Bank e attualmente detenuto in un carcere israeliano, afferma che il momento è giusto perché l’amministrazione USA assuma una decisione coraggiosa per realizzare la pace in Medio Oriente quanto prima possibile.

Barghouti, che ha risposto a domande scritte, ha ammonito che l’alternativa alla soluzione a due stati è un “conflitto persistente che non conosce vie di mezzo. Il leader incarcerato ha detto che Israele non è interessata alla pace, aggiungendo che “nessun metodo di resistenza va abbandonato” fintanto che resti in linea con la legge internazionale.  Barghouti, sollecitando le fazioni palestinesi a riconciliarsi, ha affermato che “il processo di pace ha causato gravi danni a Fatah”. Ha anche criticato la recente Iniziativa di Pace araba guidata dal Qatar come “il punto più basso toccato dagli arabi in termini di un accordo storico con Israele”. Segue la trascrizione dell’intera intervista.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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