Intifada

L'ANP ha paura di una terza Intifada?

La seconda intifada è scoppiata non solo a causa del risentimento verso Israele, ma anche verso l'ANP. Nei campi profughi della West Bank sembra che il risentimento sia tornato.

La luce era ancora troppo debole per penetrare le fessure delle persiane quando il gallo cantò. Per una frazione di secondo sembrava di essere in un villaggio. Ma era il campo profughi di Jenin, circa due settimane fa. Lì, come in altri campi profughi, la sveglia del gallo è qualcosa di più: nutrimento per i disoccupati, così come il desiderio di mantenere la continuità, anche se solo simbolica, con il villaggio che una volta era lì, e che da allora è stato distrutto.

La Terza Intifada è inevitabile

Il catalizzatore del momento potrebbero essere gli atti di vandalismo su di un’altra moschea da parte di coloni ebrei o la costruzione di nuove unità abitative nelle colonie.

All’inizio di questo mese, ad un incontro privato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i suoi consiglieri sulla sicurezza, un gruppo di esperti del Medio Oriente ed ex funzionari dell’intelligence hanno avvertito sull’imminenza di una terza Intifada. Il catalizzatore del momento, hanno riferito, potrebbe essere la devastazione di un’altra moschea da parte di coloni ebrei, come quella incendiata giovedì, o la costruzione di nuove unità abitative nelle colonie. Qualsiasi sia la miccia, la fonte implicita dello stato di agitazione nella West Bank è data dall’opinione generale che il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, sia giunto a un vicolo cieco.

La Terza Intifada alle porte?

Nell’ultimo fine settimana l’esercito israeliano ha aggredito e attaccato le manifestazioni palestinesi contro il Muro e le colonie. Le autorità di Tel Aviv continuano a confiscare terre e a impedire alla popolazione palestinese di costruire, mentre le colonie si espandono. La Terza Intifada è alle porte?

Venerdì 25 maggio, decine di residenti del villaggio palestinese di Bil’in e attivisti internazionali hanno subito gli effetti dei gas lacrimogeni lanciati dai soldati israeliani che hanno attaccato la manifestazione settimanale non violenta contro il Muro di Annessione israeliano e le colonie.

Criticare o no la leadership palestinese?

In che modo si tradisce* la Causa Palestinese

Quasi sei anni fa la popolazione palestinese ha espresso il proprio voto - benché, non va scordato, si sia trattato di elezioni avvenute sotto occupazione - mostrando con decisione la voglia e la necessità di dare legittimità ad una forza all'epoca presentatasi come rivoluzionaria, Hamas, perché satura di anni di promesse e di finti accordi di pace. In ogni caso, in quelle elezioni il messaggio di rottura contro ogni forma di dialogo con l'occupante è stato chiaro, nonostante il dott. Salman sostenga che il voto pro-Hamas sia stato un modo per "punire" Fatah.

A seguito di questa scelta, opinabile per chi vuole, ma che resta pur sempre una scelta da accettare, la volontà dei palestinesi non è stata rispettata, perché né i governi né l'ONU hanno riconosciuto la legittimità della decisione popolare, né i sostenitori internazionali hanno fatto abbastanza per sostenere la volontà palestinese, forse a causa della persistente illusione di possibili accordi con lo stato sionista, che sempre più spesso hanno fatto capolino nella politica palestinese.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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