Intifada

Si espande la lotta unitaria non armata e la terza intifada è stata "ufficialmente" dichiarata

Il coinvolgimento degli anarchici israeliani contro il muro e di altri attivisti di sinistra israeliani all'interno della lotta popolare non armata delle comunità di base palestinesi, ha fatto sì che lo Stato israeliano non potesse reprimere queste lotte in un fiume di sangue.

Ora, che siamo ad un punto decisivo, il più popolare leader palestinese Marwan Barghouti lancia un appello per terza Intifada. Può essere che ci voglia del tempo perché si sviluppi, dato che l'Autorità Palestinese non sembra molto felice di questa evoluzione. Ma, probabilmente non sarà in grado di mettere molti bastoni tra le ruote di un ingranaggio che inizia a mettersi in moto. Lo stato israeliano sembra essere ormai disperare di poter fermare questi sviluppi, ma scarica la sua frustrazione sulla eroica popolazione di Nabi Salih che è il simbolo dell'espandersi della lotta al di là degli scontri intorno al muro/recinto della separazione.
 

Il nuovo Mandela

Marwan Barghouti ha parlato.
Dopo un lungo silenzio, ha inviato un messaggio dalla prigione.

Alle orecchie israeliane, questo messaggio non suona piacevole. Ma per i palestinesi, e per gli arabi in generale, ha un grande significato. Il suo messaggio può diventare il nuovo programma del movimento di liberazione palestinese.

Ho conosciuto Marwan nel periodo d'oro dell'ottimismo post-Oslo. Stava emergendo come un leader della nuova generazione palestinese, il punto di riferimento per giovani attivisti, uomini e donne cresciuti nella prima Intifada.

Dov'è la primavera palestinese?

La rivoluzione egiziana ha recentemente festeggiato il suo primo anniversario. Quando arriverà la primavera araba in Palestina?
1988 - Prima Intifada. Una donna palestinese a Beit Sahour si toglie le scarpe col tacco e lancia pietre ai soldati israeliani. Questa rivolta ha coinvolto gran parte della società palestinese. (photo: body on the line blog/Les Palestiniens)
La rivoluzione si è diffusa verso un buon numero di Paesi del Nordafica, del Medio Oriente e del Golfo a partire da dicembre 2010. Le prime proteste sono nate in Tunisia, e si sono presto sparse in Egitto, Libia, Yemen,  Bahrein e Siria. Queste rivolte hanno rapppresentato un tentativo del popolo di mettere fine a regimi non democratici ed oppressivi, nella speranza di muoversi verso dei governi legittimamente eletti.
Nonostante questo movimento e questi sconvolgimenti nell'area, la situazione in Palestina è rimasta relativamente calma.
Abbiamo chiesto a Nassar Ibrahim - scrittore palestinese, attivista politico e co-direttore dell'Alternative Information Center - perché la Primavera Araba non sia ancora riuscita ad approdare in Palestina.
“Siamo stati nella fase della Primavera per più di 30 anni ”  ci risponde Ibrahim.  “Mentre tutto il mondo arabo era assopito, i Palestinesi hanno organizzato la prima Intifada , poi la seconda e molte altre forme di resistenza popolare.”
Ibrahim aggiunge inoltre che la situazione in Palestina è molto differente da quella di Tunisia ed Egitto, dove le rivolte hanno portato alle elezioni. ''In questi Paesi le rivolte popolari hanno avuto il potere di apportare significativi cambiamenti, interni ed esterni, anche in politica economica ”  spiega Ibrahim.
Questo scenario non potrà ripetersi in Palestina per una serie di ragioni.

Chi ha detto che la resistenza palestinese è morta?

Per decenni, la Palestina è stata al centro di quasi tutte le proteste del mondo arabo. E' stato uno strumento per le masse, frustrate dai propri regimi, che ha permesso di protestare senza subire repressione dai propri governi e al tempo stesso si è trattato dell'attrazione che i regimi concedevano alle loro masse frustrate. Ma la causa palestinese è stata anche il veicolo per la mobilitazione e un campo di addestramento per l'organizzazione politica, in seguito diventata utile per tutti gli attivisti.

Per essere chiari, nulla di ciò serve a dire che il coinvolgimento e la solidarietà non fossero autentici; il più delle volte lo erano davvero. Tuttavia, le proteste per la Palestina o contro Israele sono state anche strumenti per le popolazioni dei paesi arabi che in questo modo potevano manifestare la propria insoddisfazione in un modo politicamente "sicuro", dato il carattere repressivo dei regimi in cui vivevano.

Recentemente, un'amica siriana con cui discutevo circa le ultime proteste mi ha ricordato che la sua prima manifestazione da bambina era stata per la Palestina - in realtà la maggior parte delle proteste a cui aveva partecipato o assistito crescendo da araba occidentale erano a favore della Palestina. Io ho annuito e sorriso, per nulla sorpresa. La realtà è che la Palestina, nel bene o nel male, era la questione per la quale gli arabi - sia residenti nei paesi arabi, sia in diaspora - hanno organizzato la maggior parte delle proteste.

 

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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