Iran

Netanyahu è “l’uomo giusto” per parlare dell’Iran davanti al Congresso

Il premier israeliano è perfettamente adatto per spiegare al Congresso il presunto pericolo del potere nucleare iraniano. Dopo tutto, è stato Israele insieme ai suoi alleati di Washington a inventare la questione fin dall’inizio. Ora tocca a Netanyahu tentare di dar credito a quell’asserzione, sebbene persino i servizi segreti americani, europei e israeliani, non siano d’accordo sul fatto che l’Iran starebbe cercando di produrre armi nucleari. Alcuni forse si ricordano che le asserzioni secondo cui l’Iraq possederebbe armi di distruzione di massa erano provenute in gran parte dalle stesse fonti, vicine al partito israeliano di destra Likud.

Il ruolo di questa lobby del partito Likud ha fomentato in modo determinante la campagna contro l’Iran. Infatti, in occasione dell’incontro dell’AIPAC nella primavera del 2006, l’Iran è stato particolarmente preso di mira, mostrando dei grandi schermi alternanti con immagini di Adolf Hitler che denunciava gli ebrei e poi del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che minacciava di “cancellare Israele dalla faccia della terra”. Lo show terminava con uno sbiadito voto post-olocausto “mai più”. Entro pochi mesi la lobby distribuì ben 13.000 set di stampa solo tra i giornalisti statunitensi per impregnare in modo durevole queste immagini cariche di pathos nei media convenzionali.

FPLP: la bozza di risoluzione Onu denominata "iniziativa francese" è una minaccia per i diritti dei palestinesi

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina respinge in maniera inequivocabile la cosiddetta "Iniziativa francese" presso le Nazioni Unite e sponsorizzata da parte del regime giordano in quanto, mascherata da un illusorio sostegno per uno “Stato palestinese”, rappresenta una pericolosa minaccia per i diritti dei palestinesi ed in modo particolare per il diritto al ritorno dei profughi.

La bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non prevede né meccanismi di attuazione, né sanzioni contro la potenza occupante per la sua continua e flagrante violazione del diritto internazionale, per l'occupazione, l'imposizione dell'apartheid e la negazione dei diritti fondamentali dei rifugiati palestinesi negli ultimi 66 anni. Mentre, a differenza delle risoluzioni che il Consiglio di sicurezza ha entusiasticamente approvato contro l'Iraq, la Siria, il Sudan e altri paesi, non contiene obblighi, mandati o sanzioni di sorta, ma presenta piuttosto una falsa visione del "conflitto", come conflitto tra parti uguali con diritti e interessi legittimi.

Lo spartiacque siriano nella tendenza globale alla guerra

La Siria, negli ultimi anni, ha rappresentato il centro delle contraddizioni mondiali. Pensiamo solo allo scontro  sviluppatosi in proposito da una parte tra l'interventismo del blocco della Nato e la posizione assunta dalla Cina e  sopratutto dalla Russia. Il fatto che la guerra, come doveva essere nei piani imperialisti del campo atlantico, non si sia sviluppata con il loro intervento diretto come da copione libico, iracheno, afghano... ha fatto sì che da questo centro le contraddizioni rimbalzassero a livello globale, aprendosi il fronte ucraino di contrapposizione diretta alla Russia e, per quanto riguarda il Medio Oriente e il Nord Africa, la tendenza alla guerra si regionalizzasse. Si aprono così nuove sfide nella lotta contro l'imperialismo, alle quali non possiamo sottrarci, come comunisti e forze di classe, visto anche che l'incendio globale lambisce l'Italia e l'imperialismo italiano ne è uno dei protagonisti.

16 Agosto 2014

"Attaccheremo sette paesi in cinque anni. Inizieremo con l'Iraq. Poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan, ci riprenderemo l'Iran in cinque anni”. Così nel novembre 2001, il generale statunitense ed esponente del Partito Democratico, Wesley Clark riferì dei piani di guerra del proprio paese successivi all'invasione dell'Afghanistan, proprio mentre gli Usa ne stavano conquistando la capitale Kabul. Le tappe della guerra imperialista portata avanti dagli Usa a livello globale, con la partecipazione delle altre potenze del campo atlantico, Italia in primis, erano già allora, 13 anni fa, già delineate e grossomodo possiamo dire che tale agenda è stata rispettata o almeno si è puntato a rispettarla, modulandola allo sviluppo delle condizioni concrete e a quanto esse avevano da offrire per le aggressioni da condurre rispetto ai singoli paesi.

Israele-Palestina: appunti sulla guerra come cuore della politica

Non si deve drenare l’ira
E far si che il ferro insorga
A serbare l’alta immagine
Degli innocenti in ogni terra tormentati
E che fra poco in ogni terra vinceranno.

Le sette poesie d’amore in guerra, Paul Eluard

Questo contributo è il primo di una serie di interventi che nel corso del tempo andranno a sviluppare ulteriormente i vari nodi tematici che in estrema sintesi sono stati qui riportati e che ci preme successivamente articolare in maniera più dettagliata. L’urgenza di elaborare un testo che tenesse insieme un piano teorico analitico, in grado mettere in evidenza alcuni aspetti rilevanti dell’attuale conflitto arabo-israeliano, generalmente trascurati, con alcune indicazioni politiche precise che segnassero una “linea di condotta”, mina forse in parte la comprensione estensiva di alcuni punti rispetto al discorso in generale.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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