Iran

La Siria tra rivoluzione e controrivoluzioni

Gilobert Achcar, autore del nuovo libro The People Want, è stato intervistato da Terry Conway.

TC: Potrebbe valutare l’attuale stato delle insurrezioni arabe in generale prima di concentrarci specificamente sulla Siria?

GA: Ciò che sta accadendo ora è la conferma di quello si poteva dire fin dall’inizio, il fatto che ciò che è cominciato nel dicembre del 2010 in Tunisia. non era una ‘Primavera’ come i media la hanno definita, un breve periodo di cambiamento politico durante il quale vengono destituiti questo o quell’altro despota, aprendo la strada a una bella democrazia parlamentare, e basta.   Le insurrezioni sono state descritte come una ‘rivoluzione di Facebook’, un’altra di quelle ‘rivoluzioni  colorate’.   Io, per cominciare, ho insistito dall’inizio che questa era una rappresentazione errata della realtà. Quello che aveva iniziato a realizzarsi  nel 2011, era un processo rivoluzionario a lungo termine che si sarebbe  sviluppato in molti, molti anni, se non decenni, specialmente se teniamo conto della sua estensione geografica.

Verso un fronte di resistenza rivoluzionario

Noi di PalestinaRossa, con la Rete di Solidarietà con al Palestina - Milano, riteniamo doveroso sostenere con forza tutte le lotte di resistenza dei popoli e delle masse che insorgono per la propria autodeterminazione all'interno di un processo rivoluzionario che porti alla giustizia sociale, unica reale soluzione per ottenere pace e stabilità.

Per questo abbiamo sempre sostenuto le rivolte esplose nei paesi arabi (non li definiremo Medio Oriente perché questo è un termine coniato dal colonialismo, presente in tutta la regione con Israele come avanguardia); tuttavia crediamo che una rivolta dovrebbe essere sempre inserita in un contesto rivoluzionario, maturata in seno al popolo e da questi portata avanti, se no si troverebbe inevitabilmente costretta a interfacciarsi con le stesse dinamiche e gli stessi giochi di forza contro cui è scoppiata, rischiando quindi di implodere su se stessa ed essere domata.

Il punto di non ritorno: l’attacco alla Siria e la corsa contro il tempo

«Tutti sanno che le guerre scaturiscono soltanto dai rapporti politici fra governi e fra popoli, ma abitualmente le cose vengono presentate in modo da far credere che, all’inizio della guerra, questi rapporti cessino e sorga una situazione assolutamente diversa, sottoposta soltanto a leggi sue proprie. Noi al contrario, affermiamo che la guerra non è altro che la continuazione dei rapporti politici con l’intervento di altri mezzi»

Karl von Clausewitz , Sulla guerra

Arsenico e vecchi merletti

Ormai sembra essere solo questione di ore e la battaglia per il “corridoio di Damasco” avrà inizio. Il pretesto, il presunto uso di armi chimiche da parte del Governo di Damasco, appare ancora più forzato di quello, rivelatosi velocemente una bufala dalle dimensioni colossali, utilizzato a suo tempo per “legittimare” l’attacco a Bagdad. Nessun Governo, infatti, è tanto folle da utilizzare, in uno scenario di guerra che ha su di se puntati gli occhi del mondo intero, armi non convenzionali quali i gas e ciò da quando tale “escamotage”, a partire dalla Conferenza di Ginervra del 1925, è stato messo al bando dall’intera comunità internazionale. Certo, l’uso di armi non convenzionali al fine di risolvere una qualche “bagatella” locale è sempre possibile ma, questo il punto, la dimensione del conflitto siriano è tutto tranne che un modesto affare interno.

La lobby sionista adesso tifa per Renzi

Negli ultimi giorni, sui forum e siti considerati vicini ai settori più sionisti delle comunità ebraiche italiane, la campagna elettorale ha virato in maniera netta a favore di Matteo Renzi. Cade così un velo inquietante: "Se non lo fai per l'Italia fallo per Israele".

Matteo Renzi nei giorni scorsi aveva detto testualmente: “Talvolta Israele eccede nella difesa, e dobbiamo dirlo, ma è tempo che la sinistra pronunci parole inequivocabili sul diritto di Israele di ivere senza minacce”. E poi aveva rincarato la dose: "Io non sono così sicuro che bisogna per forza votare sì (sul riconoscimento ONU della Palestina). Non è solo il governo italiano a mostrarsi titubante, lo sono anche gli inglesi ed altri…. Non sono d’accordo con Bersani sul fatto che la centralità di tutto sia il conflitto israelo-palestinese. Il problema è generale di tutta l’area del Medio Oriente. E al centro c’è l’Iran. Dobbiamo noi Europa per primi ascoltare il grido di dolore delle ragazze di Teherhan. Se non risolviamo lì, non risolviamo il conflitto israelo-palestinese. A Gaza cosa c’è scritto, infatti? ‘Grazie Teheran’. L’Europa non deve lasciare la questione Iran soltanto agli Usa: è quella la madre di tutta le battaglie nel Medio Oriente". Questo aperto sostegno di Renzi agli interessi strategici di Israele sta producendo alcuni effetti in quella che nel nostro paese possiamo considerare come la lobby sionista, cosa diversa dalla o dalle comunità ebraiche.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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