Juliano Mer-Khamis

Freedom Theatre - Ogni pietra è una vita

Una testimonianza dal campo profughi di Jenin in Palestina. La storia di violenza e dolore che accompagna un grande progetto di rinascita civile ed umana attorno al "Freedom Theatre", nato, sull'esperienza del precedente "Teatro delle Pietre", dopo la seconda intifada per opera di Juliano Mer Kamis, assassinato il 4 aprile 2011. I recenti arresti del direttore artistico del teatro, Nabil Al-Ree, e di Zakariya Zubeidi, già leader di Al-Aqsa e collaboratore di Juliano Mer Kamis, riaprono prepotentemente una delle tante, troppe ferite nel corpo della Palestina.

Ho incontrato le donne e gli uomini del Freedom Theatre nel campo profughi di Jenin circa un anno fa, nel luglio del 2011. Quando si viaggia verso un luogo che non è solo un puntino sulla carta geografica della Cisgiordania perché ha un nome carico di emozioni, immagini, speranze e dolore, si cerca di superare i ricordi per aprire la mente alla realtà, quella che c'è ora, e che è sempre diversa e più complessa dell'immaginario costituito da un collage di notizie, racconti e immagini filtrati da sentimenti nostri ed altrui.

Intervista a Micaela Miranda: "Come l'arte può lottare contro le armi"

La storia del Freedom Theatre è una storia di speranza e tragedia. Un film all'interno di una fabbrica di film. Un'oasi di libertà in un paese che purtroppo non è libero.

Lo scorso anno è stato ucciso Juliano Mer, che ha ricostruito il Freedom Theatre a Jenin, in Palestina. Ha seguito le orme di sua madre, Arna Mer, la prima a fondare il teatro, distrutto durante la Prima Intifada. Gli studenti "figli" di Arna sono morti combattendo l'occupazione israeliana. Suo figlio Juliano ha diretto un film bellissimo chiamato Arna's Children (i bambini di Arna), che documenta le origini della scuola. La loro ideologia è ben definita: la rivoluzione attraverso l'arte.

Ma l'omicidio di Juliano ha instillato paura nella comunità di Jenin: gli abitanti hanno cominciato a guardare con sospetto l'idea di mandare i propri figli alla scuola di teatro, l'unico posto in cui possono vivere in libertà, l'unico in cui le loro vite recuperano la dignità e la speranza, dove si ritrovano i sogni rubati.

Napoli Teatro Festival omaggia Israele? Qualche ragione per dire no!

Quest’anno, per la sua 5° edizione, il Napoli Teatro Festival avrà una sezione dedicata ad Israele, che si aprirà con il concerto di inaugurazione al San Carlo della nota cantante Noa per poi proseguire con una serie di spettacoli di compagnie di danza israeliane.

Da sempre certi intellettuali, artisti, enti ed istituzioni sono implicati nel processo di costruzione e di accurata propaganda di un'immagine dello stato d'Israele come di una democrazia modello, pluralista, accogliente, tollerante.

La cosiddetta cultura "neutra", o “equidistante”, è il perno su cui ruota l'elaborazione di una narrazione ideologica che si adopera alla messa a punto di termini che rendano accettabile, normalizzato, uno stato di cose palesemente eccezionale:  i palestinesi vivono sulla loro pelle un'occupazione iniziata ormai 64 anni fa, politiche di apartheid [1], espulsione, pulizia etnica [2].

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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