Libano

Guerre in Siria, Iraq e Palestina: ecco perché la religione non c’entra

Dalla Siria all'Iraq, dall'Afghanistan alla Palestina, passando per il Libano e i tumulti sull'altra sponda del Mediterraneo: il discorso confessionale ha oscurato le cause socio-economiche dei movimenti di protesta fornendo ai regimi autoritari il pretesto per presentarsi come garanti dell’unità nazionale.

Dall’inizio dei movimenti di contestazione nel mondo arabo, che hanno rovesciato regimi pluridecennali in apparenza incrollabili e rimesso in discussione gli equilibri di potere nella regione, nei principali media e nei circoli degli esperti di politica estera si è affermata la tendenza a spiegare le cause delle proteste attraverso le lenti del confessionalismo, per cui i fattori che determinano la vita politica nel mondo arabo-musulmano sarebbero le tradizioni religiose nella loro irriducibile differenza. Il discorso confessionale ha oscurato le cause socio-economiche dei movimenti di protesta, mascherando le ambizioni regionali delle potenze straniere e fornendo ai regimi autoritari il pretesto per presentarsi come garanti dell’unità nazionale.

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Sionismo (ma non avete mai osato chiedere)

A proposito di bufale, tarallucci e vino... ovvero “una terra senza popolo per un popolo senza terra”

A 70 anni dall’occupazione della Palestina, progetto ordito a partire dagli ultimi anni del XIX secolo,
qualcosa appare chiara e vera per quanto, razionalmente, possa sembrare incredibile

La narrazione sionista ha attraversato circa 120 anni fondamentalmente in maniera impunita nonostante molte risoluzioni ONU lasciate cadere nel vuoto. Solo negli ultimi decenni, ad opera anche di molti autori ebrei, si è iniziato a svelare l’occupazione, le centinaia di villaggi distrutti e quella che poi correttamente è stata definita la pulizia etnica in Palestina. Ma occorre ribadire che queste verità faticano a superare la cortina fumogena fatta di censura da parte della stragrande maggioranza dei media mondiali, tutti sotto il pugno di ferro della narrazione sionista (in Italia i tre maggiori quotidiani quali La Stampa, Repubblica e Corriere della Sera sono nelle mani di altrettante dirigenze sioniste). I maggiori partiti di destra come di “sinistra” sono anch’essi al servizio del sionismo (recentemente Renzi segretario del PD e Presidente del Consiglio ha vergognosamente dichiarato che le nostre radici ed il nostro futuro sono in Israele, oltre ad essersi attorniato di persone con cittadinanza italo-israeliana), inoltre vi è una parte che vive sotto il ricatto dell’antisemitismo, lo spauracchio infelice e idiota con cui spesso sparano addosso a chiunque denunci semplicemente i crimini contro l’umanità che Israele commette tutti i giorni.

Paola Rivetti: libertà d’espressione accademica e BDS

Un'intervista molto ampia ed interessante su vari temi, tra cui il movimento BDS, l'engagement accademico per la giustizia e la libertà d’espressione accademica, soprattutto quando si tratta del diritto alla critica contro lo Stato sionista di Israele.

Paola Rivetti lavora come ricercatrice e insegna alla Dublin City University a Dublino, Irlanda. Tra i suoi interessi di ricerca, vi sono lo studio delle dinamiche di governo e disciplinamento del dissenso in Medio Oriente e l'analisi della trasformazione dello stato. Paola e' coinvolta in un progetto europeo che studia il cambiamento culturale e valoriale tra i giovani in cinque paesi mediorientali e ha ricevuto una borsa dell'Irish Research Council per studiare le mobilitazioni e i cicli di protesta in Iran a partire dagli ani Novanta. E' attualmente segretaria nazionale della Societa' per gli studi mediorientali italiana. Ha pubblicato su numerose riviste italiane e internazionali e ha curato 'Continuity and change before and after the Arab uprisings. Morocco, Tunisia and Egypt' (Routledge, 2015) con Rosita Di Peri.

Campagna di supporto al Palestinian Youth Center del campo rifugiati in Libano

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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