Lotta di classe

AL FIANCO DEL FRONTE POPOLARE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA E DELLA SINISTRA ANTISIONISTA E ANTIMPERIALISTA!

Alle prime ore del giorno nella Palestina Occupata e amministrata dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) è stata effettuata una gigantesca retata contro militanti e simpatizzanti della sinistra rivoluzionaria palestinese del FPLP. Un’operazione condotta dai servizi di sicurezza israeliani (Shin Bet), non casuale e in linea con il dichiarato intento di Annessione di quella porzione di Palestina direttamente allo Stato israeliano, assecondata dal gigante sionista statunitense.

Un’ondata repressiva che colpisce la più importante organizzazione della sinistra, marxista, del movimento di Resistenza all’Occupazione, al Colonialismo e all’Apartheid israeliano: il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Con il chiaro obiettivo di smantellare una delle poche reti di Resistenza ancora presenti nella Cisgiordania amministrata dall’ANP, sottoposta al Tallone di Ferro dell’Occupazione sionista tramite le famigerate collaborazioni di sicurezza tra le forze colonialiste e gli apparati polizieschi della stessa ANP - che come Fronte Palestina denunciamo da molto tempo - senza di cui non sarebbe stata possibile la retata odierna. Un collaborazionismo con l’Occupazione e il Colonialismo che dopo il totale fallimento degli Accordi di Oslo, l’annessione di Gerusalemme e quella paventata delle colonie sioniste nella West Bank da parte dello Stato “ebraico”, trova solo nella borghesia compradora palestinese e nel suo servilismo accattone, l’unica ragion d’essere.

Sulla guerra, il Rojava e noi. Per trasformare la solidarietà in lotta internazionalista!

La guerra, l’attacco alla Siria, l’imperialismo. Cosa ci dice e come combatterla anche a casa nostra.Il no alla guerra, la resistenza, la rivoluzione del Rojava. Perché ci riguarda e perché sostenerla; sulla pratica della solidarietà internazionale dentro il ventre della Fortezza Europa. "Alla guerra!”, crisi attuale, la tendenza alla guerra e come sabotarla e disertarla.

Bombe, carri armati, immagini strazianti di ospedali attaccati, carovane di sfollati, edizioni speciali in tv e prime pagine dei giornali. E’ tornata “la guerra”. Sarebbe più corretto dire che non se ne è mai andata, ma senza dubbio l’escalation delle ultime tre settimane ha dato un’accelerata senza precedenti anche per quel sanguinoso e infinito conflitto che è in corso in Siria. Guerra vera e propria, così come si è strutturata subito dopo la degenerazione delle prime proteste contro la presidenza Assad e che dura dalla primavera del 2011, la cosiddetta “Primavera araba”, quando in tutta l’area mediorientale e nordafricana si svilupparono movimenti e rivolte popolari con aspirazioni, il più delle volte, represse.

I cileni palestinesizzati si ribellano contro il loro governo “israelizzato”

Guardando il presidente cileno Sebastián Pinera reprimere brutalmente i manifestanti nella capitale Santiago, comincio a ricordare le riflessioni degli attivisti israeliani e dell’autore Jeff Halper. Nel suo libro del 2015, “War Against the People”, l’ex direttore del Israel Committee Against House Demolitions, ha suggerito che le persone in tutto il mondo che esercitano il loro diritto democratico di sfidare il malgoverno dei loro paesi stavano diventando “palestinesizzati” e i governanti stavano diventando ” Israelizzati”.

La tesi di Halper, che ora sembra più rilevante che mai, dato che tante popolazioni inquiete nei continenti mettono in discussione le politiche dei loro governi, ha avanzato l’idea che il nostro pianeta sia entrato in una fase di “emergenza permanente”. Secondo Halper, l’attuale sistema capitalista globale è in crisi. Milioni di persone sono deluse dalla politica e altri milioni subiscono continue violazioni dei loro diritti umani. La crescente disaffezione ha generato “movimenti transnazionali di contro-egemonia” nazionali e che rappresentano una nuova sfida per le élite e la classe dirigente.

Intervista a Walid Daqqa: “Gli accordi di Oslo hanno diviso i palestinesi”

Intervista a Walid Daqqa, prigioniero politico palestinese da 34 anni nelle carceri israeliane: “Gli accordi di Oslo hanno diviso i palestinesi, il nostro popolo processerà questo gruppo dirigente. Nelle prigioni israeliane stiamo subendo l’integralismo religioso ebraico la cui influenza è crescente tra i funzionari israeliani”.

Dopo tre decenni e quattro anni di prigione, come ricordi il giorno del tuo arresto?

La memoria è selettiva e l’oblio è una grazia. Per mantenere il proprio equilibrio, quando non sei capace di dimenticare occorre una seconda linea di difesa, si ricorre alla memoria selettiva. L’arresto è uno shock per la mente e per il corpo, è il momento in cui passi dalla libertà del corpo ad una vita dove il tuo corpo è controllato, incatenato, sequestrato e preso a calci dal tuo carceriere. In quel momento la mia mente, e forse la mia anima, stava guardando da fuori questo corpo catturato come se fosse il corpo di un’altra persona, o forse la mia mente si era rassegnata con fredda razionalità mentale a non sentirsi più responsabile di quel corpo disteso incatenato a bordo della jeep. Qualunque sforzo mentale, infatti, non avrebbe potuto evitare il dolore che i carcerieri avrebbero recato a quel corpo.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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