Lotta di classe

Gerusalemme: una Pasqua di provocazioni sioniste e di sangue – nel silenzio generale

Nelle scorse settimane Gerusalemme, e la moschea di al-Aqsa in particolare, sono state il luogo di una catena di provocazioni anti-palestinesi e anti-islamiche da parte delle autorità dello stato di Israele e delle organizzazioni dei coloni. Sono prove di forza che schiacceranno per sempre le masse palestinesi e le indurranno alla resa? Assolutamente no. Come scriviamo nelle conclusioni: è da settantaquattro anni, dalla Nakba (1948), che i Palestinesi resistono. Invitti. Questa è la prova storica che la politica colonialista e razzista di Israele, fondata sulle espropriazioni senza fine, sulle discriminazioni da apartheid (che colpiscono anche una parte della stessa popolazione ebraica immigrata dal Corno d’Africa), su una repressione sistematica e spietata dotata delle tecnologie di avanguardia, non è in grado di piegare la resistenza palestinese che, come l’araba fenice, rinasce periodicamente dalle proprie ceneri. (Red.)

Una settimana di raid

Quella che è andata in scena presso la moschea di al-Aqsa nei giorni scorsi è stata la ripetizione di un medesimo tragico copione, che non è certo una novità nel quadro della persecuzione palestinese in Israele e nei Territori Occupati, ma ne rappresenta uno dei picchi più drammatici degli ultimi tempi.

Settimana di azione per la liberazione di Ahmad Sa'adat e tutti i prigionieri palestinesi

Il 5 gennaio 2022, prima dell'alba, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella casa del leader palestinese detenuto Ahmad Sa'adat a Ramallah, rovistando tra le sue carte personali e scattando foto della casa. Ahmad Sa'adat è il segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, incarcerato dal 2006 da Israele (e dal 2002 dall'Autorità Palestinese) per la sua leadership nel movimento di liberazione della Palestina.

Palestina: l’assassinio di Nizar Banat e la rivolta contro Abu Mazen

Dal 24 giugno al 4 luglio le città di Al-Quds (Gerusalemme), El Khalil (Hebron) e Ramallah sono state percorse e scosse da manifestazioni di protesta contro l’assassinio di Nizar Banat ad opera dei corpi speciali dell’Anp di Abu Mazen, nelle quali è stato riproposto lo slogan delle grandi sollevazione arabe del biennio 2011-2012: il popolo vuole la caduta del regime – il regime in questione è, stavolta, la screditatissima “autorità nazionale palestinese” che risiede a Ramallah e fa capo ad Abu Mazen, legata con mille fili ad Israele e alle potenze occidentali. Gli altri slogan ripetuti erano “Lascia Abbas!” (Mahmoud Abbas è Abu Mazen) e “Nizar è il popolo, e il popolo non muore“.

LA MONTAGNA PROLETARIA E IL SORCIO BORGHESE – Per uno sciopero internazionalista in Palestina e in tutto il Medio Oriente

Il 18 maggio è stato proclamato uno sciopero generale dei lavoratori palestinesi in tutto il territorio della Palestina pre-1948, “dal Giordano al mare”, quindi dalla Cisgiordania e dalla striscia di Gaza comprendendo il territorio dello Stato di Israele. Lo sciopero ha dunque coinvolto anche i lavoratori arabi con cittadinanza israeliana.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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