Marwan Barghouti

Palestina: la sottostimata sinistra studentesca

Il mese scorso, gli studenti delle università della West Bank occupata da Israele hanno espresso il loro voto per gli organi studenteschi.


Palestinian students celebrate during their graduation ceremony at Birzeit University
near the West Bank city of Ramallah, as some 3000 students received their degrees
at the end of the academic year on 19 May 2012. (Photo: AFP - Abbas Momani)

A differenza delle elezioni equivalenti presso le università di tutto il mondo, le elezioni studentesche palestinesi sono state a lungo oggetto di attenzione nazionale. In particolare l'Università Birzeit, che si trova nella città di Birzeit fuori Ramallah, è vista come un precursore degli sviluppi nell'ambito più ampio della scena politica palestinese. Nonostante un altro anno di marginalità elettorale, gli studenti di sinistra della Birzeit sono fiduciosi per il futuro.

Il nuovo governo israeliano

L’accordo tra il Likud di Benyamin Netanyahu e il partito Kadima con a capo Shaul Mofaz ha portato alla nascita del governo israeliano con la più ampia maggioranza parlamentare che lo Stato di Israele abbia avuto dalla sua auto-proclamazione, il 14 maggio 1948. Questo governo sembra quasi un esecutivo di emergenza nazionale.

La necessità di assicurarsi la possibilità di prendere decisioni senza dover rischiare crisi di governo è certamente alla base dell’accordo tra i due partiti che fino a poco tempo fa erano nemici l’uno dell’altro.

In Italia ormai da molto tempo le vicende che riguardano il Medio Oriente e in particolare la Palestina non hanno molto spazio sui giornali e sugli altri mass media. L’attenzione è tutta concentrata sulla situazione siriana. Con la nascita del nuovo governo israeliano si è tornati a parlare, per l’ennesima volta, dell’eventualità che questa svolta rappresenti l’occasione per un accordo con i palestinesi.

Migliaia di prigionieri palestinesi in sciopero della fame e nessuno ne parla: spezziamo il silenzio!

E’ dal 17 aprile, Giornata dei Prigionieri Palestinesi, che nelle carceri israeliane migliaia di detenuti palestinesi digiunano per protestare contro il regime disumano cui sono sottoposti.

Sono circa 6.000 i prigionieri palestinesi detenuti in 17 carceri, compresi donne e bambini. 330 sono trattenuti in detenzione amministrativa senza che siano state avviate accuse formali contro di loro. La detenzione amministrativa può durare anche anni e può essere prorogata da una corte militare, senza che ci sia possibilità di appello. E’ superfluo ricordare come un simile regime carcerario violi tutti i trattati internazionali per i diritti umani. Tra i detenuti palestinesi, 28 sono membri eletti del Parlamento, tra cui tre ex ministri. Vi sono anche Marwan Barghouti, leader di Al Fatah, condannato a più di cinque ergastoli, e Ahmad Sa’adat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, condannato a 30 anni. Ad oggi metà dei prigionieri è entrato in sciopero.

Report della “Palestinian prisoner's day” a Milano

Ieri, 17 aprile, in occasione della giornata dei prigionieri palestinesi, una delegazione formata da circa 50 attivisti, si è radunata davanti alla sede della Croce Rossa Internazionale di Milano per chiedere che l'istituzione si attivi a difesa dei detenuti palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane, quotidianamente sottoposti a torture fisiche e psicologiche in violazione di ogni diritto umano.

La sede della Croce Rossa era chiusa, ci si augura per motivi differenti dalla preannunciata presenza degli attivisti. Il dubbio resta, quantomeno per l'atteggiamento di questa istituzione che, come la maggior parte, di fronte ad Israele usa due pesi e due misure: mentre infatti si era energicamente spesa per la liberazione del soldato sionista Shalit, detenuto da Hamas, anche a seguito del nostro primo sollecito perché si attivasse a sostegno del detenuto Khader Adnan in sciopero della fame, non si è mossa in difesa dei diritti dei prigionieri palestinesi, nonostante sia un suo dovere.

Impossibilitati ad entrare nella Croce Rossa per consegnare al direttore un dossier sulla condizione dei minori palestinesi detenuti, i circa cinquanta attivisti si sono spostati davanti alla sede della Rai, dove hanno letto un comunicato, alcuni estratti della lettera di Khader Adnan e alcune parti di un'intervista a Marwan Barghouti, intervallando le letture con inni come “Free Palestine!” e “Boycott Israel!”.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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