Medioriente

CONTRO L’ATTACCO TURCO-NATO ALLA SIRIA!

Ennesima aggressione imperialista alla Siria, stavolta camuffata da scontro tra turchi e curdi. In realtà dietro questa aggressione si cela la volontà di dare continuità allo smembramento dell’integrità territoriale siriana, alla sua indipendenza e al diritto sovrano di chi ci vive di autodeterminarsi e decidere sul proprio futuro.

Le condizioni di questo attacco da parte dell’esercito turco, membro permanente e secondo esercito della NATO contro i territori siriani amministrati dalle SDF. Gli alleati NATO, uniti nella volontà di smembrare la Siria, ma divisi sulle differenti porzioni di torta, sono arrivati al punto di combattersi tra di loro, producendosi nel macabro scenario della spartizione manu militari di un paese, la Siria, non in linea con gli interessi imperialisti occidentali.

Comunicato del FPLP sulla situazione in Siria

Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) condanna fermamente l'invasione turca del territorio siriano dal confine nord della Siria. Avevamo avvertito che si sarebbe arrivati a un tentativo di occupazione, alla luce delle ambizioni turche nel territorio siriano, che non sono cessate da quando Alessandretta (Iskenderun) è stata annessa alla Turchia nel 1939.

Il FPLP ritiene che questa invasione militare coordinata con l'amministrazione statunitense non sia isolata dagli obiettivi che stavano e stanno dietro il sostegno delle forze terroristiche in Siria da parte di questi due paesi e di molti altri, al fine di indebolire lo stato nazionale siriano e danneggiarne il ruolo, la sovranità, l'integrità territoriale attraverso l'istituzione di cantoni divisi per etnie e dottrine religiose.

La storia dell’occupazione della Palestina: decenni di spargimenti di sangue, colonizzazione violenta ed espulsioni dei palestinesi

Molti parlano dell’occupazione della Palestina a partire dal 1967, ma Jonathan Cook, su l'Internazionale (13.09.2019) ci porta a conoscenza che tutto comincia nell’ottocento, che furono i sionisti cristiani occidentali a favorire la nascita di Israele e che oggi contano su Donald Trump per difendere il loro progetto.

Vi proponiamo l’intero articolo:

71 anni di crimini feroci contro il popolo palestinese

“Vi chiedo di rimanere gli stessi
per quelli che sono in esilio e quelli che sono rimasti.
Il tempo passa e se tornassi a casa mia
La dipingerei di hennè per i miei cari”

(Canzone palestinese)

La gente chiama “la catastrofe, la creazione di Israele, il 15 maggio 1948. Commemoriamo la Nakba del 1948 (in arabo catastrofe) rimarcando con forza il Diritto al Ritorno per ogni palestinese che voglia ritornare nella propria terra, perché è la speranza del ritorno ciò che ha permesso alle masse dei rifugiati di resistere alla propria crisi d'identità ed è quella che mantiene la determinazione alla lotta e al sacrificio.

Sono trascorsi 71 anni da quei giorni sanguinosi del 1948 ma i tragici avvenimenti di allora segnano ancora la vita di milioni di palestinesi. Per noi ricordare la Nakba non è solo una ricorrenza per onorare le vittime, commemorare la Nakba significa anche sostenere oggi la Resistenza e l'unità di tutto il popolo palestinese, della Cisgiordania, di Gaza, di Gerusalemme, dei territori del '48 e della diaspora, ma significa anche ricordare i prigionieri, poiché la loro liberazione rappresenta uno dei punti cardine su cui si uniscono le forze della Resistenza. Il popolo palestinese seppe presto alzarsi e combattere per riprendere ciò che gli era stato sottratto con la forza.

Ma la pulizia etnica fu progettata ed attuata a partire dal Congresso Sionista Mondiale tenutosi a Basilea nel 1897, durante il quale fu proposta per la prima volta l’idea di costituire uno Stato in Palestina. I rabbini di Vienna inviarono due loro rappresentanti per verificare se il paese fosse adatto a questa impresa; le due persone sintetizzarono il risultato delle loro esplorazioni in questo telegramma: “la sposa è bella, ma sposata a un altro uomo”. Con disappunto avevano scoperto che la Palestina, sebbene avesse tutti i requisiti per diventare lo Stato ebraico che i sionisti desideravano, non era, come lo scrittore Israel Zangwill ebbe più tardi ad affermare, “una terra senza un popolo per un popolo senza terra”.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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