Mossad

Il sostegno al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni non è antisemitismo

Il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), una crescente iniziativa palestinese che va ad attaccare le relazioni istituzionali con le colonie illegali israeliane, ha guadagnato molta popolarità. In Australia, il movimento è cresciuto lentamente, dato che Israele continua a sottrarsi alla legislazione internazionale, ed ora sta affrontando una delle sue più grandi sfide agli occhi dell’opinione pubblica.

Shurat HaDin – Centro Legale di Israele (ILC) è un’organizzazione israeliana che si proclama essere un’associazione civile per “combattere a favore dei diritti delle centinaia di persone vittime del terrorismo”. In questi giorni ha portato Jake Lynch [in foto], direttore del Centro per la Pace e per gli Studi dei Conflitti (CPACS), davanti la Corte Federale australiana. Secondo ILC, Lynch avrebbe infranto il decreto contro la discriminazione razziale del 1975 rifiutandosi di sponsorizzare la candidatura del suo collega israeliano Dan Avnon. Lynch e il CPACS aderiscono al movimento BDS, e poichè Avnon lavora alla Hebrew University of Jerusalem - un centro culturale chiave preso di mira dal BDS [1] per via della sua cosiddetta complicità con le colonie illegali – Lynch aveva declinato di essere nominato come suo referente.

A venti anni dagli accordi di Oslo riprende la farsa dei negoziati israelo-palestinesi

ISM-Italia - Comunicato stampa

Il 13 settembre 1993, nel prato sud della Casa Bianca, furono firmati gli Accordi di Oslo, con Bill Clinton ridotto a fare la parte di maestro di cerimonia. Gli accordi, infatti, erano stati negoziati e siglati in gran segreto a Oslo senza coinvolgere gli USA.

20 agosto 2013

“Storica” venne definita, naturalmente, la stretta di mano tra il primo ministro Yitzhak Rabin (che goffamente manifestò tutto il suo imbarazzo) e il presidente Yasser Arafat.

Gli accordi erano composti da due parti:

  • il mutuo riconoscimento tra Israele e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP);
  • una dichiarazione di principi che prevedeva un periodo di transizione di cinque anni senza chiari impegni da parte israeliana sulla natura dell'accordo definitivo.

L'accordo definitivo non è mai stato raggiunto, la transizione prosegue e il tutto si è trasformato nella cosiddetta industria del processo di pace, interessata solo al “processo”, ma dimentica della “pace”.

Oltre 150 realtà da tutto il mondo solidali con le attiviste e gli attivisti BDS sotto processo in Francia

Come oltre 150 organizzazioni di solidarietà con la Palestina e per la giustizia sociale di tutto il mondo, siamo solidali con le attiviste e gli attivisti francesi che si battono per i diritti dei palestinesi e che stanno affrontando azioni legali e repressione per aver partecipato a manifestazioni che chiedevano il boicottaggio di Israele.

Le attiviste e gli attivisti francesi hanno dovuto far fronte ad accuse penali per la loro attività di solidarietà sin dal 2009. Nonostante una precedente sentenza sostenga che il boicottaggio non è illegale e dovrebbe essere consentito, come parte del diritto alla libertà di espressione, tre attivisti sono stati processati all'inizio di questo mese a Perpignan, altri sette saranno in tribunale il 27 giugno ad Alencon e altri processi si svolgeranno entro la fine dell'anno.

Superimperialismo e democrazia totalitaria

In questo intervento cercherò di fissare alcune basi teoriche riguardanti lo studio del (neo)imperialismo. Partirò, quindi, dalla analisi classica leninista, mettendo poi a fuoco le nuove forme di sfruttamento capitalistico.

Lenin spiegò (in polemica con Rosa Luxemburg e Bukarin) che «Monopoli, oligarchia, tendenza al dominio anziché alla libertà, sfruttamento di un numero sempre maggiore di nazioni piccole e deboli per opera di un numero sempre maggiore di nazioni più ricche o potenti: sono le caratteristiche dell'imperialismo, che ne fanno un capitalismo parassitario e putrescente». (Lenin, Imperialismo, Ed. Lotta Comunista)

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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