Muro

Intervista a Roger Waters: il muro dell'apartheid israeliano è 100 volte più raccapricciante di quello di Berlino

L'Istituto per la Conoscenza del Medio Oriente ha pubblicato la traduzione di un'intervista in ebraico fatta a Roger Waters apparsa il 18 Settembre 2013 sul giornale israeliano Yedioth Ahronoth.

Roger Waters è diventato una figura molto controversa in Israele per il suo solido sostegno al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). Nell'intervista che segue difende le sue posizioni sull'uso del termine apartheid per descrivere l'occupazione israeliana, afferma che incolpare i palestinesi per questo conflitto è come dare la colpo di uno stupro a chi l'ha subito e che il muro di separazione israeliano è cento volte più raccapricciante del muro di Berlino.

Muri in costruzione su tutti i lati della Fortezza Israele

Gerusalemme (IPS) – Mentre Israele continua a costruire muri e barriere, gli analisti sostengono che le politiche isolazioniste del paese e la riluttanza a trattare con i palestinesi e con gli altri vicini arabi, se non con la forza, lo predestinano alla catastrofe.

“Da un lato chiudiamo dietro un muro i palestinesi, ma, dall’altro, se si guardasse da fuori come si fosse una sorta di zoom e si osservasse il Medio Oriente, si vedrebbe che ad essere murato dentro è proprio Israele. E’ questa isola che sta perdendo ogni contatto con i suoi vicini”, ha dichiarato il docente universitario e scrittore israeliano Neve Gordon. Il muro di Israele nella West Bank, alto otto metri, è ora al suo decimo anno di costruzione. A partire dall’aprile 2012, erano stati completati 434 km di muro, ovvero quasi il 62 % della sua lunghezza totale.

Il muro che ci separa

Zochrot è un’ong che vuole far conoscere la Nakba (catastrofe) agli israeliani. È una missione difficile, perché la maggior parte degli israeliani preferisce dimenticare l’espulsione di massa dei palestinesi nel 1948. In ebraico Zochrot significa “ricordando”, con un uso grammaticalmente sovversivo della forma del verbo al femminile anziché al maschile. L’organizzazione sostiene il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi e la convivenza con gli israeliani in un unico stato. Organizza visite ai villaggi palestinesi rasi al suolo, mostre e proteste. In questo modo è riuscita ad aprire qualche crepa nel muro dell’indifferenza.

Qalqilyia: Checkpoint per i lavoratori

Ciò che divide gli abitanti di Qalqilyia dal loro lavoro e dalla terra sul lato opposto del muro di separazione non è nemmeno un posto di blocco; le autorità israeliane lo chiamano "incrocio", un cancello sotto il controllo militare e riservato a pochissimi palestinesi in possesso di un permesso per lavorare in Israele.


Lavoratori palestinesi che attraversano Eyal in Qalqilyia (Foto: Emma Mancini, AIC)

Questo è il punto d'incrocio di Eyal: ogni giorno circa 5.000 lavoratori palestinesi, da tutto il nord della West Bank, da Tulkarem a Jenin, sono tenuti ad attraversarlo. Il checkpoint si apre alle 5 del mattino e chiude alle 5 di sera. Le code interminabili per passare i controlli di sicurezza israeliani si formano ben prima dell'alba.

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